Pillole di Eunomia

Tra vecchie e nuove cause della devianza, anche la mancanza di anticorpi e di un “pizzico” di omeopatia – di Claudio Mariani

Pubblicato su www.criminologi.com il 17/10/2017

L’origine del crimine coincide presumibilmente con l’origine stessa del genere umano e altrettanto presumibilmente solo con la sua estinzione cesseranno le azioni criminose; obiettivo di una organizzazione civile è individuare valori condivisi e diffondere la cultura del rispetto e della collaborazione al fine di garantire una convivenza il più possibile sicura e solidale.

Lo studio delle azioni contrarie ai valori della cultura dominante è di fatto uno dei campi di ricerca più attivi delle scienze criminologiche, ma è necessario svincolarsi da rigidi schemi didattici o metodologie stereotipate per riconoscere e comprendere anche le nuove dinamiche della devianza.

Fattori predisponenti bio-antropologici, psicosociali e socioculturali non sono più sufficienti per diagnosticare la criminogenesi e al ritardo della diagnosi consegue un ritardo delle terapie con tutte le inevitabili conseguenze; in realtà si stanno affermando nuove forme di accettazione sociale e di coscienza collettiva che non costituiscono di per sé uninfrazione della norma ma indeboliscono di fatto il sistema immunitario di una comunità organizzata: già camminando per le strade delle nostre città assistiamo a scene di quotidiana indifferenza, volgarità, inumanità, davanti alle quali non proviamo più un vero e proprio turbamento ma al massimo un certo fastidio che tendiamo prontamente ad anestetizzare; del resto siamo spesso impotenti e le nostre vite sono troppo distratte da priorità personali, economiche ed egoiste che sono spesso inconciliabili con valori instabili quali la solidarietà e la condivisione.

In un contesto così confuso e ondivago i valori dell’onestà e della meritocrazia vengono sbandierati solo per fini demagogici e le nuove generazioni hanno ormai scoperto linganno; il mondo degli adulti continua a produrre contraddizioni ed esempi negativi, per cui si sdogana più facilmente la furbizia per sopravvivere o affermarsi in un mondo dove predomina la cultura della sopraffazione.

Diventa quindi socialmente accettabile la storica raccomandazione per cercare un lavoro o per ottenere un appalto e di lì a poco varcare la soglia del lecito diventa la logica prosecuzione del malcostume: oggi quindi non solo si corrompono fisicamente le persone con le mazzette o lo scambio di favori ma si corrompono anche le coscienze di coloro che rimangono potenzialmente estranei a queste dinamiche e che ne vengono semplicemente a conoscenza direttamente o indirettamente.

Questa deriva dilagante diventa pervasiva e nel tempo si afferma, si consolida, si alimenta e si perpetua!
Potremmo motivare questo rischio di contagio con la mancanza di anticorpi: un giardino dove sia esposto un divieto di calpestare le aiuole o l’antico invito delle presentatrici televisive ad abbassare il volume dopo una certa ora per non disturbare i vicini, sono oggi ricordi di un passato arcaico e senza più alcun collegamento con il mondo reale: l’importanza di tali inviti a nostro avviso non si limitava al messaggio in sé per sé, ma esprimeva l’opportunità di mettersi nei panni dell’altro, rappresentava un invito al rispetto per la natura e per il lavoro di chi si prende cura dell’aiuola o al rispetto per il riposo del vicino di casa.

L’anomia è spesso conseguenza di un programma educativo confuso: che cosa è consentito e cosa non lo è? Ma un progetto normativo non può partire da elevati concetti “universitari” e quindi dallo studio delle norme penali ma molto più semplicemente dalle basi “elementari” e quindi dalla consapevolezza del valore delle persone, del loro lavoro, delle loro cose, della loro vita . Ecco come ripristinare gli anticorpi!

E altrettanto terapeutiche possono essere le “piccole ingiustizie”: ricordo che rimasi malissimo quando un giorno la mia professoressa delle scuole medie mi mise un brutto voto e mi accusò di aver copiato il compito in classe dal mio compagno di banco visto che in realtà era avvenuto l’esatto contrario; in effetti mi confidai con i miei genitori e non solo non ci furono ricorsi in Tribunale ma neanche vennero a lamentarsi con la professoressa. Ebbene penso che anche le piccole ingiustizie possano insegnarci a tollerare qualche piccola frustrazione e da adulto infatti non mi è mai venuto in mente di aggredire qualcuno che mi avesse soffiato il parcheggio.

In conclusione sarà necessaria una riattivazione sociale che passi attraverso un più attento tirocinio educativo dove il bravo educatore, chiunque esso sia, genitore, insegnante, catechista, coach, psicologo, criminologo, ecc. riesca a mettere le persone nelle condizioni di pensare e soprattutto di pensare insieme!

Claudio Mariani
(Avvocato, Criminologo, Componente del Comitato Scientifico del Centro per gli Studi Criminologici, Direttore dell’Area Criminologia e Direttore del Dipartimento di Vittimologia e di Studi Penitenziari del CSC, docente nei master e negli altri corsi di formazione attivati dal Centro nelle materie sociologiche e criminologiche, Direttore del corso di Educazione al Diritto e Criminologia presso la C.C. di Viterbo)

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