Editoriale

Perché euNOMIKA?

Quando con la Direzione e la Presidenza del CSC abbiamo iniziato a parlare di una rivista, nessuno di noi immaginava davvero, nello specifico, come sarebbe stata, come si sarebbe chiamata e di cosa si sarebbe occupata. A dire il vero, qualche idea ce l’avevamo. Ma tradurre un’idea in fatti non è sempre facile.
Servono luoghi, fatti, persone, storie e circostanze uniche. O meglio, ideali.
La “nostra” rivista avrebbe dovuto raccogliere attorno al Centro i suoi più stretti collaboratori, i componenti del Comitato Scientifico e la miriade di professionisti che, a vario titolo, hanno collaborato e collaborano con noi, hanno frequentato i nostri corsi specializzandosi, o sono semplicemente dei nostri amici. La “nostra” rivista avrebbe avuto il compito di razionalizzare e di fare il punto su molte attività intellettuali e professionali che ruotano attorno al Centro, che al Centro vengono discusse e analizzate e che per vari motivi entrano, escono e lambiscono i nostri corsi, i seminari e le varie attività, formative, sociali e di ricerca. Senza ipocrisie, non posso non aggiungere che un Centro Studi che vanti accreditamenti e riconoscimenti come il “nostro” non può non dotarsi di una sua pubblicazione, che contribuisca a farlo conoscere, che attesti il merito di chi vi lavora e vi studia, che funga da delle nostre attività formative e culturali.

Il secondo problema che ci siamo posti era quello del nome.
Che nome dare alla rivista di un Centro che annovera, quali suoi core business , la criminologia, il diritto, la sociologia? Quale titolo dare ad un giornale in cui si possa parlare di diritti umani, di psicologia giuridica, di riabilitazione, di prevenzione e, ogni tanto, anche di questioni internazionali? In una città come Viterbo, non sarebbe stato possibile non attingere alla cultura classica. Per cui, pensando a quale divinità dell’antichità vigilasse e presidiasse il buon governo della legge, l’amministrazione della giustizia nella sua accezione più applicativa ed all’attività nomopoietica, abbiamo pensato alla dea “Eunomìa”, ossia proprio alla divinità della “buona legge”. Invocata quale dea “Disciplina” nel mondo romano, nel mondo greco era la divinità che presiedeva al buon uso delle leggi e della legislazione. Era figlia di Temi e Zeus e faceva parte delle Ore.
Temi era la personificazione dell’ordine universale, della giustizia e del diritto e per questo veniva invocata durante i giuramenti.
Zeus non necessita di presentazioni. Le Ore erano invece le custodi dell’Olimpo.
Oltre alla nostra Eunomìa, che presidiava la legalità, c’erano anche Diche, che curava la giustizia, ed Irene, che vigilava sulla pace.
Legalità, giustizia e pace. Quali migliori auspici per la rivista di un Centro studi che da questi sacri principi prende ispirazione? Aggiungiamo inoltre che la radice eu-, che fa pensare alle cose buone, ricorda ovviamente anche il nome del nostro continente, l’Europa.
E la cosa ci fa gioco, perché noi del CSC non nascondiamo la nostra vocazione europeista, e la nostra attenzione verso le tematiche internazionali, siano esse giuridiche o sociali.
In più, lo studio dell’amata lingua greca, che forse solo noi italiani − magari anche più degli stessi fratelli dell’Ellade – studiamo e pratichiamo, ci ha imposto di scegliere un sostantivo neutro e plurale: tà eunòmika, ossia le cose proprie delle buone leggi.
Anche perché “noi”, non solo metaforicamente, annoveriamo la neutralità ed il pluralismo quali nostri valori fondanti. Da questa rivista ci aspettiamo tanto, perché molti si aspettano tanto da noi.
Il nostro obiettivo è quello di coprire ogni aspetto delle scienze giuridiche e sociali che costituiscono le materie principali dei nostri campi di studio. Non solo diritto penale e criminologia, quindi.
Ma tutto ciò che attiene al vivere civile, alla salute, alla mente, ai fenomeni culturali, all’evoluzione dottrinale e giurisprudenziale, alla geopolitica, alla giustizia. Insomma: di tutto un po’, ma con rigoroso metodo scientifico, attraverso lo studio attento delle fonti; ben guardandosi dal prendere posizioni politiche, ma senza dimenticare che chi studia non è avulso dal mondo circostante, bensì ne fa parte e dovrebbe con la sua opera modificarlo, possibilmente in meglio.

Muovendo i primi passi, prevediamo quindi articoli sicuramente corposi, ma di indubbio interesse, per un pubblico curioso ma esigente e desideroso di approfondire. Nostra guida saranno lo studio e la passione, non la mera ricerca del clamore.
Prevediamo anche interventi qualificati, randomici, di personalità del mondo del diritto, della criminologia e della psicologia o del mondo delle Istituzioni.
Ospiteremo anche i contributi di esponenti di Centri Studi ed Enti accademici che condividono il nostro modo di fare ricerca, di studiare e di scrivere.
Il “nostro” personale ringraziamento, come Centro Studi, va in primis agli autori, che per primi contribuiranno ad accrescere la qualità culturale della nostra rivista e, con essa, del nostro Centro.
Sin da subito abbiamo scelto professionisti di prim’ordine, affermati nei propri specifici settori di competenza, e dal curriculum di indubbio spessore umano, accademico, professionale.
Il cuore pulsante della rivista sono e saranno loro, siano o meno appartenenti al corpo docente del CSC.
Il “mio” personale ringraziamento va, invece, al Presidente del CSC Marcello Cevoli, al Comitato Scientifico del Centro ed al suo Presidente Rita Giorgi, per avermi affidato questo incarico, che ho accettato con slancio ed entusiasmo, pur nella convinzione di non esserne degno ed all’altezza.
E allora, che Eunomìa sia con noi, in questo cammino per studiare e migliorare la legalità, la pace e la giustizia.
Evviva il CSC! Evviva euNOMIKA!

Categories: Editoriale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *