Intelligence

SPI – Social Prison Intelligence

Premessa

Sappiamo che con il termine intelligence ci si può riferire ad una raccolta ed alla successiva analisi di dati, dalla cui elaborazione vengono ricavate informazioni utili ad un processo decisionale, nonchè alla prevenzione di attività destabilizzanti di qualsiasi natura.

Nell’ambito penitenziario questa disciplina si colloca utilmente per un idoneo trattamento penitenziario, per il contenimento di pregiudizi per la sicurezza interna di un carcere e per la prevenzione di attività criminose sul territorio.

Lo sviluppo di nuove forme di professionalità preparate per le attività info-investigative, unite alle nuove tecnologie digitali basate sul sulla modellazione predittiva, sull’apprendimento automatico, sul data mining(1), sul risk assessment e sulla indicizzazione, possono risultare dei punti di forza fondamentali per una migliore gestione penitenziaria e per il contrasto di attività criminali, quali strategie sicuramente in linea con il cammino dell’efficienza sistemica del modello di sicurezza di ciascun paese.

(1) l’insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l’estrazione di informazioni utili da grandi quantità di dati da database attraverso metodi automatici o semi-automatici 

Con il termine info-investigativo non vi è alcun riferimento all’attività di indagine, strictu sensu, posto che, come noto, la linea di discrimine tra una attività informativa e una attività di indagine è la commissione di un reato.

Trasponendo l’esperienza della business intelligence in questa nuova metodologia di analisi, denominata social prison intelligence (di seguito SPI), l’obiettivo di questo progetto sarà la creazione di una piattaforma social che aggreghi dati strutturati, provenienti da fonti interne operazionali (DBMS) come il DataBase SIAP – AFIS(2), ed esterne (quali ad esempio le fonti aperte), adattati tramite strumenti di trasformazione dei dati di tipo ETL(3); il tutto con la finalità di eseguire l’attività informativa e per fornire ausilio nei processi decisionali di gestione penitenziaria.

(2) SIAP – AFIS: Sistema Informatico Amministrazione Penitenziaria – Automated Fingerprints Identification System. Banca dati Anagrafica Penitenziaria contenente tutte le informazioni riguardanti la detenzione del soggetto detenuto, integrati con l’acquisizione digitale delle impronte e delle foto. Opera in collegamento con l’analogo servizio del Ministero dell’Interno – Formato: DBMS DB2 – Fonte: http://basidati.agid.gov.it/catalogo/bd?code=159259SIAP/AFISidenticatore: m_dg|Anagpenitenziaria

(3) Extract, Transform, Load (ETL) è un’espressione che si riferisce al processo di estrazione, trasformazione e caricamento dei dati in un sistema di sintesi come un data warehouse

Punto di partenza, in questa nuovo approccio, dovrà essere il soggetto detenuto, con la sua storia criminale, con tutti i suoi aspetti personologici e relazionali, sia all’interno del carcere che nella sua proiezione all’esterno (rapporti con la famiglia, con la società esterna, con il suo sodalizio criminale, etc.), sino ad arrivare allo studio della fenomenologia criminale.

I vantaggi e gli aspetti qualificanti del sistema sarebbero costituiti da un potenziamento degli strumenti di supporto alle decisioni e per la programmazione degli interventi in ambito penitenziario.

Ulteriore valore aggiunto è la possibilità di creare uno standard per le procedure di gestione e di analisi in ambito penitenziario internazionale così da diventare, un modello per le attività trattamentali dei detenuti e per le attività di osservazione ed intelligence penitenziaria.

Ciascuna piattaforma sarebbe autonoma e alimentata delle informazioni dei database per la gestione penitenziaria dei singoli paesi(4); tuttavia, le varie autorità penitenziarie, ferme restando le specificità dei singoli ordinamenti penitenziari, dei rispettivi impianti normativi e la riservatezza delle informazioni giuridiche dei soggetti detenuti, potrebbero condividere le best practices attuate e le esperienze acquisite, in materia di gestione penitenziaria dei detenuti appartenenti alla criminalità organizzata, studi sulla de-radicalizzazione, misure di reinserimento sociale e contenimento della recidiva, al pari di quello che già parzialmente avviene nella piattaforma comune istituita nell’ambito dell’EUROPRIS, denominata EPIS (European Prison Information System), risorsa creata dalla predetta istituzione europea per fornire una base di conoscenza centrale, tesa a migliorare la trasparenza, la cooperazione inter-giurisdizionale e prevenire la duplicazione dei dati comunemente richiesti.

(4) nel caso dell’Italia il DB SIAP/AFIS

L’obiettivo principale è stabilire più ambienti di elaborazione dei dati, ciascuno dei quali, indipendentemente, opererà con le medesime tecnologie, assicurando il medesimo standard nel rispetto di diritti fondamentali dei detenuti, come il diritto alla protezione dei dati, nonchè perseguendo le migliori strategie in materia di contrasto alla criminalità.

In termini pratici occorrerà dare una particolare enfasi alla “privacy by design”. Elevati standard di protezione e sicurezza dei dati dovranno essere raggiunti mediante garanzie procedurali che si applicheranno a qualsiasi tipo specifico di informazione trattata dal sistema SPI.

Nel dettaglio verranno illustrate tutte le attività cui è stata fatta menzione, evidenziandone le singole specificità, gli aspetti tecnici, le potenzialità sia in ambito informativo che per una migliore, adeguata e più incisiva attività trattamentale.

Social Prison Intelligence

Mutuando l’esperienza della SOC.M.INTSOCial Media INTelligence, approccio informativo che si basa sul reperimento di informazioni utili al ciclo di intelligence, tramite il monitoraggio e l’analisi dei contenuti scambiati online attraverso i Social Media(5), nell’ambito penitenziario è possibile parlare di una metodologia che potremmo definire Social Prison InteligenceS.P.I., basata non solo sugli aspetti relazionali del detenuto, ossia come il soggetto si interfaccia con il contesto penitenziario, con gli attori che ne fanno parte e con la società esterna, ma anche con tutti gli aspetti legati al tipo di reato, all’indagine socio familiare, alla criminogenesi, alla criminodinamica, alla sua proiezione sul territorio, alle sue inclinazioni, ovvero tutti quegli aspetti che possono concorrere al suo profilo sociale e criminologico.

(5) https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/approfondimenti/socmint

La trasposizione, in sostanza, del contesto penitenziario, delle sue peculiarità e delle sue potenzialità, in termini informativi, su una piattaforma social appositamente creata per lo scopo.

Il pianeta carcere può essere considerato al pari di un social network, dove è fondamentale interagire, promuovere la propria causa, avere visibilità, essere un attore di quello che è un ambiente dove è richiesta una interazione. Si pensi ad esempio alla strumentalità con cui alcuni detenuti aderiscono alle misure trattamentali per poter ottenere un beneficio premiale o giorni di liberazione anticipata. Chiaramente non è un caso generale ma rende l’idea sulla proiezione, nell’ambiente penitenziario, di un immagine di se che può non corrispondere alla realtà.

Analogamente al mondo virtuale la propensione ad interagire, in una parola ad essere social, la possiamo ritrovare anche in un soggetto detenuto che, per non rischiare l’emarginazione e l’isolamento, crea o entra a far parte di un gruppo, condividendo le esperienze quotidiane della detenzione.

Questa considerazione nasce in realtà da un interrogativo: Queta considera zio cosa significa in realtà essere social?

Assolutamente riduttivo pensare che pubblicare contenuti su Facebook o altri social network, condividere foto o mettere like, significhi essere social. Creare, intrattenere, rinsaldare e in alcuni casi interrompere relazioni con altre persone costituisce l’essere social. La definizione di socialità non si compone di social network e/o dell’utilizzo che uno ne fa.

I social, al pari del carcere, altro non sono che uno strumento in grado di amplificare le nostre azioni.

Da sempre, la socialità si misura con la propensione di ognuno ad intrattenere qualsivoglia forma di interazione interpersonale. In questo senso i social network e il carcere, nel loro essere dei non luoghi(6), rappresentano delle estensioni del nostro essere e delle nostre inclinazioni; i social e il carcere come spazi che permettono all’uomo di estendere il raggio delle proiezioni sociali e di intrattenere relazioni anche con persone distanti da noi e che non abbiamo mai incontrato fisicamente. Si pensi ad esempio al movimentismo anticarcerario degli anarco-insurrezionalisti che, attraverso la diffusione di opuscoli, veicola messaggi, crea proseliti e avvicina anche gruppi, ideologie e realtà differenti.

(6) Il termine “non luoghi” fu introdotto dall’antropologo francese Marc Augé nel 1992, nel suo libro  dal titolo Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità

Considerata la peculiarità dell’ambiente penitenziario e le variabili in esso insite, si può pensare che il detenuto utilizzi una identità, per così dire virtuale, che deve essere proiettata all’esterno, ovvero nel carcere.

Una sorta di avatar che il detenuto proietta per affermare il proprio ruolo all’interno di un ambito detentivo, ovvero alla sua propensione ad essere più o meno “social”, condizione determinata da una necessaria sopravvivenza all’interno dell’ambito detentivo o dalla connessione con il territorio e con l’organizzazione criminale di riferimento.

In ragione di quanto esposto si può ritenere che il carcere sia social.

Per poter creare questo profilo social-penitenziario, si devono necessariamente scomporre tutti gli aspetti di un soggetto, da un punto di vista identitario e relazionale, assimilandoli parzialmente e per esigenze di sistematicità, agli elementi che sono propri di un social network.

I dati raccolti andranno ad implementare una piattaforma – SPI – con una interfaccia grafica molto intuitiva, il cui utilizzo sarà affidato ad esperti in materia, appositamente formati, il cui obiettivo ultimo non sarà quello di andare ad incidere sui diritti e le libertà dell’interessato, ma quello di avvicinare il detenuto al più adeguato trattamento penitenziario, commisurato al profilo e all’indice di rischio rilevato.

In quella che è la fase di indagine e di scomposizione della personalità di un detenuto, può risultare utile l’attività di analisi frazionata nelle sue varie fasi.

Fondamentale, per questa attività, in esito alla quale si otterrà un assessment dei rischi, un rating criminale e un indicazione delle potenzialità di reinserimento del soggetto, risulta la infrastruttura dei dati, costituita, per ragioni di sistematicità, da questionari appositamente elaborati e suddivisi per tematica di interesse:

  • Indagine familiare
  • Sfera emotiva
  • Relazioni sociali
  • Tipologia di delitto commesso
  • Aspetti relazionali con la restante popolazione detenuta
  • Aspetti relazionali con gli operatori penitenziari
  • Rapporti con l’esterno (colloqui visivi e telefonici con i propri congiunti)
  • Condotta intramuraria
  • Reattività all’ambiente penitenziario
  • Interazioni con l’esterno (analisi flussi corrispondenza, ricezione pacchi, ricezione/invio di denaro, etc.)

L’intento di questa attività di assessment non è assolutamente quello di produrre effetti giuridici che possano incidere significativamente sulla sfera dei diritti del detenuto, ma di assicurare una migliore e più efficace gestione penitenziaria, tesa anche a scongiurare pregiudizi per l’ordine e la sicurezza di un istituto.

Se la SOC.M.INT basa il suo studio sui social network e sui social media(7), la SPI dovrà articolare la propria analisi su di una piattaforma che faciliti la condivisione e la visibilità di stati psicologici, inclinazioni, propensioni, condizione economica etc. Sfruttare queste fonti informative, consente all’esperto in SPI , di acquisire ulteriori notizie che possono condurre alle descritte attività di analisi.

(7) I social network sono solo una piccola componente dei social media.
I social media includono oltre ai social network: blog, forum, siti social, audio, foto, immagini varie, video, chat, livecasting, virtual words etc.

Sappiamo che l’elemento sostanziale dei social media è la presenza di notizie riguardanti la composizione ed i comportamenti di alcuni soggetti o di gruppi, consentendo la possibilità di analizzare l’evolversi di una rete sociale oltre a mantenere uno storico da approfondire e da contestualizzare.

In questo senso la SPI sarà fortemente orientata alla scansione di collegamenti tra i diversi profili, ciascuno associato ad un URL (Uniform Resource Locator) convenzionalmente associato al CUI(8) (Codice Unico Identificativo) del detenuto.

(8) già adottato dal database per la gestione penitenziaria per l’identificazione di un detenuto attraverso un codice

Dopo ogni nuovo inserimento di un profilo associato ad un detenuto, il sistema SPI scansiona tutti i profili presenti nei propri archivi per verificare eventuali collegamenti, tramite particolari programmi chiamati spider (letteralmente “ragni”, in grado cioè di attraversare la “ragnatela” di collegamenti che caratterizza la rete SPI), entrano in un profilo di un detenuto e ne incominciano a leggere il markup HTML(linguaggio di inserimento), alla ricerca di eventuali connessioni, per quei soggetti che ovviamente non risultano coimputati e che non risultano affiliati al medesimo sodalizio criminale. Chiaramente questa ricerca viene fatta periodicamente e gli esiti di questa ricerca vengono sottoposti all’esperto in SPI che visualizzerà i report dell’analisi attraverso degli alert, opportunamente predisposti.

Connessioni basate su elementi in comune, quali:

  • nazionalità;
  • area di provenienza geografica;
  • luogo di residenza;
  • età;
  • appartenenza ad una analoga organizzazione criminale;
  • tipologia di reato commesso;
  • luogo in cui il reato è stato commesso;
  • modus operandi nella commissione del delitto;
  • complici in comune in precedenti reati;
  • istituti penitenziari dove si è stati reclusi per precedenti detenzione;
  • tatuaggi (si pensi ai casi delle gang di latinos o della mafia ucraina);
  • familiari o terze persone che effettuano colloqui visivi con il detenuto;
  • acquisti di libri o riviste;
  • poster, disegni, produzioni grafiche e libri rilevati durante le perquisizioni ordinarie nelle camere detentive;
  • indirizzi della corrispondenza epistolare che collimano con quelli di altri soggetti – ci si riferisce esclusivamente ai flussi della corrispondenza e non ai contenuti della stessa;
  • variazione repentina ed inusuale della referenziazione geografica dei flussi della corrispondenza;
  • la solidarietà manifestata da presidi esterni, da parte di forme di antagonismo carcerario, in occasione di precedenti detenzioni;
  • adesione a manifestazioni di protesta all’interno del carcere;
  • ruolo assunto durante queste manifestazioni (se ruolo attivo, di mera partecipazione di promotore silente, etc.)
  • risse o colluttazioni con il medesimo detenuto (due soggetti tra loro estranei che hanno avuto uno scontro con lo stesso soggetto);
  • richieste di condivisione della camera detentiva con un soggetto in particolare;
  • aver frequentato la stessa attività trattamentale all’interno di un istituto penitenziario;

Fondamentale dovrà essere la raccolta di informazioni dal fascicolo personale del detenuto, in particolare dei dati giuridici, e durante la fase dell’intervista a cura dell’esperto in SPI; questa attività dovrà risultare assolutamente univoca, schematica e pregnante e riguarderà il percorso criminale del soggetto, l’indagine socio familiare nonchè gli aspetti relazionali e comportamentali.

Chiaramente la fase di screening non si esaurirà con l’intervista iniziale, l’assessment del soggetto dovrà continuare anche durante tutta la detenzione; l’esperto in SPI avrà cura, pertanto, di raccogliere tutte le notizie più salienti, interagendo con tutti gli operatori che ruotano attorno alla figura del detenuto ed intervenendo in tutte i momenti in cui il detenuto è valutato, ad esempio, dall’ equipe di osservazione multidisciplinare.

In questo senso l’esperto in SPI funge da collettore di tutte le informazioni sul detenuto.

Detta prassi, che dovrà far leva su una circolarità delle informazioni che dovrà risultare costante, ampia ed efficace, favorirà la conoscenza completa sul soggetto ed integrerà i dati della piattaforma SPI che risulteranno assolutamente valenti, sia per informazioni sul soggetto, che per uno studio sulla fenomenologia criminale.

Complementare potrà risultare anche la raccolta di notizie dall’esterno, ovvero su fonti aperte, cercando le notizie che maggiormente risultano collegate ai vari soggetti detenuti, come arresti di sodali, attività di polizia giudiziaria e, in sostanza, tutte quelle notizie che possono incidere sulla sfera socio-familiare del detenuto e/o sulla organizzazione criminale di riferimento.

Al pari di un social, che grazie ad un algoritmo è in grado di proporre gli eventi, appuntamenti, date da ricordare e le notizie che ti possono interessare, anche la piattaforma SPI andrà alla ricerca di tutti i contenuti di potenziale interesse secondo una procedura predefinita.

In tal senso anche per la piattaforma SPI opererà una “Sezione Notizie” o News Feed, per scoprire cosa, nel mondo, è collegato al detenuto e cosa è successo di rilevante ai soggetti a lui vicini.

Il News Feed sarà naturalmente uno dei pilastri della piattaforma SPI, quello che ci mantiene in contatto con le notizie e le informazioni di interesse, che ci propone i soggetti che il detenuto potrebbe conoscere, gli eventi di rilievo, le ricorrenze (anni trascorsi da una rapina ad es.), insomma tutto ciò che vale per una analisi a 360 gradi del detenuto.

Sarà il News Feed Algorithm (NFA) a stabilire cosa dovrà apparire e dovrà essere evidenziato all’esperto in SPI connettendo il detenuto con ogni profilo/soggetto che è più importante. Il ruolo dell’esperto in SPI in questo senso è fondamentale perché questi, leggendo un contenuto, indugiando nella lettura, effettuando ulteriori ricerche, esprimendo una sorta di apprezzamento a detto contenuto, non fa altro che dare ulteriori istruzioni alla piattaforma che segnerà quel percorso come una notizia di notevole interesse e continuerà a ricercarne ulteriori e più specifiche.

La piattaforma segnalerà gli stessi contenuti del detenuto X anche all’altro esperto in SPI che in un altro Istituto penitenziario sta monitorando la situazione per un detenuto Y coimputato di X; si rileva l’enorme portata di questo strumento info -investigativo in grado di fare network con i contenuti di interesse.

I contenuti verranno quindi classificati per rilevanza, sulla base delle maggiori visualizzazioni, e proposti solo se strettamente attinenti (attraverso la ricerca dei tag), così da evitare inutili letture su contenuti che non risultano pertanto meritevoli di attenzione.

Il lavoro dell’esperto può comportare anche la pubblicazione di post su di una serie di contenuti proposti dalla piattaforma per un particolare soggetto o fenomeno criminale. La visualizzazione e l’interazione (anche sottoforma di apprezzamento) di questo post da parte di altri esperti e l’attinenza all’argomento di interesse, faranno sì che la piattaforma attribuisca, al post maggiormente meritevole, un punteggio di rilevanza così da indicare ad altri esperti in SPI la traccia da seguire per gli ulteriori post sul tema.

La piattaforma sarà in grado di riproporre post anche datati se hanno ricevuto delle interazioni in un lasso di tempo maggiormente esteso, non considerando quindi come inderogabile il tempo di decadimento di un contenuto pubblicato.

Di assoluto rilievo è che questo studio si basa su un paradosso sostanziale: infatti è basato su uno studio di un profilo social in un ambiente chiuso come quello del carcere. E’ palese che l’ambiente penitenziario è un luogo caratterizzato da tempi e ritmi assolutamente staccati dalla realtà e da un contesto “ordinario”; il carcere come un luogo caratterizzato da un suo linguaggio, da una sua subcultura e da una serie di regole/convenzioni che possono essere delineate dai gruppi dei detenuti che decidono chi accettare nel gruppo, chi estromettere e chi riconoscere come soggetto autorevole, chi accettare come amicizia, con chi condividere una determinata azione esprimendo, anche ed eventualmente, un apprezzamento – mi piace -, comportandosi, in sostanza, come un profilo social che interagisce con altri utenti (detenuti) all’interno di una piattaforma social (carcere).

Con riferimento alle attuali vicende terroristiche e ai promotori di tragiche iniziative ad esse correlate, che si avvalgono notevolmente dell’ambito penitenziario, come piattaforma “social” per diffondere e veicolare messaggi, sarebbe importante per esempio rilevare i leader delle reti connettive, i nodi chiave, gli altri attori, i gradi di prossimità, saper identificare i vari indicatori (degli influencer, dei likers e dei followers), carpire i contenuti di interesse per i detenuti, così da prevenire situazioni potenzialmente fatali.

L’evoluzione delle modalità di comunicazione del terrorismo impongono all’Intelligence penitenziaria di dotarsi di strumenti e competenze capaci di confrontarsi con questo fenomeno. Diventa sempre più indispensabile riconoscere e prevenire processi, a vari livelli e su ulteriori dimensioni.

Ciò che è avvenuto in Brasile con il Primeiro Comando da Capital(9) (PCC) è un rischio concreto che può interessare anche altre istituzioni penitenziarie ed altri paesi.

(9) è un’organizzazione criminale terrorista brasiliana fondata nel 1993 da detenuti della prigione di Taubaté a San Paolo. il PCC si è reso responsabile di svariati atti criminali come l’organizzazione di evasioni dal carcere, rivolte in cella, traffico di droga e attività terroristiche. dati non smentiti riferiscono che il PCC oggi possa contare su almeno 6000 affiliati nelle carceri. FONTE: https://it.wikipedia.org/wiki/Primeiro_Comando_da_Capital

Essere in grado di aggregare una serie di dati, saperli utilizzare con dei criteri e dei parametri specifici, sommandoli a informazioni risultanti dalla vita quotidiana, diventa senza dubbio il valore aggiunto di questo progetto.

In sostanza si può parlare di una Social Prison Intelligence come di una risorsa in grado di fornire le migliori e le più valide metodologie trattamentali e di offrire una nuova e rilevante prospettiva info investigativa della fenomenologia criminale e dei soggetti che la rappresentano.

Data mining

Il data mining si utilizzerebbe per scandagliare il DB utilizzato per la gestione penitenziaria, alla ricerca dei dati rilevanti, ovvero di tutte quelle informazioni che, se incrociate opportunamente, conferirebbero un valore all’informazione finale. A mero titolo di esempio si può rappresentare come l’attività di data mining potrebbe individuare le potenziali vittime di un indottrinamento ideologico.

Un soggetto che non effettua alcun colloquio visivo né telefonico, che non riceve alcuna somma di denaro, che non invia né riceve corrispondenza, che non ha alcun contatto familiare sul territorio, né alcun riferimento residenziale, e che si isola dalla restante popolazione detenuta, non intrattenendo alcuna relazione sociale, può covare un disagio interiore, che inevitabilmente si potrà acuire in carcere(10), così da creare quel terreno fertile per un indottrinamento e far germogliare il seme di una radicalizzazione violenta. Quello stesso soggetto potrà intraprendere un percorso di auto radicalizzazione sulla base di un convincimento sempre più forte, determinato da quel senso di abbandono e dalla mancanza di validi punti di riferimento.

(10) come conseguenza degli effetti della prisonizzazione o perché cade preda di un improvvisato indottrinatore che va colmare quel suo vuoto interiore

Ognuna delle informazioni predette, analizzata dal sistema di Social Prison Intelligence SPI – e opportunamente combinata con altri dati, come ad esempio la tipologia di reato (contro il patrimonio, legge stupefacenti, etc.) e la condotta intramuraria (se particolarmente refrattaria alle regole o se strumentalmente remissiva), andrebbero a conferire un valore all’informazione, ovvero un livello di rischio, che andrà valutato dall’esperto di intelligence penitenziaria, sulla base dei risultati dell’analisi eseguita dalla piattaforma.

In sostanza non ci si aspetta che sia il soggetto ad invocare aiuto, che la situazione venga segnalata da fonte confidenziale interna o che arrivi da una segnalazione esterna, in questo caso sarà la stessa piattaforma che attiverà gli alert per le varie situazioni meritevoli di attenzione, sottoponendole all’esperto in intelligence penitenziaria.

Analogamente, anche per altre situazioni connesse a livelli di rischio, come ad esempio il rischio di fuga, le attività di data mining si pongono in una funzione di primissimo piano.

L’essere un soggetto che si caratterizza per una buona prestanza fisica, con un fine pena relativamente elevato, con numerosi contatti sul territorio, rilevabili da frequenti colloqui (visivi, telefonici) e ricezione/invio di corrispondenza/pacchi/vaglia di denaro, unito ad un elevato spessore criminale, deducibile dalla tipologia di reato commesso e le modalità con le quali è stato eseguito, costituiscono tutte informazioni (rilevate dalla piattaforma SPI) che se opportunamente combinate tra loro, danno un valore al rischio di fuga del soggetto preso in esame.

L’attività di data mining può pertanto fornire utili informazioni all’esperto in intelligence penitenziaria nella gestione di tutti i potenziali rischi (autoaggresivo/suicidario, etero aggressivo etc.)

Chiaramente le nuove tecnologie e il trattamento automatizzato dei dati non si sostituiranno mai all’uomo, cui spetterà sempre il compito di effettuare le valutazioni finali ed eventualmente prendere decisioni, sulla base delle risultanze dell’analisi effettuata con la piattaforma SPI.

Se dalla decisione dovesse derivare un effetto negativo nei confronti dell’interessato, la decisione dell’uomo, nel caso di specie dell’esperto in intelligence penitenziaria, non potrà essere unicamente basata unicamente sul trattamento automatizzato, tanto in ossequio alle disposizioni normative contenute nell’articolo 8 comma 1 del Decreto Legislativo n. 51 del 18 maggio 2018(11).

(11) attuazione della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle Autorità Competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione i sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati

In tema di dati personali, dalla lettura del comma 3 del predetto articolo, si rileva, altresì, che tali decisioni non possono essere basate sulle categorie particolari di dati personali di cui all’articolo 9(12) del Regolamento Europeo sulla protezione dei dati.

(12) “È vietato trattare dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona”

Per decisioni ci si riferisce espressamente a valutazioni effettuate dall’esperto in intelligence penitenziaria, che le sottoporrà alle Autorità penitenziarie per le decisioni collegiali in sede di concessione di benefici, di modifica del regime penitenziario, etc.

RISK ASSESSMENT E INDICIZZAZIONE

Nella fase di Risk Assessment le interviste, su ciascun soggetto/profilo, identificato dal sistema da un URL (Uniform Resource Locator), che nostro caso dovrà essere associato al CUI del soggetto (Codice Unico di Identificazione), dovranno essere molto schematiche, univoche e pregnanti e saranno tese ad assegnare anche a ciascun profilo/soggetto un indice di rischio come quello suicidario, etero-aggressivo, di corruttibilità, di fuga, di refrattarietà al regime penitenziario, nonché utile a produrre una valutazione sulla propensione ad un distacco dal proprio passato criminale e ad un reinserimento nella società.

Chiaramente per gli aspetti rilevabili dal sistema di gestione penitenziaria, come le precedenti detenzioni, o dal fascicolo giuridico, come nel caso del delitto commesso, l’intervista serve unicamente a rilevare l’accettazione del contesto penitenziario, fatto di una serie di regole prassi e la disponibilità all’inserimento in un percorso tratta mentale.

L’intervista dovrebbe vedere pertanto lo sviluppo delle seguenti tematiche:

  • indagine sull’infanzia e sull’adolescenza;
  • indagine socio familiare;
  • relazioni interpersonali e familiari
  • livello di istruzione
  • lavoro prima della condanna (necessario per individuare l’indice di corruttibilità)
  • grado di conflittualità (necessario per individuare l’indice di etero aggressività e di refrattarietà al regime penitenziario)
  • grado di vulnerabilità all’ambiente penitenziario (necessario per individuare l’indice di auto aggressività)
  • stile di vita (necessario per individuare l’indice di corruttibilità)
  • percorso criminale (necessario per individuare l’indice di auto/eteroaggressività, il rischio di fuga, la refrattarietà alregime penitenziario)
  • titolo di reato commesso (utile ad individuare il rischio di auto/eteroaggressività, il rischio di fuga)
  • precedenti detenzioni (delitto commesso in età anteriore ai 18 anni – tempo trascorso dalla precedente detenzione – delitto/i commesso/i nella/e precedente/i detenzione/i – se il delitto commesso è della stessa indole dei precedenti)
  • l’appartenenza ad un gruppo criminale (necessario per individuare il rischio di fuga el’indice di corrutibilità)
  • grado di partecipazione al gruppo criminale (necessario per individuare il rischio di fuga e l’indice di corrutibilità)
  • appartenenza ad un gruppo criminale di stampo mafioso (necessario per individuare il rischio di fuga e l’indice di corrutibilità)
  • grado di partecipazione al gruppo criminale di stampo mafioso (necessario per individuare il rischio di fuga e l’indice di corrutibilità)
  • parenti detenuti (difficile distacco dal passato criminale e reinserimento nella società)
  • tatuaggi tipici di un gruppo criminale (difficile distacco dal passato criminale e reinserimento nella società)
  • aver riportato, durante attività criminali, ferite da arma da fuoco o arma bianca (indice di etero aggressività – sentimento di vendetta – difficile distacco dal passato criminale e reinserimento nella società)
  • rilevazione episodi disciplinari di precedenti detenzioni (necessario per individuare il rischio di eteroaggresione e l’indice di refrattarietà al regime penitenziario)
  • l’esser risultato coinvolto in colluttazioni con altri detenuti (necessario per individuare il rischio di eteroaggresione e l’indice di refrattarietà al regime penitenziario)
  • aver aggredito in precedenti detenzioni operatori penitenziari (necessario per individuare il rischio di eteroaggresione e l’indice di refrattarietà al regime penitenziario)

Chiaramente la finalità ultima rimane la ricerca per una migliore gestione penitenziaria e delle più idonee misure trattamentali.

L’indicizzazione ha come finalità la presa in carico da parte del sistema SPI dei detenuti; per indicizzazione si intende l’inserimento di un soggetto nel database, in altre parole è il modo in cui il soggetto viene acquisito e interpretato – sulla base delle interviste effettuate dall’esperto in Prison Intelligence – dalla piattaforma SPI che diventa a tutti gli effetti una rete in cui convergono tutti i profili associati ai vari detenuti.

Importante nel caso di specie è il linguaggio di scrittura HTML(13) per permettere la ricerca nella piattaforma SPI e sulle forti aperte.

(13) Hyper Textual Markup Language

Ogni informazione ulteriore acquisita da ulteriori database dovrà essere sempre inserita sulla piattaforma, rispettando questi canoni.

Modellazione numerica predettiva

Quando si parla di modellazione numerica predittiva ci si riferisce in particolare all’utilizzo di reti neurali per prevedere il rating criminale di un soggetto, ovvero la valutazione che questi possa nuovamente delinquere; in sostanza una valutazione che vada ad integrare gli studi statistici sulla recidiva.

Il fenomeno della recidiva è poco conosciuto sia rispetto alla sua consistenza che alle dinamiche e alle caratteristiche che lo contraddistinguono. Mancano dati certi e osservazioni sufficientemente prolungate nel tempo sulla commissione di reati, in particolare per coloro che hanno fruito delle misure alternative alla detenzione.

Ad oggi l’unica valutazione della recidiva viene eseguita sulle revoche delle misure alternative alla detenzione, per effetto della mancata osservanza delle prescrizioni; ciò che manca è uno studio sulla recidiva, non da un punto di vista penalistico, ma secondo una visione penitenziaria, su coloro i quali già condannati e a pena espiata, si ritrovano a varcare le porte di un carcere.

Occorre effettuare delle valutazioni sulle differenze tra il primo e i successivi reati commessi, ovvero se c’è stata un’evoluzione da un punto di vista del modus operandi e della gravità della condotta antigiuridica, il tempo trascorso tra il primo e i successivi delitti commessi e il luogo ove i differenti fatti si sono verificati.

La recidiva costituisce uno dei parametri per misurare il successo del reinserimento sociale e in definitiva dell’istituzione penitenziaria tutta, effettuabile anche attraverso un’analisi delle condotte intramurarie nelle varie detenzioni, sulla base delle rilevazioni effettuate dal sistema SPI, che opera per una valutazione del c.d. indice di refrattarietà al regime penitenziario.

Nell’ambito della modellazione predittiva assume notevole importanza anche l’analisi sull’evoluzione dei fenomeni criminali associativi e dei gruppi terroristici, autoctoni e transfrontalieri, nonché la proiezione geografica, attività quest’ultima che va ad integrarsi al monitoraggio già avviato con il database SIGR(14) (sistema integrato per la georeferenziazione dei reati) strumento che notoriamente fornisce supporto per individuare le zone maggiormente colpite da particolari fenomeni criminali.

(14) http://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/focus_on_crime_-_ndrangheta.pdf)

Il database SIGR potrebbe anche utilizzare le informazioni acquisite nel database di intelligence penitenziaria, relative a migrazioni criminali (di parte del sodalizio o del gruppo familiare, determinate dalla detenzione di un soggetto in una particolare zona/regione, oppure dagli spostamenti degli equilibri e degli interessi, in occasione di grandi eventi EXPO, terremoto in Abruzzo, etc. rilevabili, ad esempio, dalle variazioni dei flussi della corrispondenza di uno o più detenuti, intervenendo quindi in quella che si definisce l’analisi situazionale, attraverso lo studio delle caratteristiche dei fenomeni criminali sul territorio per l’individuazione delle strategie di prevenzione e contrasto.

SIGR (Sistema integrato per la georeferenziazione dei reati)

Analisi predettiva

L’analisi predittiva altro non è che una delle fasi che costituiscono l’attività in argomento e che può essere suddivisa negli step di seguito riportati.

  • Analisi descrittiva – Che cosa è successo? Si occupa del passato e cerca di capire gli effetti sul presente: questa è l’ intelligence criminologica, ovvero quell’attività info investigativa in cui si va a ricercare il vestigium, quell’impronta che ha caratterizzato il vissuto di un soggetto, al punto da portarlo ad avere una condotta antisociale;
  • Analisi diagnostica : perché è successo? Risponde alle domande sulle cause, gli effetti, le interazioni o le conseguenze degli eventi – Questa è l’analisi criminalistica, del delitto;
  • Analisi predittiva : cosa accadrà? Guarda al futuro e fornisce previsioni sulla probabilità di eventi futuri basati sul data mining, sull’apprendimento automatico, su metodi statistici e sui risultati di un adeguato studio sulla recidiva, basato, come esposto in premessa, non solo sulla revoca delle misure alternative alla detenzione.

I modelli predittivi dovranno, inoltre, ricercare schemi in dati storici e transazionali per identificare rischi e opportunità. I modelli trovano relazioni tra molti fattori che permettono valutazioni del rischio o del rischio potenzialmente associato, con un insieme particolari di condizioni, guidando la presa di decisioni.

Questi approcci tecnici forniscono un punteggio di predittività (probabilità) per ogni individuo per determinare, informare o influenzare i processi decisionali che appartengono ad un gran numero di individui.

  • Analisi prescrittiva : cosa dovremmo fare per impedire che un evento possa verificarsi, ovvero, partendo dal soggetto, avere già predisposte tutte le misure tese al contenimento della condotta antisociale, mettendo in sostanza in atto la misura trattamentale che meglio si adatta al caso di specie, In questo senso anche una valutazione complessiva sugli istituti permette di capire quale sia la migliore allocazione per il soggetto.

L’analisi prescrittiva fa un passo in più rispetto all’analisi predittiva. Fornisce indicazioni su come influenzare una determinata tendenza nella direzione desiderata, prevenire un evento previsto o rispondere a un evento futuro.

Tutta la tecnologia descritta deve essere racchiusa in una piattaforma la cui implementazione e l’utilizzo sono rimessi nelle mani di una figura appositamente istituita e formata per operare su questo importante strumento informativo.

Esperto nella Social Person Intelligence

Il database SPI deve quindi prendere in esame tutti i dati penitenziari raccolti nei database per la gestione penitenziaria ed integrarli con ulteriori informazioni quali:

DATI ACQUISITI DAL DATABASE PER LA GESTIONE PENITENZIARIA ULTERIORI DATI DA ACQUISIRE
Età Luogo di nascita Luogo di residenza Reato Posizione giuridica Fine pena Colloqui visivi Colloqui telefonici Flussi e frequenza della corrispondenza Ricezione e spedizione di pacchi Ricezione e spedizione di denaro
Indagine socio familiare Contesto urbano di provenienza Criminogenesi e criminodinamica Dipendenze Attività lavorativa precedenti alla detenzione Capacità economica Prestanza fisica Tatuaggi Adesione alle regole penitenziarie Partecipazione alle attività trattamentali/rieducative Aspetti relazionali con gli altri detenuti Posizione assunta all’interno di un gruppo Inclinazione alla violenza Fragilità emotiva e predisposizione ad un indottrinamento Sentimento di disagio o sconforto Accettazione della propria condanna Organizzazione della stanza detentiva

Acquisire un metodo di lavoro nel processo significa procedere con ordine nel ricercare delle informazioni. La raccolta dei dati attraverso l’attività di osservazione, a cura del personale addetto alla custodia, e le interviste, a cura dell’esperto in SPI, devono avere solide basi metodologiche: data l’enorme quantità di informazioni a disposizione, la selezione di quelle da analizzare riveste infatti un ruolo fondamentale. È importante essere formati in tal senso avendo consapevolezza di non attivare inferenze mentali ma essere oggettivi, vivisezionando i dati grezzi e processandoli con un approccio scientifico ed affidabile.

Se a questa analisi di dati penitenziari, comportamentali e relazionali, aggiungiamo anche la conoscenza delle dinamiche delinquenziali, dei bacini di origine e, nel caso di organizzazioni criminali, la relativa georeferenziazione e proiezione sul territorio delle attività illecite, valorizziamo notevolmente il lavoro dell’esperto SPI, concorriamo nelle attività di contrasto al crimine sul territorio, creiamo sicurezza all’interno degli istituti penitenziari e quindi le condizioni per la realizzazione delle misure trattamentali e la risocializzazione del condannato.

Questo step deve, giocoforza, essere demandato unicamente a persone con particolari competenze e diventa quindi indispensabile comporre un team di lavoro diversificato. La necessità di costituire un modello di domande suddivise per tematiche, costituisce il reale valore della Social Prison Intelligence.

È opportuno quindi conoscere, in maniera adeguata, tecniche, strategie, modalità, per saper catturare i dati con una visione trasversale; nella raccolta dei dati bisogna saper isolare le varie tipologie e analizzarle una per una, prima di poterle connettere in un quadro d’insieme, tenendo presente che lo spazio del carcere, la sua subcultura ed il suo linguaggio differiscono da quello reale, saper interpretare l’intenzione, la motivazione, la significazione sociale ed eventuali aspetti denotativi e connotativi delle espressioni utilizzate, cioè la cultura che ha prodotto quell’elemento. Solo scavando accuratamente fino in fondo, oltre la punta dell’iceberg, è possibile validare le notizie con attenzione, avendo cura di ripulire i dati raccolti dal c.d. “rumore di fondo”. Spesso si verifica nei soggetti detenuti la tendenza a cambiare il proprio comportamento qualora si sia consapevoli di essere osservati o rilasciando intenzionalmente informazioni errate o volutamente ambigue, atteggiamento, quest’ultimo, determinato dal c.d. avatar, ovvero quel profilo “social”, che il soggetto proietta nel contesto penitenziario.

La responsabilità dell’esperto in SPI è quindi notevole perché a questi competerà il lavoro più delicato di raccolta di informazioni, fungendo anche da collettore per tutte le informazioni raccolte dagli altri operatori che a vario titolo orbitano attorno alla figura del detenuto.

L’interazione con tutti gli operatori penitenziari, con i detenuti e con la piattaforma, pone l’esperto al centro del sistema SPI, connotandolo come l’attore principale di questa rivoluzione.

Come si è detto all’esperto competerà il compito di operare sulla piattaforma implementando i dati necessari, verificando i collegamenti proposti, leggendo i contenuti attinenti al profilo o al fenomeno criminale e pubblicando i post che verranno sottoposti dalla piattaforma ad altri esperti.

Un esperto che con una formazione specifica e con una dettagliata cognizione di causa diventerà l’ interlocutore principale per l’attività info investigativa eseguita in carcere.

Senza dubbio, pur se caratterizzato da un ampia autonomia, l’esperto dovrà comunque riferire sempre ed in ogni caso all’Autorità Dirigente/Comando del singolo Istituto, su ogni elemento di rilievo risultante dall’attività informativa della piattaforma SPI.

Conclusioni

Per quanto riguarda la fattibilità del progetto va evidenziato che risulta basato su tecnologia già ampiamente in uso, sebbene per altre finalità, ovvero per la c.d. business intelligence.

Il progetto nasce per una finalità specifica e per tutti coloro (paesi) che dovessero decidere di utilizzare questo sistema.

In sostanza si andrebbe a creare uno standard per la gestione del detenuto e delle informazioni, così che tutti i paesi parlino la stessa “lingua” e possano meglio interagire in materia di intelligence penitenziaria.

In fase di avvio opportuno potrebbe risultare la creazione di un MVP Minimal Viable Product, una sorta di versione demo, che darebbe certamente concretezza all’idea e ne farebbe apprezzare le potenzialità.

Ulteriore valore aggiunto potrebbe risultare la condivisione di alcune informazioni specifiche, relative ad un soggetto o ad un particolare fenomeno; per il caso di specie si andrebbero a creare degli AWFs (analysis work files) ossia cessioni temporanee e sicure di informazioni dalla piattaforma SPI ad una banca dati di un organo investigativo (richiedente), anche di un altro paese, il quale la processerebbe integrandola nel proprio sistema di analisi. Terminata la necessità dell’attività investigativa i due sistemi che hanno interagito, esclusivamente per uno scambio informativo e sulla base di accordi istituzionali, ritornerebbero nelle medesime condizioni iniziali, senza che vi sia stata alcuna modifica ai rispettivi dati.

Questa procedura, nata per applicare regole supplementari sulla protezione dei dati e subordinata a specifica disciplina(15), risulta ampiamente collaudata dal sistema di informazione dell’EUROPOL(16) denominato EIS (Europol Information System).

(15) Che dovrà determinare la tipologia di dati scambiati, le finalità dell’utilizzo, la data retention e le procedure utilizzate per la conservazione.

(16) Decisione del Consiglio d’Europa del 6 aprile 2009 che istituisce l’Ufficio Europeo di Polizia – EUROPOL (2009/371/GAI) – Fonte: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2009.121.01.0037

Altro caso potrebbe essere rappresentato da condivisione di informazioni tra piattaforme SPI di diversi paesi, si pensi ad esempio all’estradizione di un soggetto già detenuto in un altro paese; assolutamente preziose risulterebbero le informazioni relative al soggetto per una prosecuzione delle attività di analisi.

Il caso di specie prevederebbe differenti procedure e una disciplina specifica, tra i paesi che si accordano sullo scambio, certamente non caratterizzata da condizioni relative alla data retention, ma che dovrà assicurare una elevata protezione dei dati e importanti standard di sicurezza della procedura di scambio.

Un sistema che nasce con finalità istituzionali per quei paesi che necessitano di utilizzare misure di contrasto alla criminalità e per colmare quei vuoti info-investigativi.

I motivi per cui un paese dovrebbe utilizzare un sistema come la piattaforma SPI?…perchè risulta fondamentale mettere in campo tutte le migliori risorse per contrastare il fenomeno della radicalizzazione e del proselitismo in ambito penitenziario, il crimine organizzato, i movimenti anarco-insurrezionalisti che si propagano tra le carceri europee alimentando le proteste, casi come il PCC in Brasile, la criminalità organizzata transfrontaliera dedita al narcotraffico del sud America, la tratta degli esseri umani dell’Europa dell’Est, insomma tutta una serie di ottimi motivi.

Michele Quinto

Fonti:

http://basidati.agid.gov.it/catalogo/bd?code=159259
https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/approfondimenti/socmint
https://it.wikipedia.org/wiki/Primeiro_Comando_da_Capital
http://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/focus_on_crime_-_ndrangheta.pdf
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2009.121.01.0037

Riferimenti Normativi

-Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016;
-Direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio; -Decreto Legislativo n. 51 del 18 maggio 2018 in attuazione della Direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016.

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