Beni Culturali

Periti e consulenti tecnici giudiziari per beni culturali.

Premessa

In ambito giudiziario, sia in materia penale che civile, gli esperti di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali ed in particolar modo coloro che hanno acquisito competenze specialistiche in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale rivestono sempre più un ruolo di fondamentale importanza, nel momento in cui si rende necessaria la predisposizione di consulenze tecnico-scientifiche su reperti archeologici, opere di interesse storico-artistico e materiale archivistico in sequestro o oggetto di contenziosi.
Il perito (dal latino: peritus, a, um, part. pass. del verbo perior, iris, itus, iri) è un soggetto che ha acquisito approfondite conoscenze in una particolare disciplina grazie alla formazione accademica e, soprattutto, grazie all’esperienza e per questo motivo può essere consultato per esprimere pareri e valutazioni su particolari situazioni, beni o persone.
L’8 gennaio 1942 entrò in vigore il Regio Decreto n. 1368 del 18 dicembre 1941 con il quale furono emanate le Disposizioni per l’attuazione del Codice di procedura civile e disposizioni transitorie, dove è possibile rintracciare i criteri per la formazione degli albi di esperti, ausiliari e consulenti tecnici del giudice, suddivisi in categorie secondo i rami delle attività economiche esercitate nelle allora circoscrizioni delle varie corti.
Tra i professionisti che potevano iscriversi a seguito delle proposte effettuate dai consigli provinciali delle corporazioni, possiamo rintracciare coloro che appartenevano alle seguenti tipologie: medico-chirurgica, industriale, commerciale, agricola, bancaria e assicurativa.
Non compaiono ancora in seno alle corti di giustizia figure esperte in materia di beni di interesse archeologico, storico ed artistico, nonostante la già promulgata legge n. 1089 del 1 giugno 1939 recante le disposizioni sulla Tutela delle cose d’interesse artistico e storico.
I requisiti fondamentali per l’accesso agli albi di coloro che avevano particolari competenze di produzione e di lavoro nei rispettivi settori erano in primis l’essere cittadini italiani (‘di razza italiana’), aver compiuto il venticinquesimo anno di età, essere forniti di laurea universitaria o di titolo equipollente e possedere una ‘specchiata’ condotta morale e politica.
Ciò che merita particolare attenzione in queste disposizioni è che, seppur ‘sforniti’ del titolo di studio, potevano iscriversi anche coloro che, per l’esercizio effettivo di una determinata attività, avevano ‘acquistato singolare perizia’, dove il termine perizia nella sua derivazione latina indica l’acquisizione di competenze grazie all’esperienza e non solo per mezzo della formazione accademica.
In questa sede saranno trattati i ruoli e le competenze dei periti e dei consulenti tecnici giudiziari, in materia penale, nel settore dei beni culturali e del contributo che forniscono in un rapporto fiduciario e con specifiche competenze, in qualità di ausiliari del Giudice, sia per il compimento di singoli atti o per tutto il processo.

La figura del perito e del consulente tecnico d’ufficio (CTU) nella procedura penale

Nell’ordinamento giuridico italiano, in ambito penale, è possibile rintracciare le norme che disciplinano i ruoli e le attività dei professionisti che assistono il giudice nell’ambito di singoli atti o per tutto il processo, in virtù di un rapporto fiduciario ed in base alle specifiche competenze tecniche.
Tra le fonti che ci consentono di ricostruire in maniera sistematica gli ambiti, le competenze ed il modus operandi di tali figure, il Codice Penale ed il Codice di Procedura Penale rivestono un ruolo fondamentale, accanto al Codice dei beni culturali che fornisce le disposizioni legislative in materia di beni culturali e di paesaggio. Chi sceglie di intraprendere l’attività di perito e di consulente tecnico d’ufficio in materia penale, in ambito archeologico, storico-artistico ed archivistico, non può non considerarli come gli strumenti principali di lavoro.
CTU e periti forniscono contributi che, seppur analoghi nei contenuti e nei metodi, si inseriscono in momenti ben distinti della procedura penale, con una distinzione nella valenza e nelle caratteristiche, tanto nel procedimento, quanto nel processo.
Per meglio inquadrare le figure professionali trattate in questa sede, è necessario procedere con una breve descrizione dei momenti principali di un procedimento penale.
Questo, suddiviso in diverse fasi, ha inizio nel momento in cui il Pubblico Ministero (PM) acquisisce o riceve una notizia di reato ed iscrivendola nell’apposito Registro avvia la fase delle indagini preliminari in cui i soggetti coinvolti sono il Tribunale, il Giudice per le indagini preliminari (GIP) ed il PM stesso.
Durante le indagini preliminari si accerta se un reato sia stato o meno commesso e si individua l’autore, con l’acquisizione di elementi di prova necessari al PM nella sua decisione o di archiviazione o di esercizio dell’azione penale.
In questa fase il consulente tecnico (CTU) nominato dal PM mette a disposizione le proprie conoscenze specialistiche per accertamenti ed ogni altra operazione tecnica ai fini delle indagini e della costituzione degli elementi di prova. La sua consulenza prodotta in forma scritta verrà inserita nel fascicolo del pubblico ministero.
Nel caso in cui la notizia di reato risulti infondata, al termine delle indagini preliminari, il PM presenta al GIP una richiesta di archiviazione; contrariamente, quando risulta fondata, lo stesso PM richiede al GIP il rinvio a giudizio dell’indagato, formulando i capi d’imputazione.
Fondamentale, ai fini dell’utilizzo di una puntuale terminologia, occorre rimarcare che al termine della fase delle indagini preliminari, in caso di rinvio a giudizio, l’indagato deve essere denominato ‘imputato’, proprio ad indicare lo stato di un soggetto cui sono state attribuite le responsabilità per aver commesso un reato o un crimine.
Ipotizzando una situazione in cui il PM, nella fase delle indagini preliminari, ha predisposto il sequestro di materiale archeologico, presso l’abitazione di un soggetto indagato per detenzione e/o possesso illecito di reperti di interesse storico e archeologico, il consulente tecnico nominato provvederà, su richiesta del PM stesso, ad accertare la natura dei beni in sequestro e la loro provenienza, con la predisposizione di una relazione scritta, inserita poi nel fascicolo del PM e che costituirà uno degli elementi di prova del reato commesso e fondato ai fini del rinvio a giudizio.
Nella fase dell’udienza preliminare, dove sono presenti le parti, costituite dall’accusa (rappresentata dal PM) e dalla difesa (rappresentata dal difensore dell’imputato), il giudice dell’udienza preliminare (GUP), esaminata la documentazione prodotta e all’esito della discussione, può pronunciare la sentenza di proscioglimento o decretare il rinvio a giudizio dell’imputato, garantendo sempre il pieno rispetto del principio del contraddittorio fra accusa e difesa, come sancito dall’art. 111 della Costituzione Italiana.
Ritornando al caso ipotizzato innanzi, il soggetto imputato di detenzione e/o possesso illecito di reperti di interesse storico e archeologico, proprio in virtù del principio del contraddittorio e del diritto alla difesa (artt. 24 e 42 della Costituzione), rappresentato dal proprio difensore, avendo la facoltà di acquisire mezzi di prova a proprio favore può incaricare un consulente tecnico di parte che produrrà una perizia ove siano documentabili e dimostrati i requisiti della liceità del possesso.
Con il rinvio a giudizio decretato dal GUP durante l’udienza preliminare si apre la fase pre-dibattimentale, momento in cui viene depositata la lista con l’indicazione dei testimoni, dei periti e dei consulenti tecnici.
Al Presidente del Tribunale, dopo aver ricevuto il decreto del GUP, spetta di fissare l’udienza per il dibattimento e almeno sette giorni prima della data fissata, le parti che intendono chiedere l’esame di testimoni, periti e consulenti tecnici, devono depositarne la lista in cancelleria, pena la inammissibilità degli stessi.
Nella fase dibattimentale, nel momento in cui si verifichi la necessità di svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche, il Giudice, ai fini di un’adeguata formazione del proprio convincimento, può disporre la perizia e nominare il perito, scegliendolo tra gli iscritti negli appositi albi o tra persone fornite di particolare competenza nella specifica disciplina. Il perito ha l’obbligo di prestare il suo ufficio, salvo che ricorra motivo di astensione o di ricusazione .
Al perito verrà notificata la citazione a comparire all’udienza fissata per il conferimento dell’incarico ed un suo rifiuto ingiustificato o la sua omissione a comparire, senza addurre un legittimo impedimento, si configura con il reato di ‘Rifiuto di ufficio legalmente dovuto’ ed il giudice può ordinare l’accompagnamento coattivo e la condanna al pagamento di una somma da 51 a 516€.
Nel giorno e nell’ora fissati per l’udienza destinata al conferimento dell’incarico, per il quale viene redatto apposito verbale, il giudice accertate le sue generalità gli chiede se si trova in una delle condizioni previste dagli articoli 222 e 223, avvertendolo degli obblighi previsti dalla legge penale e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell’incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senza altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto su tutte le operazioni peritali”.
Al termine del giuramento il giudice informa il perito dell’oggetto dell’incarico e, sentiti il perito stesso, i consulenti tecnici delle parti, il PM ed i difensori, formula i quesiti che gli serviranno per un’adeguata formazione del proprio convincimento.
Se, a causa della complessità dei quesiti non sia possibile dare immediata risposta, il giudice concede non oltre novanta giorni, entro i quali il perito dovrà rispondere ai quesiti e dispone perché venga data comunicazione alle parti e ai consulenti tecnici.
In virtù della comunicazione alle parti in merito alle operazioni peritali, in sede di udienza sarebbe opportuno che il perito dichiari l’inizio delle stesse in modo tale da consentire loro la partecipazione alle attività di accertamento.
Il perito viene altresì autorizzato dal giudice alla consultazione di tutti gli atti prodotti, allo studio dei materiali in sequestro e all’utilizzo dei mezzi propri necessari alle operazioni peritali.
Ritornando al caso ipotizzato e proposto, i quesiti potrebbero vertere sull’accertamento della natura dei beni in sequestro, della loro valenza culturale e del loro interesse storico ed archeologico, sulla ricostruzione della provenienza, nonché sul presumibile valore commerciale e sulla quantificazione del danno inferto alla comunità scientifica per la loro sottrazione dai contesti di origine.
Al fine di rendere edotte le parti in sede di inizio delle operazioni peritali, il perito può procedere con una ricognizione degli atti contenuti all’interno del fascicolo per il dibattimento in modo tale da reperire i dati e le informazioni necessari agli accertamenti e alla formulazione delle risposte ai quesiti del giudice.
Saranno consultabili, quindi: scritti, supporti fotografici, fonografici o altro; verbali di arresto (anche in flagranza di reato); verbali di sequestro, fondamentali per la conoscenza preliminare dei beni sequestrati, la loro tipologia e la loro consistenza quantitativa; verbali di affidamento in giudiziale custodia, necessari per la conoscenza del luogo di conservazione dei beni stessi e soprattutto per l’attivazione delle procedure di accesso.
Nel giorno e nell’ora fissati per l’inizio delle operazioni peritali, il perito renderà edotte le parti su come intende procedere al fine degli accertamenti, esponendo loro la metodologia di intervento.
Le operazioni peritali dovranno tenere conto di modalità come la verifica del luogo di custodia, la verifica dello stato di conservazione dei beni, l’analisi autoptica, il rilievo fotografico e la schedatura, al fine di accertare l’interesse storico ed archeologico e l’appartenenza al Patrimonio Culturale ai sensi del Codice dei Beni Culturali.

Conclusioni

In ambito penale, le figure specialistiche dei beni culturali con una formazione accademica nel campo della conservazione e della valorizzazione e con particolari competenze giuridiche, ma soprattutto con una carriera professionale che evidenzi l’esperienza e le attività svolte con ‘perizia’, forniscono un significativo supporto per la predisposizione di consulenze tecnico-scientifiche sia per il compimento di singoli atti o per tutto il procedimento ed il processo.
Per intraprendere questa specialistica attività professionale occorre l’iscrizione agli albi dei consulenti presenti presso i tribunali.
Le perizie possono essere suddivise in due categorie: quelle richieste dal PM in seno alle indagini preliminari, che, caratterizzate dalla sola forma scritta, costituiscono gli elementi di prova del reato commesso ai fini del rinvio a giudizio e quelle disposte dal giudice in sede di dibattimento, di carattere scritto e orale, che costituiscono un mezzo di prova essenziale ed indispensabile ai fini della formazione del suo convincimento.
In generale la perizia prodotta deve essere significativa rispetto alle necessità processuali, mantenendo una presunta neutralità e deve andare ogni ragionevole dubbio ai fini del libero convincimento del giudice.
Gli aspetti fondamentali che il perito deve necessariamente tenere in considerazione sono, innanzitutto la sua capacità di rispondere il maniera diretta, chiara e puntuale ai quesiti, nel rispetto delle necessità processuali; di argomentare le risposte con coerenza logica rispetto alle operazioni peritali; concludere con una sintesi che contenga i punti fondamentali delle argomentazioni in rapporto alle risposte.

Sabina Angelucci

Fonti:

-Codice Penale. Leggi complementari, a cura di Raffaele Marino e Rossana Petrucci, XLV Edizione 2019, Gruppo Editoriale Simone
-Codice di Procedura Penale. Leggi complementari, a cura di Giustino Gatti, XXXVIII Edizione 2018, Gruppo Editoriale Simone
-R. LEONCAVALLO, L. TROMBACCO, Nuovo Dizionario della lingua latina, Napoli 1858, p. 325
-I. PINI, Città, comuni e corporazioni nel medioevo italiano, Bologna 1989
-http://www.criminologi.com/
-https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1941-12-18;1368
-https://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/04042dl.htm
-https://www.altalex.com/documents/altalexpedia/2018/07/24/archiviazione-del-procedimento-penale

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