Beni Culturali

Ricerche archeologiche e premi di rinvenimento – di Sabina Angelucci

Premessa

Codice dei beni culturali e del paesaggio e circolari ministeriali

Il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, disciplina i ritrovamenti e le scoperte nell’ambito del territorio nazionale.

Ai sensi dell’art. 88 (Attività di ricerca), le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento di beni culturali in qualunque parte del territorio nazionale sono riservate al Ministero che, può ordinare l’occupazione temporanea degli immobili ove devono eseguirsi le ricerche e le opere.

Nel verificarsi l’esigenza di svolgere attività di ricerca su un immobile non appartenente allo Stato, il proprietario dell’immobile ha diritto ad un’indennità per l’occupazione. Questa viene determinata secondo le modalità stabilite dalle disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità e può essere corrisposta in denaro o, a richiesta del proprietario, mediante rilascio delle cose ritrovate o di parte di esse, quando non interessino le raccolte dello Stato.

Le attività di ricerca possono essere affidate in concessione anche a soggetti pubblici o privati, e ai sensi dell’art. 89 (Concessione di ricerca), il Ministero può emettere a favore del concessionario il decreto di occupazione degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.

Il concessionario è obbligato ad osservare, oltre alle prescrizioni imposte nell’atto di concessione, tutte le altre che il Ministero ritenga di impartire e in caso di inosservanza la concessione è revocata.

Ai sensi dell’art. 92 (Premio per i ritrovamenti) il Ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate al proprietario dell’immobile dove è avvenuto il ritrovamento e al concessionario dell’attività di ricerca, di cui all’articolo 89, qualora l’attività medesima non rientri tra i suoi scopi istituzionali o statutari.

Il proprietario interessato può ricevere come premio di rinvenimento o una corresponsione in denaro o il rilascio di parte dei beni ritrovati o un credito di imposta di pari ammontare, secondo le modalità e con i limiti stabiliti con decreto adottato dal Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.

Per la determinazione del premio di rinvenimento agli aventi titolo, il Ministero provvede preliminarmente alla stima dei beni ritrovati ed in questa fase, ai richiedenti, è corrisposto un acconto in misura non superiore ad un quinto del valore, determinato in via provvisoria, delle cose ritrovate. Nel caso in cui gli aventi titolo non accettino la stima definitiva del Ministero, il valore delle cose ritrovate è determinato da un terzo, designato concordemente dalle parti e se esse non si accordano per la nomina del terzo ovvero per la sua sostituzione, qualora il terzo nominato non voglia o non possa accettare l’incarico, la nomina è effettuata, su richiesta di una delle parti, dal presidente del tribunale del luogo in cui le cose sono state ritrovate, con un anticipo delle spese di perizia da parte degli aventi titolo al premio.

La Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali, con circolare n. 4 del 10.01.2019 indirizzata alle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (ABAP), ai Parchi Archeologici e per conoscenza all’Ufficio di Gabinetto del Ministero e all’Ufficio Legislativo, ha provveduto ad aggiornare le procedure connesse al rilascio della concessione di ricerche e scavi archeologici, di cui agli artt. 88 e 89 del D.Lgs 42/2004, coordinandole con i vigenti principi normativi in materia di amministrazione digitale e riordinando le direttive impartite con le precedenti circolari e lettere circolari, che devono intendersi abrogate.

Il Direttore generale, in esecuzione del DM n. 44 del 23.01.2016, art. 2, comma 2 lettera e), affida in concessione a soggetti pubblici o privati l’esecuzione di ricerche archeologiche o di opere dirette al ritrovamento di beni culturali, ai sensi dell’articolo 89 del codice.

Il Direttore generale, in esecuzione del DM n. 44 del 23.01.2016, art. 2, comma 2 lettera f), provvede al pagamento del premio di rinvenimento nei casi previsti dall’articolo 92 del Codice.

La circolare n. 4 del 10.01.2019 della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, in merito ai premi precisa che per limitare il più possibile le spese relative ai premi di rinvenimento, non sono autorizzati soggetti pubblici o privati che richiedono la concessione di ricerche archeologiche su terreni in proprietà di privati, a meno che non vi sia una esplicita dichiarazione di rinuncia al premio da parte del proprietario o in alternativa una dichiarazione del concessionario di farsene carico, pagando direttamente all’avente diritto la somma da calcolarsi sulla base dei conteggi effettuati dalla Soprintendenza competente, con l’obbligo di tenere indenne l’Amministrazione dello Stato da ogni conseguenza patrimoniale dannosa.

Precisa inoltre che, in virtù del parere legislativo del Ministero (prot. 4167 del 13 marzo 2013, trasmesso con circolare n. 8/2013 della Direzione Generale per le Antichità), è ammesso l’accollo del premio da parte dell’ente concessionario o altro soggetto giuridico da esso indicato, ma non già da parte di singole persone fisiche, che non possono offrire le necessarie garanzie di solvibilità, considerato che la richiesta del premio può essere avanzata dagli aventi diritto anche a distanza di anni dal rinvenimento dei beni archeologici, beninteso entro i limiti cronologici ordinari di prescrizione del relativo diritto.

Nel caso in cui gli immobili interessati dagli scavi in concessione siano proprietà di enti pubblici territoriali, nonostante il Consiglio di Stato abbia stabilito il principio secondo il quale ad essi non spetti il premio di rinvenimento, in quanto trattasi di soggetti che istituzionalmente concorrono al perseguimento del pubblico interesse alla conservazione ed incremento del patrimonio culturale della collettività (Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza n. 230/2015), la circolare ministeriale ribadisce la opportunità di continuare a richiederne in via precauzionale la rinuncia poiché detta sentenza, avendo deciso su di un caso specifico, rappresenta un mero precedente giurisprudenziale privo di valore di legge.

L’atto di indirizzo in relazione alle richieste di concessioni di scavo e di ricerca, precisato con la circolare suddetta, stabilisce le indicazioni procedurali ai fini della presentazione delle istanze per il tramite dell’Istituto Centrale per l’Archeologia e della Direzione Generale Organizzazione per l’implementazione del Nuovo Portale dei Procedimenti del MiBAC.

La nuova modulistica predisposta in linea con il D.Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005 (Codice dell’amministrazione digitale) è scaricabile su sito della Direzione – Istituto Centrale per l’Archeologia e le istruzioni operative per la compilazione della documentazione sono dettate nell’allegato n. 1 della suddetta circolare.

Dalla lettura della modulistica prevista emerge l’obbligo della presentazione delle seguenti dichiarazioni:

  1. rinuncia al premio di rinvenimento (art. 92, D.lgs. 42/2004) da parte dell’ente concessionario e di accollo delle indennità di occupazione del terreno dove saranno eseguite le ricerche;
  2. rinuncia, da parte del proprietario del terreno, dell’eventuale premio di rinvenimento
  3. accollo, da parte dell’ente concessionario, del premio di rinvenimento a favore del/i proprietario/i, nel caso in cui questo/i non rinuncino, pagando direttamente all’avente diritto la somma da calcolarsi sulla base dei conteggi effettuati dalla Soprintendenza competente e obbligandosi verso l’amministrazione dello Stato a tenerla indenne da ogni conseguenza patrimoniale dannosa;
  4. rinuncia al premio di rinvenimento, a titolo cautelativo, da parte del direttore di scavo;
  5. rinuncia al premio di rinvenimento, a titolo cautelativo, da parte dei membri dello staff che abbiano incarichi o responsabilità sullo scavo;

 

Conclusioni

Fermo restando che non sono mai state apportate modifiche all’articolo 92 del Codice relativo al premio per i ritrovamenti da corrispondere al proprietario dell’immobile dove sono state effettuate le ricerche, continuando ad essere in vigore a tutti effetti, in questa sede si è voluto evidenziare come la circolare n. 4 del 10.01.2019  sia un mero atto di indirizzo della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio in merito alla procedura relativa alla concessione di ricerche e scavi archeologici, ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004, artt. 88-89 e che non può, quindi imporre la rinuncia ai premi da parte dei proprietari degli immobili.

Essa è diretta alle Soprintendenze ABAP e ai Parchi Archeologici, organi ed uffici periferici ovvero sottordinati, i quali sono incaricati di valutare le richieste ai fini del rilascio della concessione da parte della Direzione Generale.

La circolare è un atto espressivo del potere di autorganizzazione della Direzione Generale ABAP del MiBAC e si colloca nel rapporto tra uffici di grado diverso, appartenenti alla medesima Amministrazione. Nello specifico la sua funzione è quella di: proseguire nell’attività di aggiornamento delle procedure connesse al rilascio della concessione di ricerche e scavi archeologici (artt. 88 e 89 del D.Lgs. 42/2004); rispondere all’esigenza di potenziare la standardizzazione della documentazione e la razionalizzazione delle procedure, al fine di assicurare una maggiore efficienza e speditezza dei procedimenti; rendere più efficace l’attività di tutela dei beni portati alla luce, attraverso l’esercizio di un controllo più puntuale sull’attività di ricerca, sulle condizioni in cui vengono lasciati i siti al termine delle annuali campagne di scavo, nonché sulle modalità di conservazione dei reperti.

Si tratta quindi di un atto endogeno alla Pubblica Amministrazione e, conseguentemente, l’incidenza nei confronti di rapporti esterni ad essa è indiretta e successiva, con la possibilità di impugnare dinnanzi al giudice amministrativo solo gli atti che ne costituiscono diretta applicazione e dotati di efficacia lesiva.

La circolare non è una fonte del diritto, ma si limita a veicolare disposizioni interne alla PA.

 

Fonti normative

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio

Circolare n. 4 del 10.01.2019 della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali

Decreto Ministeriale  n. 44 del 23.01.2016,  Riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Decreto Legislativo n. 82 del 7 marzo 2005, Codice dell’amministrazione digitale

Parere legislativo del Ministero (prot. 4167 del 13 marzo 2013, trasmesso con circolare n. 8/2013 della Direzione Generale per le Antichità)

Circolare n. 94 del 10.07.2000 dell’Ufficio centrale Beni ambientali, architettonici, archeologici, artistici e storici;

Direzione generale Beni archeologici,  lettere circolari prot. 14184 del 30.09.2004 e prot. 958 del 04.10.2005 della

Circolare n. 24 del 04.12.2012 della Direzione generale Antichità,

Circolare n. 3 del 09.02.2015 e Direzione generale Archeologia

Circolare n. 6 del 15.02.2016 della Direzione generale Archeologia

Circolare n. 21 del 25.10.2016 della Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio

Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza n. 230/2015

Sitografia

http://www.ic_archeo.beniculturali.it

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