Criminologia

Cassazione: gli elementi costitutivi del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Quando parole e gesti posso definirne i presupposti.

Per far sì che si configuri il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, l’art. 341 bis del Codice Penale stabilisce la necessarietà di un’azione esperita in presenza di almeno due persone (Sez. 6, n. 16527 del 30/1/2017, Ciotti, Rv. 270581), essendo tale il requisito numerico minimo perché possano ravvisarsi l’elemento delle “più persone”.

Una volta che venga provata la presenza delle persone, ai fini della configurabilità del reato di oltraggio su indicato è però sufficiente la mera possibilità della percezione dell’offesa da parte dei presenti (Sez. 6 n. 29406 del 06/06/2018, Raimondo, Rv. 273466), atteso che già questa potenzialità costituisce un aggravio psicologico che può compromettere la sua prestazione, disturbandolo mentre compie un atto del suo ufficio, facendogli avvertire condizioni avverse tanto per lui quanto per la pubblica amministrazione di cui fa parte, e ulteriori rispetto a quelle ordinarie (Sez. 6, n. 15440 del 17/03/2016, Saad, Rv. 266546; Sez. 6, n. 19010 del 28/03/2017, Trombetta, Rv. 269828).

Così si è pronunciata la Corte di Cassazione Penale Sez. VI con la sentenza n. 47879 del 25/11/2019.

Tale provvedimento ha l’intento di garantire le Forze dell’Ordine e punire senza giustificazione alcuna chi adotta atteggiamenti oltraggiosi. Infatti, molto spesso, non sono state rare decisioni di archiviazione in quanto le accuse o i comportamenti sono stati considerati troppo lievi e occasionali al fine di costituire reato.

E’ bene ricordare che l’art. 341 bis C.P. definisce oltraggio la condotta di una persona che offende l’onore e il prestigio di un Pubblico Ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. E le condizioni affinché si determini tale tipologia di reato sono le seguenti:

  • l’offesa viene posta in luogo pubblico o aperto al pubblico (cinema ad esempio);
  • la condotta offensiva viene messa in atto in presenza di più persone;
  • l’offesa dovrà contenere parole o frasi volgari od offensive che assumono una valenza oggettivamente denigratoria;
  • se l’offesa avviene per via telefonica o telegrafica non si configura oltraggio;
  • l’offesa dovrà avvenire nel momento in cui il pubblico ufficiale stia svolgendo i propri atti d’ufficio; quest’ultimo punto risulta molto importante in quanto distingue l’offesa al pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni (che non costituisce reato) da quella rivolta verso chi compie un atto d’ufficio, per l’appunto.

Al fine di spiegare al meglio tale distinzione, consideriamo un soggetto che insulti un operatore di polizia locale: se l’ingiuria non si verifichi o comunque non sia causata da un atto esperito d’ufficio ma solo per il fatto di indossare una divisa, essa non può essere identificata come reato; mentre nel caso in cui un operatore venga insultato al momento di una elevazione di una sanzione pecuniaria derivante da una violazione al Codice della Strada allora sarà considerata oltraggio.

Inoltre, una recente sentenza del Tribunale Ordinario di Campobasso ha stabilito che il reato di oltraggio a pubblico ufficiale non si viene a definire in caso di una reazione genericamente minatoria e se espressione di sentimenti ostili in mancanza di una specifica progettazione di un danno ingiusto.

Per cui si dovrà necessariamente turbare il pubblico ufficiale durante l’assolvimento dei suoi compiti istituzionali; inoltre non esiste reato qualora la reazione sia successiva ad un abuso di potere da parte del pubblico ufficiale.

Altra domanda da porsi: un applauso ironico rivolto a un pubblico ufficiale può considerarsi reato?

Anche qui la Suprema Corte è intervenuta con sentenza n. 48555 del 28/11/2019. Ai fini della configurabilità del delitto di oltraggio (nel caso di specie si trattava di un magistrato durante un’udienza), rientrano nell’ambito del legittimo esercizio del diritto di critica le espressioni o gli apprezzamenti che investono la legittimità o l’opportunità del provvedimento in sé considerato, non quelli invece rivolti all’ufficiale.

Pertanto, la giurisprudenza della Corte ha sottolineato che l’esercizio del diritto di critica presuppone che le espressioni debbano essere contenute in termini corretti e misurati; non debbono assumere toni lesivi della onorabilità del destinatario.

In definitiva, l’oltraggio a pubblico ufficiale può essere integrato sia da una frase offensiva sia da un semplice gesto c.d. “muto”. Tale gesto deve contenere disprezzo così come socialmente inteso nel contesto culturale in cui si proferisce.

Concludendo, si evidenzia il fatto che se una determinata fattispecie non costituisca reato di oltraggio a pubblico ufficiale ciò non esclude che possano sussistere altri illeciti: si pensi al reato di minaccia (“te la faccio pagare” oppure “ora vedrai che ti succede”), di diffamazione (esempio tramite un post su Facebook), oppure di illecito civile di ingiuria (in tal caso si potrà subire una causa civile per un risarcimento del danno e quindi concludersi con una sanzione civile da versarsi alla Cassa delle Ammende).

 

 

 

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