Pillole di Eunomia

L’inseguimento investigativo: nuove considerazioni e pronunce da parte della Suprema Corte

L’art. 382 c.p.p. descrive espressamente cosa si intenda per inseguimento di polizia giudiziaria, più specificatamente: “E’ in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere i reato ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima”.

L’inseguimento, nel corso degli anni, è divenuto vera e propria arte: cioè l’attività di investigazione, quella continua e senza interruzioni, era considerata come lo strumento più idoneo per delineare e tenere in vita la flagranza del reato (ciò affinchè si potesse procedere con l’arresto).

Pertanto, il vero scopo dell’attività di polizia giudiziaria, una volta, poteva non essere quello di ricercare le fonti di prova, bensì quello di procedere alla più semplice e sbrigativa applicazione della misura precautelare dell’arresto.

Non a caso, negli anni, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata più volte nel merito, al fine di circorscrivere il campo d’azione dell’inseguimento investigativo, ascrivibile al concetto di “quasi flagranza”. In questo senso, ne è scaturito che l’inseguimento scaturisce dalla diretta cognizione delle tracce e degli effetti del reato, degli oggetti raccolti e così via.

Pertanto deve necessariamente esserci un nesso, concreto e tangibile, che colleghi l’inseguito all’inseguitore. Non sono sufficienti le dichiarazioni rese dalla persona offesa, dalle persone informate sui fatti e nemmeno la confessione dell’arrestato.

Il tema è stato ampiamente discusso e toccato dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 19948 del 04/04/2017, in cui si dispone che <<in tema di arresto operato dalla polizia giudiziaria nella quasi flagranza del reato, il requisito – previsto dall’art. 382, c. 1, c.p.p. – della “sorpresa” dell’indiziato con “cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima” non richiede che la p.g. abbia diretta percezione dei fatti, nè che la sorpresa avvenga in modo non casuale, correlandosi invece alla diretta percezione da parte della stessa soltanto degli elementi idonei a farle ritenere sussistente, con altissima probabilità, la responsabilità del medesimo, nei limiti temporali determinati dalla commissione del reato “immediatamente prima”, locuzione dal significato analogo a quella “poco prima” utilizzata dal previgente codice di rito, di cui rappresenta una mera puntualizzazione quanto alla connessione temporale tra reato e sorpresa>>.

Quindi l’insegumento ritroverebbe una giusta legittimazione nel momento in cui non si basi su mere testimonianze; dunque, le basi su cui tale legittimazione dovrà delinearsi sono le fonti di prova da considerarsi idonee a definire la responsabilità del reo nell’immediatezza del fatto (rimettendo a centro di tutto il tema del tempo, del limite temporale della flagranza).

Altra sentenza divenuta fondamentale al fine di dirimere la questione, è la recentissiman n. 37303 del 14/06/2019 (Corte di Cassazione Penale). La seconda sezione penale della Corte, in tema di arresto in flagranza, ha affermato che l’elemento rilevante, ai fini della flagranza, è che la polizia giudiziaria percepisca in modo diretto gli elementi che inducano a ritenere con elevata probabilità la responsabilità dell’arrestato. La Suprema Corte ha precisato altresì che la percezione diretta presuppone un’immediatezza di intervento rispetto al fatto-reato, e quindi a seguito delle primissime indagini, in assenza della sorpresa del responsabile da parte della polizia giudiziaria nell’atto di commettere l’illecito.

Pertanto, una rigorosa interpretazione della quasi flagranza impone all’interprete –e, primi fra tutti, agli organi inquirenti –l’esigenza di ravvisare una correlazione funzionale, ancor prima che logica e giuridica, tra il fatto delittuoso e la misura limitativa sotto il profilo di una percezione diretta dell’azione criminosa da parte di coloro che eseguono la stessa, in modo da rispettare i presupposti normativi di immediatezza e di continuità: soltanto una simile esegesi è in grado di scongiurare che le limitazioni della libertà personale, in casi urgenti e indifferibili, trovino la propria piattaforma “probatoria” in un’attività valutativa delle risultanze investigative, di esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria e, in quanto tale, aliena alla tematica dell’arresto in flagranza

La conclusione alla nostra questione è ravvisabile in una recente sentenza della Corte (novembre 2019) che detta gli elementi utili a circoscrivere i casi di quasi – flagranza in un caso di estrema attualità in quanto connesso all’attività di infortunistica stradale.

<<Non sfugge che la giurisprudenza di quetsa Corte ha affermato che è illegittimo l’arresto in flagranza operato dalla p.g. sulla base delle informazioni fornite dalla vittima o da terzi nell’immediatezza del fatto, poichè, in tale ipotesi, non sussiste la condizione di “quasi flagranza”, la quale presuppone l’immediata ed autonoma percezione, da parte di chi proceda all’arresto, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’ndiziato. Il principio è stato affermato in riferimento al reato di fuga dopo un incidente stradale: la Suprema Corte ha ritenuto esente da censure l’ordinanza di non convalida dell’arresto in quanto eseguito all’esito di investigazioni durate circa ventuno ore, con assunzione di sommarie informazioni e verifiche sui veicoli coinvolti (n. 23162 del 13/04/2017). Occorre peraltro ricordare che, analizzando una fattispecie del tutto sovrapponibile a quella che oggi occupa, la Corte Suprema ha annullato l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari che, in considerazione del lasso di tempo trascorso dal fatto alla redazione del verbale d’arresto, non aveva convalidato l’arresto della persona che si era data alla fuga dopo un incidente stradale. Nle caso, la Polizia era giunta sul posto pochi minuti dopo il sinistro e, senza intervalli temporali, aveva proceduto all’accertamento dei fatti ed alla identificazione dell’autore del reato, tratto in arresto presso l’abitazione; come detto, la Corte regolatrice ha ritenuto sussistente la “quasi flagranza”, posto che gli operanti, verificata la appartenenza del tergicristallo sequestrato accanto alla vittima, sul luogo dell’incidente, alla vettura in possesso dell’indagata, avevano constatato la riferibilità alla pervenuta di tracce del reato commesso poco tempo prima (n. 1797 del 18/10/2018). Si deve, dunque, in questa sede ribadire, per condivise ragioni, che la quasi flagranza di reato ricorre quando l’arresto è operato dalla p.g. sulla base dell’immediata ed autonoma percezione delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’indiziato.

Nel caso che si esamina, i verbalizzanti rinvennero, nell’immediatezza del fatto, sul luogo del sinistro un logo di plastica riferibile al marchio SMART. Ritenendo che il frammento si fosse staccato dall’auto investitrice, a causa dell’impatto con il corpo del pedone rovinosamente investito, gli agenti si misero alla ricerca di una vettura corrispondente alle caratteristiche inferibili dal logo di cui si è detto. Nel volgere poche ore, individuarono una vettura SMART, con il parabrezza gravemente danneggiato, parcheggiata sulla pubblica via; decisero allora di recarsi presso l’abitazione dell’intestatario del veicolo, tale P.E., ove trovarono F.M., figlio dell’intestataria del mezzo, il quale rese nell’immediatezza dichiarazioni confessorie sull’investimento e sulla successiva fuga. Come si vede, elementi fattuali indicati dallo stesso giudicante evidenziano che i verbalizzanti che procedettero all’arresto ebbero immediata percezione delle tracce del reato e della loro riconducibilità all’indiziato, nei termini ora riferiti. Si tratta di evenienze che valgono conclusivamente a ritenere integrata, rispetto ad entrambe le fattispecie in addebito, l’ipotesi della quasi flagranza, che, secondo diritto vivente, si realizza allorquando vi sia la immediata ed autonoma percezione, da parte di chi procede all’arresto, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’indiziato (n. 39131 del 24/11/2015). E’ poi appena il caso di rilevare che l’arresto intervenne nel volgere di meno di cinque ore dal mortale investimento e dalla susseguente fuga, di talchè non è dato apprezzare la rilevanza della ulteriore questione relativa della possibile dilatazione temporale dello stato di flagranza del reato di fuga ex art. 189 C.d.S., c. 6, oltre le ventiquattro ore dal fatto, nè il concreto interesse delle parti a disquisire sul punto 3. In conclusione, il provvedimento impugnato, vulnerato dalle censite aporie motivazionali, deve essere annullato senza rinvio. La giurisprudenza di legittimità ha infatti chiarito che l’annullamento, da parte della Suprema Corte di Cassazione, dell’ordinanza di non convalida dell’arresto in flagranza va disposto senza rinvio, con l’indicazione che l’arresto è stato effettuato legittimamente. Al riguardo, si è precisato che, in caso di accogliemento del ricorso per cassazione del pubblico ministero, avverso l’ordinanza di diniego della convalida dell’arresto, l’annullamento deve essere disposto senza rinvio, poichè il ricorso, avendo ad oggetto la rivisitazione di una fase ormai definitivamente perenta, è finalizzato esclusivamente alla definizione della correttezza dell’operato degli agenti di polizia giudiziaria; e che l’eventuale rinvio Pagine 4 di 5 del provvedimento impugnato solleciterebbe soltanto una pronuncia meramente formale, senza alcuna ricaduta di effetti giuridici. E si è osservato che, al fine di fare salva la valutazione della legalità dell’arresto da parte dei verbalizzanti, occorre inserire nel dispositivo la formula aggiuntiva “perchè la’rresto è stato effettuato legittimamente” (n. 26207 del 12/05/2010).>>

La predetta sentenza conferma che l’inseguimento investigativo è vivo e ben definito purchè non si fondi su indicazioni delle persone informate sui fatti o della persona offesa. Pertanto, il perno dell’arresto avvenuto in quasi flagranza è rappresentato dalla diretta ed oggettiva percezione delle fonti di prova da parte della polizia giudiziaria e l’inseguimento, continuo e senza interruzioni, dovrà essere effettuato per mezzo di tale stessa percezione.

 

 

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