Psicologia

Riconciliarsi con i propri stati d’animo, senza paura.

Il solo modo di modificare come ci sentiamo consiste nel divenire consapevoli della nostra esperienza interiore, imparando a diventare amici di ciò che accade dentro di noi”.
Con questo passo tratto dal libro “Il corpo accusa il colpo”, di Van Der Kolk, l’autore intende sottolineare come, al fine di riconciliarsi con i propri stati d’animo, sia necessario attraversarli senza paura, farseli in qualche modo amici.
Nel testo citato si parla in particolare di esperienze traumatiche e delle modalità per elaborarle nel modo più funzionale possibile, tuttavia quanto affermato è da considerarsi valido di per sé.
Molto spesso infatti, posti di fronte alle nostre paure o insicurezze, adottiamo delle strategie di “evitamento”, dei meccanismi che ci permettono di interrompere il contatto con l’esperienza presente, distaccandoci dalla sensazione, dall’emozione o dal pensiero spiacevole, e limitando così le conseguenze potenzialmente negative ad essi associate.
Tutte queste strategie sono finalizzate a ripristinare, almeno sul momento, un senso di controllo e un’efficacia nelle performance quotidiane, e, entro certi limiti, possono essere considerate funzionali.
Tuttavia, nel momento in cui il “materiale” interiore da evitare diventa troppo ingombrante e il distacco diviene una modalità abituale, si rischia di ritrovarsi a concentrare tutti i propri sforzi verso l’evitamento di sensazioni spiacevoli, anziché sulla ricerca attiva di esperienze gratificanti.
Possiamo, ad esempio, deflettere da un argomento che non ci piace cambiando discorso o arrabbiandoci, possiamo evitare un pensiero o una sensazione focalizzando l’attenzione su qualcos’altro, oppure impegnandoci ostinatamente in qualcosa che ci stanchi abbastanza da permetterci di non sentire, narcotizzando i sensi con il lavoro, con il cibo o con l’alcol.
Si limita la propria stessa autonomia nel disperato tentativo di proteggersi da ciò che potrebbe accadere se solo ci si lasciasse andare…
La conseguenza di una tale abitudine, a lungo termine, sarà una rigidità e una notevole riduzione della cosiddetta “finestra di tolleranza”. In pratica, saranno sempre di più le situazioni in cui ci sentiremo in qualche modo impacciati, a rischio o a disagio, a scapito di un atteggiamento curioso e spontaneo, principale veicolo di esperienze piacevoli, stimolanti e nutrienti.
E così ciò che fino a un certo punto della nostra vita ci ha salvato inizia a non funzionare più, si inizia ad avvertire il peso sempre più gravoso di tutto ciò che, non potendo più essere negato, chiede prepotentemente di essere visto, ascoltato, compreso, elaborato.
Questa presa di coscienza può essere spaventosa, poiché obbliga al contatto con parti di sé che si teme siano ingestibili o in grado di sopraffarci. Tuttavia è il primo passo per il raggiungimento di uno stato di benessere psico-fisico, attraverso l’acquisizione di nuove strategie più mature, che consentano di gestire in modo consapevole e proattivo le situazioni della vita e di muoversi liberamente nella propria esistenza, costruendo relazioni sane basate sull’apertura e sull’accettazione.
La pandemia attualmente in atto, per molte persone, ha comportato un contatto forzato e indesiderato con esperienze, emozioni, ricordi o pensieri in grado di ingenerare una profonda destabilizzazione.
Dipende dal livello di consapevolezza e apertura di ognuno il significato che a questa esperienza verrà attribuito e il modo in cui essa verrà collocata nel proprio racconto autobiografico.
Possiamo scegliere, ad esempio, di cedere alla tentazione del lamento perpetuo, criticando e lagnandoci di tutto e tutti pur di evitare una qualsiasi forma di responsabilità verso sé stessi e verso l’altro, pur di proteggerci dalla spaventosa idea di dover modificare in un senso ecologico e anticonsumistico il nostro stile di vita, oppure possiamo decidere di investire le nostre energie diversamente, facendo di necessità virtù, cercando in questa situazione uno spazio di crescita, approfittandone per dedicarci a quelle attività che altrimenti non avrebbero potuto essere svolte per mancanza di tempo.
Altre persone ancora staranno scoprendo a malincuore che di tutto il tempo che hanno a disposizione (e che magari hanno desiderato per anni) non sanno che farsene, talmente hanno perso il contatto con i loro bisogni più profondi.
Ed è proprio nel recupero del contatto intimo con sé stessi che il lavoro psicologico gioca un ruolo fondamentale, poiché solo quando si riuscirà a guardarsi dentro con coraggio, imparando a convivere con i propri demoni, sarà davvero possibile autodeterminarsi in modo libero.
Allora avremo smesso di fuggire e avremo iniziato ad “andare verso” ciò che davvero desideriamo.
Per questo, ora più che mai, è importante essere onesti con sé stessi circa le proprie difficoltà, senza paura di chiedere, laddove necessario, l’aiuto di un professionista.
Usufruire di uno spazio sicuro, in cui ci si possa confrontare con il poprio mondo interno e con i fantasmi che lo abitano, può rivelarsi una scelta cruciale in grado di modificare radicalmente il proprio approccio e, di conseguenza, la propria esperenza dell’isolamento e della vita stessa.
Inoltre, nel momento in cui siamo in relazione con altre persone, intraprendere un percorso di crescita personale può essere considerato un atto d’amore anche verso l’altro, oltre che verso sé stessi.
Stare a contatto con il proprio mondo interno può significare dover fare i conti con sensi di colpa, sentimenti di vergogna, di inadeguatezza, abbandono o altre forme di sofferenza che in passato, per vari motivi, non è stato possibile affrontare.
Ora è il momento del cambiamento, è il momento in cui cambiare le nostre abitudini, da impossibile, diviene necessario, obbligatorio, dimostrandoci, nostro malgrado, che è sempre possibile un adattamento creativo e abbiamo sempre la possibilità di re-inventare una versione più integrata e, soprattutto, più felice di noi stessi.

dott.ssa Emiliana Feroli

 

Bibliografia

Van Der Kolk, B., “Il corpo accusa il colpo”, Raffaello Cortina, Milano, 2015.

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