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“Questo giardino mi ha portato a sognare” – Sul furto e sullo stile delle opere rubate di Vincent Van Gogh.

Il furto del Giardino della Canonica a Nuenen in primavera, di Vincent Van Gogh, (fig.2) sottratto al Museo Singer di Landen1, rinvia a quello delle due tele dello stesso artista Spiaggia di Scheveningen durante un temporale e All’uscita dalla chiesa protestante di Nuenen, (figg.1-4) rubate al Museo Van Gogh di Amsterdam nel 2002, non solo e non tanto per le modalità della sottrazione, di cui pure si dirà, quanto perché le tre opere appartengono agli anni della formazione di Vincent; costituiscono le prove giovanili dell’artista in cui lo studio del colore è una costante delle sue riflessioni, così come la necessità del lavoro en pleine air a costo della sua salute e del giusto sacrificio per lo scrutamento della natura

Andrò fuori a lavorare all’aria aperta, anche se questo dovesse provocare il ritorno della mia malattia. Non posso trattenermi dal lavorare più a lungo. L’arte è gelosa, non vuole che a lei si preferiscano le malattie, così faccio quanto desidera2

La marina di Scheveningen con le sue atmosfere mutevoli, nell’estate del 1882, è da stimolo a Vincent per le meditazioni sulla luce e sul colore prodotti dalla natura. L’artista racconta a Theo che vi si reca per scrutare il mare in tempesta e per studiare la forza del vento e delle onde, per catturare le condizioni atmosferiche di quel litorale.

Per tutta la settimana abbiamo avuto tempeste e pioggia qui, e sono stato a Scheveningen molte volte per vederlo. E torno con due piccoli paesaggi marini. C’è già molta sabbia sulla prima tela, ma con la seconda, quando c’è stata davvero una tempesta e il mare si è avvicinato molto alle dune, ho dovuto raschiare tutto, due volte, a causa dello spesso strato di sabbia che la copriva completamente. Il vento era così forte che riuscivo a malapena a stare in piedi e a vedere attraverso le nuvole di sabbia. Ho provato comunque a buttarlo giù, dipingendolo immediatamente in una piccola locanda dietro le dune, dopo averlo raschiato via tutto, e poi sono uscito per dare un’altra occhiata da lì3.

In questa lettera la seconda delle due tele che menziona è proprio quella con la Spiaggia di Scheveningen durante un temporale. (fig.1) I colori non sono ancora quelli ardenti delle sue opere più famose, ma in essi vi è tutto l’entusiasmo del neofita che guarda la natura con occhi nuovi al variare del tempo, dell’ora del giorno e della luce; tuttavia la lucidità del suo giudice interiore, obiettivo e spietato, lo induce ad essere severo con quelli che considera soltanto studi, prove che non hanno molta importanza.
Vincent cattura, in questa tela realizzata di getto, un’istantanea del cielo e del mare in burrasca, resi con un turbinio di blu, grigi e di bianchi, estremamente materici. Fra quelle dune di sabbia Vincent sente che può fare un buon studio della terra e del cielo ma invita il fratello a non tenerne conto, in quanto avverte di poter farne diversi e migliori. Valuta quelle opere semplici esercitazioni su marine. Infatti le porta con sé allorché lascia l’Aja per Nuenen; quando però riparte per Anversa, nel 1885, le abbandona insieme a molti altri lavori4.

E’ ancora l’indagine sul colore nell’agosto del 1883 ad occupare i suoi pensieri

Ma ora che una specie di debolezza mi impedisce di lavorare nel solito modo, sembra che potrebbe aiutarmi anziché ostacolarmi; ora che mi lascio andare un po’ e guardo le cose attraverso le ciglia mi sembra di vederle meglio, come macchie di colore in contrasto reciproco; sono curioso di vedere l’evoluzione e la conclusione di questo fenomeno; mi è capitato di stupirmi di non essere maggiormente colorista perché il mio temperamento mi porta ad esserlo finora però il mio senso dei colori non si è ancora sviluppato, ripeto sono curioso di conoscere la conclusione”5

Il Giardino della Canonica a Nuenen in primavera e la tela All’uscita dalla chiesa protestante di Nuenen, entrambe del 1884, sono realizzati quando, ventinovenne, Vincent si rifugia presso la casa paterna nel Brabante per un periodo di riposo, durante il quale -come comunica al fratello Theo- avrebbe potuto vivere come un uomo di campagna e dedicarsi soltanto alla pittura.

A Neunen Vincent trascorre due anni di intenso lavoro, eseguendo circa duecento dipinti e alcune centinaia di disegni e acquerelli.
Queste due opere appartengono quindi ad un tempo di relativa calma per Vincent quando, dopo l’infelice vicenda con Sien, i rapporti con i genitori, sembrano pacati, nonostante lo assilli lo stato di salute della madre, fratturata ad una gamba. Dalle lettere di questi mesi affiorano il dissidio interiore tra amore e arte; i ragionamenti sulla qualità della sua pittura di cui è insoddisfatto, sul mercato e sul valore delle sue opere che non ritiene ancora degne di un confronto e di una valutazione.
In quella condizione di quiete e di meditazione rilegge le poesie di Jules Breton e si appassiona a quelle di Francois Coppée, che invia a Theo e all’amico e mentore Anthon van Rappard. Nella lettera del 2 marzo all’amico, trascrive la poesia Tristement di Coppée, le cui tonalità crepuscolari corrispondono all’atmosfera presente negli schizzi allegati, quello del Giardino della Canonica a Nuenen in primavera e il Viale dei Pioppi

Ossessionato da queste parole, vedovanza e autunno, il
mio sogno non vuole che altri esprimano
questa immensa e monotona malinconia
che toglie ogni speranza e ogni desiderio di amare.

Evoca costantemente un lunghissimo vicolo di
platani giganti, mezzo spogliati,
in cui una donna in grande lutto e velata
avanza lentamente sull’erba pallida[…] 6

Poi Vincent aggiunge “Questo giardino mi ha portato a sognare, e da allora ho fatto un altro dello stesso soggetto, anche con una piccola apparizione nera, che ancora una volta non è in esso come un esempio della struttura del corpo umano degno di imitare, ma come una macchia” 7. (fig.3)
Vincent racconta a Theo di quel giardino così amato, scrutato e indagato al cambio delle ore e delle stagioni. Una mutevolezza che oggi noi possiamo ammirare attraverso il filtro della sua percezione e del suo animo; quel giardino ripreso d’inverno e poi di nuovo in primavera nella tela del Groningen Museum.
Stilisticamente il 1884 è un ritorno ai campi durante il quale prende a modelli il paesaggismo e il realismo di Theodore Rousseau e degli altri pittori di Barbizon, con Millet prima di tutti gli altri.
Il paesaggio lo domina, come ha dominato gli artisti di Barbizon; invoca una sorta di sottomissione e, come egli stesso afferma, la natura richiede un periodo di lotta con lei.
Van Gogh scrive a Theo che i Barbissoniers sono stati catturati dal paesaggio, che sono cambiati perché plasmati dall’ambiente naturale

Tutto ciò che sapevano era: non va bene in città, devo andare in campagna; Immagino che abbiano pensato, devo imparare a lavorare, diventare qualcosa di completamente diverso, sì, l’opposto di quello che sono ora. Hanno detto: non sto bene ora, mi rinnoverò nella natura. Anche io ho un piano semplice per me stesso; Esco e faccio tutto ciò che mi colpisce, mi riempio i polmoni di aria di brughiera, credo che tra un po’ sarò più fresco, più nuovo, migliore di me stesso. […] Il realismo, oggi lo si esige, se ne sente più che mai il bisogno: quel realismo che ha carattere e serietà. Voglio dirti che, per ciò che mi riguarda, cercherò di andare diritto per la mia strada, dipingerò ciò che è assolutamente semplice e soprattutto le cose più comuni8.

La natura e gli esseri che la abitano lo richiamano; lo invitano ad andare fuori ad osservare le zolle, che diventano un’ossessione, i campi e i boschi; ad indagare il rapporto tra il pastore e gli animali, tra il contadino e l’aratro, tra il tessitore e il telaio. E’ il mondo civilizzato dal genere umano che lo avvince; l’uomo e la donna operosi: dipinge figure al lavoro, all’azione, non in posa o a riposo, ma negli attimi più carichi della loro fatica.
Vincent ha negli occhi un repertorio naturalista; ritrae gli abitanti di Nuenen; una comunità che lavora e prega. E’ assorbito completamente dal momento e dall’ambiente a cui non può resistere. Dipinge così viali al tramonto, cimiteri. Poi le torri, specialmente quella del quadro rubato a Landen ripresa dal giardino della canonica e che compare in numerose opere. (fig. 3)
Complessivamente sono quindici le tele che mostrano la torre con il sagrato intorno; furono realizzate tutte tra il dicembre 1883 e il maggio 1885. Al Brabante contadino e operaio, del resto, dedica, sempre nel 1884, le cartes de visite che avrebbero adornato il salotto di Anton Kerssemakers, conciatore e suo allievo di Eindhoven, e di cui fa fare delle foto. Vincent ambisce a rendere in quelle carte il vero zoliano, le leggi che regolano il rapporto tra l’ambiente e l’uomo attraverso un naturalismo che non disdegna però il lirismo, se nel Pastore con gregge spera, e lo confessa a Theo, di aver reso qualcosa dell’antico Brabante con un atteggiamento nostalgico e persino utopistico9.

Nella lettera del 3 febbraio del 1884 Vincent informa Theo di aver dipinto per la loro madre, di recente, la chiesetta con la siepe e gli alberi, quadro che lei ebbe in suo possesso fino alla morte. Un quadro affettivo, intimista, un omaggio alla madre costretta a letto, che le ricordasse la chiesa riformata di Nuenen, di cui il marito Theodore era pastore10. Lo schizzo della chiesa a penna e inchiostro è incluso nella lettera e mostra in primo piano una sola figura di contadino con la vanga. (Fig. 5)
Nella versione del quadro depredato ad Amsterdam nel 2002, compaiono invece molte figure. L’opera dunque è stata rielaborata con la sostituzione del contadino con una processione di fedeli. Anche dal punto di vista coloristico il quadro mostra dei ripensamenti. I motivi di questi cambiamenti sono comprensibili solo esaminando attentamente le figure in primo piano che sono vestite con un lungo scialle, a lutto, e si soffermano a parlare in crocchio come all’uscita di un funerale. L’interpretazione è che Vincent abbia voluto rappresentare il cordoglio suo e della madre per la morte del padre, avvenuta il 16 marzo 1884. Includendo una processione funebre egli aggiorna in senso letterale il quadro per la madre, forse nell’autunno del 1885, riempendolo di un altro significato.

La disamina stilistica di questi tre quadri serve a cogliere pienamente l’alto valore di queste opere sottoposte a furto. La perdita del Giardino della Canonica a Nuenen in primavera è gravissima, perché ritrae un luogo del cuore di Vincent Van Gogh e rievoca tutto il suo mondo interiore fatto di poesia e di colori e anche perché questo è l’unico quadro dell’artista appartenente alla collezione del Groninger Museum, che temporaneamente l’aveva concesso al Museo Singer di Landen, per la mostra Mirror of the Soul. Toorop tot Mondriaan.

Il Singer Museum è un grande centro culturale, che da una collezione privata11 è divenuto un’officina artistica, un luogo di aggregazione intellettuale; oggi è un complesso costituito da un museo, un teatro, un giardino di sculture, un ristorante e bar; vi si tengono conferenze, incontri letterari, concerti, matrimoni e sfilate di moda, vi sono laboratori e spazi espositivi per giovani artisti ed aree dedicate ai bambini. Una formula onnicomprensiva piuttosto avanzata, certamente all’avanguardia, di quelle che fanno della partecipazione il punto di forza per l’espressione della vita culturale di una comunità. Tuttavia in questa notevole offerta al pubblico c’è una falla che ha privato il museo e la collettività di Groninger di un capolavoro e ha leso la credibilità del Museo di Landen. E’ un dato di fatto che la protezione non sia stata tenuta adeguatamente in considerazione e finanziata. Il furto è avvenuto alle 3:15 del mattino del 30 marzo (peraltro giorno di nascita di Vincent Van Gogh) senza difficolta. Scasso, asportazione del quadro esposto e velocissima fuga, che ha fatto dissolvere le tracce degli autori rapidamente, tanto che le forze dell’ordine, intervenute tempestivamente, perché l’allarme del museo era collegato alla polizia, non hanno potuto far altro che avviare i rilievi e le indagini.
E’ stato perpetrato da ladri o specializzati o professionisti, che hanno messo in atto la stessa modalità utilizzata da Octave Durham e da un suo compare ad Amsterdam nel 2002. Le due tele del Museo Van Gogh, di cui si è detto il valore nel percorso stilistico dell’artista, finirono per una serie di sfortunati eventi nelle mani di un narcotrafficante, appartenente ad un clan camorristico napoletano e solo dopo quattordici anni sono state fatte ritrovare12.

Anche questo furto è potuto accadere per inadeguata protezione notturna e per la presenza di vetrate evidentemente frangibili. Il fine ultimo è stata una sola opera di grande valore, non proporzionato alle sue ridotte dimensioni, pertanto chi ha agito non era in cerca di un bottino ma solo di quel quadro, il piccolo e prezioso di Van Gogh venuto da Groneniger, che arrotolato è facilmente occultabile. E’ possibile che sia stato un furto su commissione e che la destinazione finale del quadro sia qualche personalità che opera nell’archeomafia, le cui attività lucrative si rappresentano con forme delinquenziali collegate sia all’ambiente locale sia al patrimonio culturale transnazionale, per cui ne risultano consolidati gli intrecci tra cosche, ladri professionisti, predatori, mercanti e case d’asta. Quando riemergerà questo piccolo gioiello del giovane Vincent non è dato saperlo, si spera senza danni e al più presto, ma questo dipende dall’uso che ne farà chi ne detiene adesso il possesso: uso che va dall’improbabile art napping al riciclaggio di danaro sporco; dal ricatto istituzionale allo scambio con merci illegali o come garanzia nei traffici internazionali di droga o armi. E’ auspicabile che la conoscenza ravvicinata dell’opera, la sua contemplazione, possa produrre uno stato di coscienza tale da far distinguere ciò che deve appartenere alla storia e all’umanità da ciò che deve appartenere alle nostre esistenze che, per quanto sfarzose, sono pur sempre caduche e periture.

dott.ss Mariarosaria Ruggiero Maniscalco

 

Note

1. Le lettere di Vicent Van Gogh citate sono state consultate sul sito www.vangoghletters.org
Il furto è avvenuto nella notte del 30 marzo 2020 alle 3,15 in Olanda, presso il Museo Singer di Landen, in regime di chiusura straordinaria per Covid19.

2. Lettera a Theo, L’Aia, 21 luglio 1882

3. Lettera a Theo, L’Aia, sabato 26 agosto 1882

4. La marina apparirà a Rotterdam in una galleria nel 1905 in vendita e apparteneva ad un collezionista. Alla sua morte la figlia la ereditò e dispose che fosse esposta al Museo Van Gogh.

5. Lettera a Theo, 3 agosto 1883

6. F. Coppée,  Tristement , dalla raccolta  Le cahier rouge del 1874

7. Lo schizzo è citato da Vincent nella lettera a Van Rappard del 2 marzo 1884

8. Lettera a Theo, martedì 16 ottobre 1884

9. Lettera a Theo, mercoledì 22 ottobre, 1884

10. Circa un mese dopo, Vincent ordina al carpentiere Theodore de Vries delle cornici nere, tra cui una destinata a questo dipinto, perché preferisce vedere i lavori in una cornice nera profonda. (2 marzo 1884)

11. Il nucleo principale era costituito dalla villa “De Wilde Zwanen” appartenente ad coppia di facoltosi americani, americana Anna e William Singer, appassionati d’arte con vocazione di collezionisti e di mecenati

12. Il reportage più completo è di Mara Gergolet per il Corriere della Sera
https://www.corriere.it/reportages/cultura/2017/alla-ricerca-del-van-gogh-perduto/

Immagini

Fig. 1
V. Van Gogh, Spiaggia di Schevingen durante un temporale, Amsterdam, Museo Van Gogh

 

Fig. 2
V. Van Gogh, Giardino della Canonica a Nuenen in primavera, (1884) Rubato dal Museo Singer, Landen, proprietà del Groninger Museum

 

Fig. 3
Schizzo del Giardino inviato nella lettera del 2 marzo 1884 al fratello Theo
Questo giardino mi ha portato a sognare, e da allora ho fatto un altro dello stesso soggetto, anche con una piccola apparizione nera, che ancora una volta non è in esso come un esempio della struttura del corpo umano degno di imitare, ma come una macchia” .

 

Fig. 4
V. Van Gogh, All’uscita dalla chiesa protestante di Nuenen, Amsterdam, Museo Van Gogh

 

Fig. 5
Schizzo della Chiesa riformata di Nuenen, nella lettera del 3 Febbraio 1884

 

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