Forensics

Rilievi fotosegnaletici: giurisprudenza e opportunità investigative.

Premessa.
Spesso il Legislatore penale ha utilizzato, nel corso degli anni, istituti differenti per descrivere, come se fossero sinonimi, talune attività tecniche poste in essere dalle forze di polizia. Nei casi su esposti è stato necessario un intervento concreto della Magistratura per delineare i contorni di definizioni, oramai note, come “accertamento” o “rilievo”(1), entrando anche nel merito circa la ripetibilità degli stessi (2). Tra le attività tecniche, non necessariamente da compiersi solo sulla scena di un reato, vi sono anche i rilievi sulla persona e tra queste il fotosegnalamento è probabilmente quello più conosciuto, specie considerando l’importanza che hanno assunto gli identificativi biometrici, perché biologicamente unici, e ovvio è il riverbero di questi sull’identificazione personale.

Fotosegnalamento, cenni.
Il fotosegnalamento consiste nell’attività volta a rilevare e riportare i connotati, i contrassegni, le impronte digitali/palmari, dal soma di un individuo, con cui si sono interfacciate le FF.PP. per un dato motivo, su cartellini/modelli predisposti. Nell’occasione, queste informazioni, associate a notizie di carattere biografico e alle foto, frontale e laterale, di quell’individuo, vengono lanciate in ricerca nel database AFIS (3) per verificare la presenza di eventuali precedenti dattiloscopici – “alias” (4) – ovvero il poter attribuire dei frammenti d’impronta già repertate su scene del reato e allo stato ancora ignote. La memorizzazione delle informazioni suddette assume particolare importanza non solo perché è possibile ottenere una “biografia itinerante” di quel soggetto, venendo a conoscenza dei vari luoghi dove è stato già sottoposto ai rilievi e il motivo (5), ma anche per l’operatività di sistemi, con accesso interforze, che lavorano in parallelo ad AFIS, si pensi a SSA oppure al SARI (6). Se nel primo caso (7) si ha una maggiore possibilità di ricercare taluno in funzione della corretta valorizzazione dei contrassegni, già indicati in sede di fotosegnalamento (si pensi all’importanza dei tatuaggi o delle cicatrici), nel secondo (8) si ha la possibilità di ricercare automaticamente l’identità da un volto, sempre attingendo alla base dati di AFIS e quindi alle foto scattate durante i rilievi. Finanche la cooperazione internazionale (9) vede positivi risvolti nella condivisione di identificativi biometrici (10), come già affermato con la ratifica del trattato di Prum (11) (c.d. “Schengen II”) e ripreso con la decisione che adotta il manuale “SIRENE” e altre disposizioni (12) di attuazione per il sistema d’informazione
SIS II (13), che vogliono – in un common exchange standard – la generazione di file in formato “nist” (14)-(15) veicolati poi attraverso canali dedicati (16).

Obbligatorietà dei rilievi segnaletici.
Posto quanto sopra, i rilievi fotodattiloscopici, ancorché sicuramente utili, non sono obbligatori, o meglio non sempre.
Partendo dall’inciso che le forze di polizia italiane incarnano il duplice aspetto della pubblica sicurezza, e quindi della prevenzione dei reati, e della polizia giudiziaria, e di conseguenza della repressione degli illeciti, il fotosegnalamento non può esimersi dall’esser collocato in un contesto ibrido dove – per esemplificazione – si ritrovano l’art. 4 del TULPS, per la pubblica sicurezza, e l’art. 349 c.p.p. – in particolare il 2° comma – per la parte repressiva. Dalla lettura degli articoli citati si evidenzia la presenza di verbi servili che aiutano l’operatore a comprendere chi potrebbe essere oggetto di tale attività tecnica, ma senza imposizioni di sorta, per esempio l’art. 4 del TULPS individua le persone sospette, le persone pericolose e chi non è in grado o non può provare la propria identità, quali destinatari della facoltà dell’Autorità di P.S. di ordinare la sottoposizione ai rilievi. Il c.p.p. fa esplicito riferimento al rilievo segnaletico (“ove occorra”) solo al comma secondo dell’art. 349, ideale volano al successivo comma 4, allorquando si riferisce al fermo di indiziato di delitto e quindi a una più puntuale identificazione di un soggetto, stante che anche in questo caso non venga stabilito alcun obbligo di legge per l’esecuzione degli stessi. Giurisprudenza consolidata ha infatti eccepito nel tempo che “’l’identificazione dell’indagato ad opera della polizia giudiziaria è validamente operata sulla base delle dichiarazioni dallo stesso fornite, perché il ricorso ai rilievi dattiloscopici, fotografici o antropometrici, o ad altri accertamenti, si giustifica soltanto in presenza di elementi di fatto che facciano ritenere la falsità delle indicate dichiarazioni” (17). Posto quanto sopra il tutto viene risolto da una sorta di “discrezionalità ragionata” (ndr) dell’operatore su strada, coadiuvato dalle innovazioni normative degli ultimi anni che, a seguito dell’adesione al trattato di Prum, hanno permesso l’istituzione della banca dati del DNA (18).
Andando per ordine, in linea di massima su strada gli operatori in servizio espletano compiti di pubblica sicurezza; ne consegue che il primo approccio è sicuramente di natura preventiva, anche considerando il profilo della sicurezza stradale, quindi si ritorna alle definizioni espresse dall’art. 4 del TULPS, che rappresenta un tramite ma non già il motivo per cui si dovrebbe fotosegnalare. Infatti la “semplice definizione” di persona pericolosa rimanda necessariamente a un combinato disposto tra più norme: artt. del c.p., nella fattispecie 133 e 203, sottintendendo un preventivo controllo sul posto tramite il “Sistema D’Indagine-SDI” (19) – (20) –(21), finanche potrebbero essere considerate tutte quelle figure richiamate al Titolo VI del TULPS (22), giungendo a coinvolgere le circostanze di tempo e di luogo richiamate dall’art. 4 della l.152/1975 (23). Mosse queste premesse gli operatori procederebbero ai rilievi allorquando s’imbattessero in soggetti non immediatamente noti o che potrebbero destare sospetti, ed ecco le ipotesi di cui all’art. 157 del TULPS (24) oppure della legge 152/1975 precitata, che ovviamente sarà subordinata alla stesura di ulteriore documentazione investigativa, ovvero procedendo per artt. 6 co. 3 (25) e 4 (26) del T.U. sugli stranieri (27). Stante l’unico obbligo in capo al Testo Unico sull’immigrazione, nei rimanenti casi, come visto, i rilievi dattiloscopici non sono mai espressamente previsti ex adverso neanche vietati, sono infatti “facoltà” degli operanti ma appaiono necessari in mancanza di documenti d’identità. Si consideri infatti che la banca dati AFIS è di fatto certificativa, almeno per l’aspetto biometrico (28), circa quell’individuo, significando che al netto della Giurisprudenza già citata, la Corte di Cassazione ha più volte chiarito la rilevanza dell’identificazione fisica (29) della persona nei cui confronti sia iniziata l’azione penale, potendosi sempre provvedere alla rettifica delle generalità erroneamente attribuite, nelle forme previste dall’art. 130 c.p.p.(30). Si ricordi che la legittimità dell’art. 4 del TULPS viene quindi evidenziata dalla Sentenza 30/1962 della Corte Costituzionale (31) che, per i casi enucleati da quell’articolo, è intervenuta non considerando l’ordine di sottoposizione ai rilievi segnaletici quale limitazione della libertà personale ex art. 13 della Costituzione, prevedendone però il solo tempo strettamente necessario alle operazioni tecniche senza proseguire con ispezioni personali (invasive o su parti non esposte del soma), e il rifiuto al sottoporsi viene sanzionato dall’art. 17 dello stesso Testo Unico (32) – (33). Quindi, posto quanto sopra, l’identificazione dattiloscopica viene individuata come un rafforzativo dell’identificazione già realizzatasi con l’eventuale indicazione delle generalità da parte del soggetto d’interesse. Nulla vieta di procedere con i rilievi anche a carico di soggetti noti, infatti, proprio in funzione della citata Sentenza della Corte Costituzionale, i rilievi sulle parti esposte potrebbero comportare un aggiornamento dei connotati/contrassegni a carico di quel soma, utili per attività investigative future, magari nel contesto di attività preordinate di controllo del territorio. Ancora, nulla vieta di sottoporre a fotosegnalamento i minori, anzi, lo stesso, in funzione del particolare status, merita di sicura tutela, offerta – nel caso di specie – dalla certezza della sua identificazione fisica, a fronte di una invasività residuale del particolare accertamento, anche favorito dai nuovi supporti tecnologici live scanner (acquisizione mediante supporto digitale delle impronte dei palmi delle mani e delle dita). Si considerino, allo scopo, quale riferimenti normativi sia l’art. 8 del D.P.R. 448/1988 (34) che il D.P.C.M. n.234/2016 (35) e l’art. 67 c.p.p.(36), oltre, ovviamente, alle circolari esplicative della Magistratura specializzata (37) e l’art. 403 c.c. (38).
Ancora una volta il discrimine preventivo/repressivo è assai labile, e quindi un semplice controllo su strada, quindi preventivo ab origine, potrebbe ingenerarsi nell’avvio di un’azione penale, è il caso, esemplificativo, di un soggetto che si rifiuta di fornire le proprie generalità durante un controllo (artt. 651 c.p. + art. 349 co.2 c.p.p.) ma non dell’individuo che per esempio non ha la possibilità di farlo per incompetenza linguistica, ovvero scemata capacità d’intendere o volere (art. 4 TULPS). I casi complessi di identificazione vengono disciplinati dall’art. 11 della l. 191/1978, in funzione del quale il soggetto può essere trattenuto non oltre le ventiquattro ore (39) significando che la compiuta identificazione è ottenibile anche per il tramite del fotosegnalamento unitamente alle indagini tradizionali.
Semplificata parrebbe l’azione di polizia giudiziaria, quindi post-reato. Le FF.PP. intervenute provvedendo all’identificazione del reo – stante la corposa giurisprudenza già citata – assumono le impronte al soggetto giacché non parrebbe più bastevole la sola indicazione, da parte dell’individuo, delle sole generalità. In funzione del combinato disposto tra l’art. 9 della l. 85/2009 e l’art. 5 del DPR 87/2016, si rende necessario il prelievo di campione di mucosa orale previa identificazione tramite AFIS, per cui il fotosegnalamento diviene de facto obbligatorio per, tra gli altri casi, arresto, fermo indiziato di delitto, comminazione di misure limitanti la libertà personale e ingresso in strutture penitenziarie (40). Ovviamente, anche abbracciando questa casistica è possibile incorrere in dubbi di sorta. È l’esempio del soggetto già noto all’ufficio operante, il quale è già anche a conoscenza dell’avvenuto prelievo di DNA, perché effettuato dal medesimo Reparto a seguito di convalida di un precedente arresto. Il fotosegnalamento torna nuovamente nel novero di quella “discrezionalità ragionata” anzidetta, influenzata – nel caso di specie – dalla possibile nuova presenza di contrassegni (cicatrici vistose, tatuaggi in parti visibili), dalle contingenze del momento (in accordo con l’A.G.), dall’aggiornamento fotografico a fronte dell’arco temporale trascorso. Certamente trattandosi di limitazione della libertà personale, l’aggiornamento normativo intervenuto aiuta l’operatore di polizia nel discernimento conseguente, ma è assai improbabile procedere alla creazione di una vera check-list in materia, il quesito originario potrebbe infatti interessare i casi per cui si procede per denuncia a piede a libero. In quest’ultimo, l’unico riferimento normativo potrebbe essere ritrovato nel combinato disposto tra la necessità dell’art. 349 c.p.p. co.2 e la norma violata, stante che il rilievo segnaletico non è richiesto necessariamente ma semplicemente “ove occorra”. Si ritorna, quindi, alla “discrezionalità ragionata” dell’operatore già accennata. Si parta anche da un altro presupposto, il “soggetto target” ancorché noto a quell’ufficio, per conoscenza personale con chi al momento sta operando, non sia necessariamente noto per dei “precedenti di polizia” e quindi potrebbe non essere mai stato censito in AFIS, conseguenza di ciò mai le sue impronte sono state mai comparate (e potenzialmente associate) con frammenti papillari ancora ignoti (si pensi ai c.d.“pendolari del crimine”). Ne consegue che i rilievi dattiloscopici non siano da escludere aprioristicamente anche nel caso si proceda per reati punibili a querela o per denuncia a piede libero.

Conclusioni.
Giungendo alla fine di questo excursus appare chiaro che i rilievi segnaletici non siano sostanzialmente obbligatori, fatto salvo quanto prescritto per l’alimentazione della banca dati del CODIS (L. 85/09) (41) e in funzione della normativa sugli stranieri. In senso generale i rilievi rientrano tra le “opportunità” che le FF.PP. hanno per poter giungere a una corretta identificazione dell’individuo con cui si interfacciano, per cui, di fatto rappresentano un mezzo e non necessariamente un fine, salvo per i casi riguardanti cadaveri. I motivi alla base dell’accertamento dattiloscopico su cadavere possono rientrare non solo nelle indagini tradizionali (42), verificando se trattasi di un soggetto recidivo (43), ma anche con la cooperazione internazionale di polizia – laddove l’evento morte possa interessare uno straniero, per esempio – o per verificare se il cadavere sia appartenuto in vita a una delle tante “persone scomparse” (44), anche se in questo caso è possibile che la componente di ricerca biologica possa essere preponderante per lo scopo (45).

dott. Silvestro Marascio

NOTE

(1) Cass. Sez. 1, n. 14852/2007; Sez. 2, sent. n. 34149/2009.

(2) Cort. Cost. sent. n. 239/2017

(3) https://www.poliziadistato.it/articolo/23437

(4) Identità fittizia usata da una persona conosciuta sotto altre identità

(5) Per esempio: nella Sent. n.45432/2018, la Suprema Corte ha constatato la protratta presenza del ricorrente sul territorio nazionale convergendo i dati desumibili dal certificato penale e dall’elenco dei precedenti dattiloscopici

(6) https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9040256

(7) Sotto Sistema Anagrafico AFIS

(8) Sistema Automatico Riconoscimento Immagini

(9) La comunicazione dei dati identificativi dei “malfattori internazionali” è sempre stata al centro della condivisione informativa tra le forze di polizia. L’argomento è strettamente attinente alle necessità investigative che portarono all’istituzione della Commissione Internazionale di Polizia Criminale, l’odierna Interpol, nel 1930, sulla base alle intese già intercorse fra i vari rappresentanti dei Governi che avevano partecipato al Congresso internazionale di Polizia, svoltosi a Vienna nel settembre 1923. Di seguito un link a un documento del 1925 che descrive, sommariamente, come la condivisione delle informazioni biometriche aveva già allora assunto una notevole rilevanza: http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista14.nsf/ServNavig/20

(10) Tra i tanti è il caso richiamato dalla Cass. sent. nr. 35038/2015. Nella fattispecie: l’Austria ebbe a emettere un MAE (Mandato di Arresto Europeo) a carico di Manfi Fouad, classe 1990, lo stesso fu notificato a Torino a Hdili Fouad, classe 1985, all’epoca ristretto per altra causa nel capoluogo piemontese. In ordine alla l.69/2005, l’arrestato si oppose alla consegna all’autorità straniera da cui conseguente sentenza con la quale la Suprema Corte rinviava alla Corte di Appello di Torino che “…provvederà ad accertare …l’identità delle impronte apposte sui diversi cartellini…trasmessi verificando la corrispondenza o meno dell’odierno ricorrente con il soggetto autore degli illeciti per i quali è stato trasmesso il mandato di arresto europeo”.

(11) http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09085l.htm;
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/ALL/?qid=1465427543159&uri=CELEX:32008D0616;
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/ALL/?qid=1465427543159&uri=CELEX:32008D0616.

(12) Oltre alle decisioni di Prum esistono vari strumenti giuridici, canali di comunicazione, che supportano lo scambio transfrontaliero di informazioni tra gli Stati Membri. Gli stessi sono descritti nel dettaglio di un manuale che viene periodicamente aggiornato dal Segretariato Generale del Consiglio dell’UE, a titolo esemplificativo: http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-6261-2017-INIT/en/pdf

(13) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32008D0333&from=EN; http://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC97779/lbna27473enn.pdf.

(14) Report della Commissione Europea disponibile al seguente link: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:52016DC0093&from=EN; il sito del NIST è invece disponibile al seguente https://www.nist.gov/programs-projects/fingerprint

(15) Anche se non strettamente attinente alle operazioni di polizia in narrativa, giova ricordare come nella seconda metà di aprile ’19 il Parlamento EU ha votato positivamente per l’istituzione del Common Identity Repository. Il nuovo database includerà, in un prossimo futuro, il sistema di informazioni Schengen, Eurodac, Sistema informazioni Visti, il sistema europeo di casellari giudiziari per cittadini di paesi terzi, il sistema di ingressi/uscite e il sistema europeo di informazione e autorizzazione dei viaggi. Link d’interesse: https://www.securityresearch-cou.eu/sites/default/files/02.Rinkens.Secure%20safe%20societies_EU%20interoperability_4-3_v1.0.pdf; http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-2158_en.htm.

(16) https://www.europol.europa.eu/activities-services/services-support/information-exchange/secure-information-exchange-network-application-siena;
https://ec.europa.eu/isa2/solutions/testa_en

(17) Cass. Sez. 4 n.19044/2017; Cass. Sez. 5 n.11082/2017; Cass. Sez. 5 n.45513/2014; Cass. Sez. 5 n.20759/2010; Cass. Sez. 2 n.29558/2005

(18) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016-04-07;087.

(19) https://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?cdimg=17A0427500100010110001&dgu=2017-06-24&art.dataPubblicazioneGazzetta=2017-06-24&art.codiceRedazionale=17A04275&art.num=1&art.tiposerie=SG

(20) Senza per questo considerare unicamente le denunce a carico di quell’individuo, come ricordato più volte dalla Corte Costituzionale, da qui la rilevanza del contesto.
Link alle sentenze della Corte Costituzionale sul punto (Sent. n.ro. 466/2005; 78/2005; 173/1997): http://www.giurcost.org/decisioni/2005/0466s-05.html; http://www.giurcost.org/decisioni/2005/0078s-05.html; http://www.giurcost.org/decisioni/1997/0173s-97.html

(21) La sicura identificazione della persona viene evidenziata dal C.U.I. (Codice Univoco Identificativo) sull’elenco dei precedenti dattiloscopici. Il CUI, dando seguito a quanto previsto dal DPR 313/02, permette una condivisione informativa tra S.D.I. ed i Registri Generali dei procedimenti Penali presso Le Procure (docweb 1658464 del settembre 2009 – Garante Privacy) permettendo quindi una maggiore circolarità informativa.

(22) Malati di mente, intossicati, mendicanti, per esempio.

(23) In casi eccezionali di necessità e di urgenza, che non consentono un tempestivo provvedimento dell’autorità giudiziaria, gli ufficiali ed agenti della polizia giudiziaria e della forza pubblica nel corso di operazioni di polizia possono procedere, oltre che all’identificazione, all’immediata perquisizione sul posto, al solo fine di accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione, di persone il cui atteggiamento o la cui presenza, in relazione a specifiche e concrete circostanze di luogo e di tempo non appaiono giustificabili.

(24) Chi, fuori del proprio comune, desta sospetti con la sua condotta, e alla richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza, non può o non vuol dare contezza di sé mediante l’esibizione della carta d’identità o con altro mezzo degno di fede, è condotto dinanzi l’autorità locale di pubblica sicurezza (…).

(25) Lo straniero, se legittimamente soggiornante deve esibire, a richiesta, permesso di soggiorno e documento identità (Cass. SS.UU. 16453/11), la mancanza di questi implica la possibilità di procedere ai rilievi dattiloscopici al fine di constatare l’eventuale sussistenza ex art. 10 bis D. L.vo 286 del 1998.

(26) Qualora vi sia motivo di dubitare della identità personale dello straniero, questi è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici e segnaletici.

(27) D.Lgs. 286 del 25.07.1998 e ss.mm.ii

(28) Potrebbe anche esserlo circa l’aspetto anagrafico laddove gli operanti, dopo i dovuti approfondimenti con indagini “tradizionali” addivenissero alle esatte generalità del fotosegnalato (presso gli Uffici Anagrafe Comunali, per esempio, il contatto ambientale quotidiano che porta alla conoscenza diretta della famiglia, richieste al Consolato di riferimento) le comunicassero al Casellario Centrale d’Identità.

(29) Art. 66 co.2 c.p.p.: “verifica identità personale dell’imputato”.

(30) Cass. Sez. 5 n.17044/2013; Cass. Sez. 1 n.3949/2007.

(31) http://www.giurcost.org/decisioni/1962/0004s-62.html.

(32) Giurisprudenza consolidata afferma che l’art. 650 c.p. è una norma penale in bianco a carattere sussidiario, applicabile solo quando il fatto non sia previsto come reato da una specifica disposizione, ovvero allorché il provvedimento dell’autorità, rimasto inosservato, sia munito di un proprio specifico meccanismo di tutela (così la Suprema Corte nelle sentenze nr.48270/2014; nr. 1711/1999; nr. 2653/1999). La norma potrebbe essere applicata, per esempio, non già a carico dello straniero invitato a recarsi presso l’Ufficio Immigrazione per regolarizzare la propria posizione (ex art. 15 TULPS) ma per il soggetto che in sede di fotosegnalamento, in occasione di problematiche tecniche, non sia stato possibile il successivo prelievo del DNA. Fondamentalmente data la sua particolare natura, l’articolo 650 si presta a essere adoperato in modo agile dal legislatore. Rimanendo sul punto, spostandosi sull’attualità, si sono riscontrati, recentemente, in funzione della normazione emergenziale a seguito della pandemia da “Covid 19”, vari dibattiti sulla reale applicazione dell’art. 650 in sede di violazione delle prescrizioni emanate dall’esecutivo per contrastare l’avanzata virale. Ovviamente il ventaglio di reati era più ampio, raggiungendo anche le dichiarazioni mendaci rese in sede di autocertificazione ma l’elemento cardine interessava quello scarso senso civico che spingeva taluno a muoversi dal proprio domicilio, senza giustificazione alcuna. Orbene, facendo un confronto con la disamina prima affrontata in sede di fotosegnalamento, se idoneo lo strumento di cui all’art. 15 del TULPS ovvero del 650 c.p., nel caso “Covid” l’indicazione sul 650 c.p. si scontra per materia con l’art. 260 del Testo unico delle Leggi sanitarie (TULS – R.D. 1265/1934). Si vedano nel senso le disposizioni alla polizia giudiziaria date dalle Procure della Repubblica di Milano e di Genova. Solamente con il D.L. del 25.03.2020, n.ro 19, era possibile ottenere una interpretazione autentica (senza rimandi al D.L. 6/2020, fonte dalla quale traeva origine il disposto tramite DCPM) con sanzione pecuniaria a carico dei trasgressori, con esplicito riferimento, all’art. 4 co.1, all’inapplicabilità dei termini del contendere riportando il tutto nel novero della L. 689/1981, anche le sanzioni precedenti.

(33) Per quanto concerne l’immigrazione, la cornice normativa è stata arricchita dal D.L. 13/2017 e D.L. 113/2018, “Tra i casi di espulsione con intimazione il legislatore sembra aver previsto il trattenimento presso un centro di permanenza solo dello straniero entrato regolarmente e divenuto in seguito irregolare e non anche di quello entrato irregolarmente ma in possesso di documenti validi attestanti la sua identità” – C. Corsi, Lo stato e lo straniero, Cedam, 2001 – comunque in applicazione al T.U. immigrazione in linea con direttive (2008/115/CE) e Giurisprudenza comunitarie (Corte Giustizia C-61/11 PPU). A tal proposito rimanendo sul punto è possibile fare un rapido cross-over tra l’identificazione personale e l’identificazione di autore di fatto reato, nella fattispecie facendo riferimento all’arresto di Mohamed Farah. Il soggetto veniva sottoposto a fotosegnalamento a seguito del suo arrivo in Italia, la misura de quo, come appreso, veniva richiesta dal regolamento UE “Dublino”, in quanto il medesimo aveva in animo l’intento di richiedere il permesso di soggiorno provvisorio quale rifugiato. Lo stesso non essendo censito nella banca dati AFIS con altri “alias”, ha visto le proprie impronte comparate con le migliaia di frammenti papillari repertati dalle FF.PP. sulle scene del crimine più disparate (dai reati bagatellari, o di microcriminalità interindividuale, a tipologie ben più complesse) conseguenza di questo accertamento è stato il positivo match con una porzione di impronta individuata a bordo della nave “Savina Caylyn”, bastimento – ed equipaggio – sequestrato nel 2011 da un gruppo di pirati nel golfo di Aden. Successive verifiche hanno dimostrato che il Farah non era nell’elenco dell’equipaggio, non avrebbe quindi avuto contatti legittimate con quel naviglio e conseguentemente alle sue iniziali dichiarazioni, è stato tratto in arresto per la sua partecipazione al sequestro della nave. Mohamed Farah, a cui sono state contestati i reati di sequestro con finalità di terrorismo, atti di pirateria e detenzione illecita di armi, con rinvio a giudizio alla Prima sezione della Corte di Assise di Roma, nell’ottobre 2018, attività processuale ancora in atto con rinvio atti, nel 2019, al Tribunale dei Minori.

(34) Accertamento dell’età del minore, in ottemperanza alla Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo.

(35) Regolamento recante la definizione dei meccanismi per la determinazione dell’età dei minori non accompagnati vittime di tratta, in attuazione dell’art. 4 co. 2 Dlgs. 24/2014. Nella fattispecie all’art. 2, al secondo comma, si evidenzia che le FF.PP. verificano l’età sulla base dei documenti esigibili, nonché, ove necessario, attraverso l’acquisizione di dati utili presenti nelle banche dati pubbliche, secondo le modalità di accesso previste.

(36) Incertezza sull’età dell’imputato.

(37) http://www.questionegiustizia.it/articolo/i-metodi-di-accertamento-dell-eta-cronologica-dei-_05-03-2015.php

(38) Intervento della pubblica autorità in favore dei minori, mediante ausilio.

(39) Art. 11 d.l. 21 marzo 1978 n.59 convertito nella legge 18 maggio 1978 n.191; Cass. Sez.6 n.41585/2013; Cass. Sez. 6 n.34247/2011.

(40) La cancellazione dell’indicazione del prelievo sarà posta in essere per i motivi di cui all’art. 13 della l.85/2009 (assoluzione, nei vari modi descritti dal codice di rito, identificazione cadavere/resti cadaverici, per esempio); i tempi di conservazione sono stati stabiliti di concerto con l’Autorità nazionale Garante della Protezione dei dati personali, pari a 30 anni, dalla data dell’ultima registrazione delle operazioni identificative, ovvero 40 anni se condanna irrevocabile per reati riferibili al 380 c.p.p. o 407 co.2 c.p.p

(41) http://www.poliziadistato.it/statics/14/inserto-banca-dati-dna.pdf

(42) Art. 78 del DPR n. 396/2000; L.83/1961; art. 37 DPR 285/1990

(43) Art. 116 disp. att. c.p.p.

(44) L. 14.11.2012 nr.203 in concerto con art. 11 L.23.08.1988 nr.400.

(45) Art. 7 L. 85/2009.

 

BIBLIOGRAFIA

– A. Giugliano, Salvatore Ottolenghi. Le impronte digitali in polizia scientifica e medicina legale, Minerva Medica, 2018;
– S. Montanaro, La Polizia Scientifica 1903-2003, Laurus Robuffo, 2004.

Si ringrazia, per il supporto fornito per la stesura:
Mara Malatesta, Agenzia delle Entrate, già Ufficiale Stato Civile e Anagrafe; Avv. Costanza Matteuzzi, Foro di Firenze, dott.ssa Valeria Giraudo, Criminologa – Torino, dott.ssa Francesca Ferrari, Criminologa – Rimini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *