Archeologia giudiziaria

La catalogazione giudiziaria del Patrimonio Culturale. Proposta di schedatura dei beni culturali in ambito giudiziario.

Premessa.
Parlare di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale della Nazione ci proietta in un ambito in cui si intrecciano molteplici tematiche e competenze afferenti i settori più disparati: materie umanistiche, giuridiche, scientifiche e sociologiche.
Certamente gli archeologi, gli architetti, gli archivisti e gli storici dell’arte sono gli attori principali, che grazie alle loro professionalità forniscono un valido contributo nel rintracciare e ripercorrere il percorso evolutivo delle opere, dalla loro realizzazione ai giorni nostri, con particolare attenzione alle tecniche di esecuzione; tuttavia, proprio loro, nell’ambito della tutela e della valorizzazione, devono comunque interfacciarsi con  la legislazione prodotta e con materie prettamente più specifiche necessarie alla conservazione e al restauro e più in generale alla tutela.
Soprattutto in ambito giudiziario, sia in materia penale che civile, gli esperti che in particolar modo hanno acquisito competenze specialistiche in ‘Archeologia Giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale’ rivestono sempre più un ruolo di fondamentale importanza, nel momento in cui si rende necessaria la predisposizione di consulenze tecnico-scientifiche su reperti archeologici, opere di interesse storico-artistico e materiale archivistico in sequestro o oggetto di contenziosi, sui quali è fondamentale e necessario intervenire con attività di schedatura e di inventariazione.
Essendo accertamenti di tipo giudiziario, si può parlare, quindi, di ‘catalogazione giudiziaria’, per la quale in questa sede si propone un metodo che rispetti le normative vigenti e che soddisfi le necessità processuali ed investigative.
La catalogazione è un atto scientifico, inteso come raccolta organizzata del maggior numero di informazioni sul patrimonio culturale e che produce un sistema di rilevamento dei beni, sia pubblici che privati, di interesse archeologico, storico-artistico ed archivistico.
Grazie al DPR n. 805 del 1975, il costituito Ministero per i Beni Culturali attribuì all’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) la creazione e la gestione del ‘Catalogo generale dei beni architettonici, archeologici, storico artistici e ambientali’, una missione che oggi si è tradotta nell’impegno alla costituzione e all’implementazione del Sistema Informativo Generale del Catalogo (SIGEC).
L’art. 17 del Codice dei beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs 42/2004) disciplina la catalogazione dei beni culturali e pone il Ministero insieme ai suoi organi periferici (Soprintendenze, Istituti Museali e ICCD) come il soggetto a cui è demandata l’assicurazione ed il coordinamento delle attività di rilevamento e di inventariazione, per le quali con proprio decreto ne stabilisce procedure e modalità, individuando anche gli altri enti coinvolti. Tra questi, le Regioni che concorrono alla definizione delle metodologie comuni di raccolta, scambio, accesso ed elaborazione dei dati a livello nazionale e di integrazione in rete delle banche dati dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali; ma anche le Università che contribuiscono alla definizione di programmi concernenti studi, ricerche ed iniziative scientifiche in tema di metodologie di catalogazione e inventariazione.
Tra i soggetti coinvolti nelle attività di catalogazione sono quindi individuati, oltre alle Regioni, alle Università ed altri Enti di Ricerca, anche i Comuni e gli enti Religiosi come la Conferenza episcopale italiana, la Tavola Valdese e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane.
Il Ministero per i beni e le attività culturali individua e definisce tramite l’ICCD le metodologie comuni di raccolta, di scambio, di accesso e di elaborazione dei dati a livello nazionale tramite un’innovazione metodologica e tecnologica che interessa sia il campo della catalogazione informatizzata che il ruolo sinergico delle varie istituzioni preposte alla tutela e alla valorizzazione del Patrimonio Culturale, con programmi concordati e standard validi su tutto il territorio nazionale.
La generale attività di tutela è subordinata agli interventi di catalogazione, sia per stabilire la consistenza quantitativa dei beni stessi, ma soprattutto per offrire un valido contributo all’azione preventiva ed efficace contro le azioni criminose che colpiscono le testimonianze artistiche e culturali del nostro Paese.

La catalogazione giudiziaria.
Le discipline afferenti alla catalogazione di beni culturali trovano applicazione non solo in ambiti come la tutela e la valorizzazione, la conservazione ed il restauro, la ricerca, la conservazione ed il restauro, la didattica, il turismo, le analisi statistiche, ma rappresentano un fondamentale e necessario strumento di intervento anche in ambito giudiziario, allorquando si rende necessaria la predisposizione di perizie o consulenze tecnico-scientifiche su beni architettonici, reperti archeologici, opere di interesse storico-artistico e materiale archivistico in sequestro o oggetto di contenziosi o di sottrazioni illecite o di atti criminosi come i danneggiamenti.
L’accertamento giudiziario della natura dei suddetti beni, richiesto in ambito penale ai sensi dell’art. 220 c.p.p. (Oggetto della perizia) o in ambito civile ai sensi dell’art. 61 c.p.c. (Consulente tecnico) non può tralasciare la preliminare fase di catalogazione; tuttavia, la raccolta organizzata delle informazioni sugli stessi dovrà adottare le regole e gli strumenti previsti dal sistema di standard a livello nazionale, in modo tale da consentire  la condivisione delle informazioni fra i diversi enti che operano nel settore dei beni culturali, soprattutto in materia di tutela.
Secondo i criteri di ordinamento ICCD le normative per la catalogazione sono suddivise in schede di catalogo, authority file, contenitori e altri moduli.
I modelli per l’acquisizione dei dati nell’ambito della catalogazione giudiziaria sono rappresentati dalle schede previste dagli standard ICCD, che devono assolvere alla funzione di raccogliere in modo organizzato le informazioni sui beni, secondo un percorso conoscitivo che guidi il perito in funzione delle necessità processuali o delle attività investigative, evidenziando il valore culturale del bene ed il suo rapporto con il contesto di provenienza.
Definiti gli ambiti di tutela (archeologico, architettonico e paesaggistico, etnoantropologico, storico artistico), è essenziale individuare preliminarmente la categoria alla quale appartengono i beni oggetto di perizia e quindi se si tratti di beni mobili o immobili, quelle cose quindi che possono formare oggetto di diritti e che ai sensi dell’art. 812 del Codice Civile vengono distinti nel modo seguente: “II. Sono beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d’acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio, e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo. III. Sono beni mobili tutti gli altri beni”.
Sono pertanto considerati immobili quei beni culturali che risultano agganciati o incorporati al suolo e mobili tutti gli altri beni che possono essere movimentati anche se possono trovarsi in una situazione di immobilizzazione causata dalla destinazione e quindi inclusi in un contesto.
Una volta individuata la categoria si procede con l’adozione della normativa relativa alle schede di catalogo in base ai settori disciplinari a cui afferiscono le opere: beni archeologici, beni architettonici, beni demoetnoantropologici, beni fotografici, beni musicali, beni numismatici, beni scientifici e tecnologici, beni storici e artistici.
Tra le trenta tipologie di schede attualmente in uso, quelle che ai fini delle attività peritali meritano particolare attenzione in relazione ai casi che si prospettano sono: OA (Opere/oggetti d’arte), NU (Beni numismatici), OAC (Opere/oggetti d’arte contemporanea), RA (Reperti archeologici), TMA (Tabella materiali archeologici), CA (Complessi Archeologici), SI (Siti archeologici), CNS (Centri/nuclei storici), D (Disegni), F (Fotografia), FF (Fondi fotografici), MA (Monumenti archeologici).
Il catalogatore giudiziario deve rispettare le convenzioni terminologiche tipiche del mondo del catalogo ed utilizzare le schede dotate di propria sigla che corrisponde alla definizione del campo di applicazione; tuttavia le può adattare ai fini delle necessità processuali o investigative.
Gli Authority file, altra normativa della catalogazione, sono dei modelli per l’acquisizione delle informazioni che riguardano entità o eventi in stretta relazione con i beni culturali dove vengono registrati i dati in modo omogeneo e standardizzato, costituendo dei veri e propri archivi di riferimento. Attualmente sono in uso le schede di Authority file per quanto riguarda nomi di persone ed enti (AUT ), bibliografia (BIB), scavi archeologici (DSC), ricognizioni archeologiche (RCG), che nell’ambito di una catalogazione di tipo giudiziario non soddisfano le necessità peritali a meno che non si provveda ad un parziale adattamento.
Sarà nella scheda Authority file CATGIUD (Catalogazione Giudiziaria), proposta in questa sede, che confluiranno i dati relativi ai procedimenti giudiziari o alle attività investigative, ma soprattutto quelle informazioni legate ai crimini accertati, quali furti, scavi clandestini e traffici illeciti, rappresentando, quindi, un complemento alle schede di catalogo in modo da giungere alla normalizzazione dei dati su entità o eventi che sono in stretta relazione con i beni, formando un archivio a supporto del processo di conoscenza del patrimonio culturale.
La scheda Authority file CATGIUD deve presentare un modello agile e funzionale con insiemi omogenei di informazioni, definiti elementi ‘contenitore’ suddivisi in paragrafi e campi, sia semplici che strutturati in sottocampi.
Ogni campo presenta specifiche proprietà, così come previsto dalle normative ICCD:

  • la lunghezza: con l’indicazione del numero dei caratteri disponibili per la compilazione,
  • la ripetitività: con l’inserimento di ‘SI’ o ‘NO’ quando un elemento può essere ripetuto per registrare informazioni di uno stesso tipo,
  • l’obbligatorietà: assoluta, indicata con un ‘ * ’, quando la compilazione è indispensabile per la validità della scheda; di contesto, indicata con ‘ (*) ’, quando il dato è ritenuto necessario in un determinato raggruppamento di informazioni,
  • la presenza di un vocabolario: strumento terminologico di tipo chiuso o aperto,
  • le indicazioni sul livello di visibilità: limiti per la diffusione pubblica dei dati catalografici in relazione alla riservatezza per motivi di privacy, di tutela e soprattutto di obbligo di segreto ai sensi dell’art. 329 c.p.p. e di divieto di pubblicazione di atti e di immagini ai sensi degli artt. 114 e 115 del c.p.p..

Nell’ambito delle attività peritali, il professionista svolge molto spesso i propri accertamenti su beni in sequestro che sono posti in deposito giudiziale presso strutture diverse dai Tribunali o dalle Procure che hanno disposto il provvedimento e a tal riguardo si rende necessario acquisire tutte le informazioni relative ai luoghi dove si trovano materialmente i beni e alle strutture riconosciute giuridicamente per la loro conservazione.
In questo caso l’altra normativa ICCD che viene in ausilio per la catalogazione è rappresentata dalle schede per i Contenitori, con i due modelli:

  • CF-Contenitore Fisico: edificio, complesso architettonico e spazio territoriale dove si trova il bene o l’insieme di beni;
  • CG-Contenitore Giuridico: museo, galleria, pinacoteca, raccolta privata.

La loro struttura dei dati e le rispettive proprietà rispettano i criteri previsti per le altre normative ICCD e sono rappresentati secondo formalismi grafici e definizioni convenzionali.

Conclusioni.
La catalogazione dei beni culturali in sequestro nell’ambito di procedimenti giudiziari riveste un ruolo di fondamentale importanza in seno alle operazioni peritali e solo grazie ad essa è possibile acquisire dati ed informazioni utili tanto alle necessità processuali, quanto alla ricostruzione di un più ampio quadro sulla conoscenza del patrimonio.
L’introduzione di un metodo di catalogazione di tipo giudiziario, utilizzato da periti, consulenti e ausiliari messo a sistema con quello dell’ICCD,  consente di approfondire la documentazione sul patrimonio culturale sottratto o danneggiato a causa di crimini come scavi clandestini, furti e traffici illeciti, fornendo quindi un valido contribuito alla ricostruzione di una mappatura sulla consistenza quantitativa dei beni culturali.

Dott.ssa Sabina Angelucci

 

FONTI NORMATIVE: 

D.P.R. 3 dicembre 1975, n. 805, Organizzazione del Ministero per i beni culturali e ambientali

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio

D.M. del 7 ottobre 2008, Ordinamento dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione

 

BIBLIOGRAFIA:

ICCD, Normative per la catalogazione: criteri di ordinamento, 2017

ICCD, Authority file. Versione 4.00. Strutturazione dei dati, 2015

ICCD, Contenitori, CF-Contenitori Fisici, CG-Contenitori Giuridici. Versione 4.00. Strutturazione dei dati, 2017

M.L. MANCINELLI, La catalogazione del patrimonio archeologico, architettonico paesaggistico, storico artistico e demoetnoantropologico, ICCD – Servizio per la qualità degli standard catalografici (2018)

Codice Civile e leggi complementari, a cura di Federica Gaia Corbetta, VIII Edizione 2019, I Codici nel Diritto

Codice di Procedura Penale. Leggi complementari, a cura di Giustino Gatti, XXXVIII Edizione 2018, Gruppo Editoriale Simone

 

SITOGRAFIA:

http://www.iccd.beniculturali.it/it/sigec-web

2 replies »

  1. La catalogazione dei beni culturali è in generale un grande problema di ordine organizzativo ed economico. Tutti gli scantinati dei Musei e di altre strutture di conservazione sono pieni di “reperti” non catalogati e come tali non esattamente qualificabili sotto il profilo storico, artistico ed archeologico. A maggior ragione, quindi, appare opportuna una puntuale catalogazione del materiale in sequestro in ambito giudiziario, dove le operazioni di inventario sono imposte soprattutto da ragioni giudiziarie ineludibili, così da poter soddisfare anche le esigenze generali di conservazione patrimoniale, molte volte trascurate per motivi economico-amministrativi.
    Ottimo articolo e giuste considerazioni.
    Complimenti alla dott.ssa Angelucci

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