Psicologia

Perché non torni tutto come prima.

Da ormai più di due mesi abbiamo dovuto adattarci ad una condizione nuova, per certi versi spaventosa, trovandoci forzatamente a contatto con la necessità di gestire un tempo dilatato in uno spazio circoscritto.
Ora che possiamo in parte riappropriarci della nostra libertà, molti di noi si stanno scontrando con una condizione di apprensione nuova e, molto probabilmente, inaspettata.
All’inizio dell’emergenza la difficoltà principale stava nel doversi abituare alla nuova situazione, con l’aggravante dell’incertezza, dovuta al non sapere quando tutto ciò sarebbe finito. Nel corso del lockdown molte persone hanno dovuto fare i conti con un senso crescente di insicurezza e insofferenza, sperimentando anche una maggiore irritabilità, che a sua volta è causa di tensione e conflitti nelle relazioni interpersonali.
Nonostante le oggettive difficoltà, molti sono riusciti a raggiungere, seppure con un certo sforzo, una condizione di equilibrio, adattandosi alla nuova condizione anche grazie all’utilizzo di strategie efficaci nella pianificazione delle attività e nella gestione dello stress. In questi casi è probabile che ad un certo punto si sia iniziata a sperimentare una certa soddisfazione nel poter gestire il proprio tempo e le proprie attività in modo più consapevole e “lento” rispetto ai ritmi normali, nonostante le restrizioni.
La scoperta (o ri-scoperta) della dimensione più intima e “casalinga” per alcuni ha costituito una sfida personale, per altri ha comportato uno sforzo comunicativo importante, sia nelle relazioni con i propri conviventi che nel mantenimento di quelle a distanza, per altri ancora ha significato prendere consapevolezza delle proprie priorità, individuare nuovi obiettivi e ripensare il proprio concetto di benessere.
E proprio in questi giorni, mentre una parte della nostra libertà ci viene restituita, possiamo sperimentare stati d’animo molto diversi tra loro, talvolta contrastanti. Personalmente ho potuto osservare due modalità principali di approccio rispetto allo sblocco: una più entusiasta, impaziente di tornare al lavoro e a ritmi più simili a quelli precedenti la pandemia, l’altra più nostalgica, perché di questa nuova condizione ha sperimentato anche i vantaggi, alcuni dei quali risultano ora difficili da abbandonare.
In questa seconda categoria rientra ad esempio chi vive una situazione lavorativa molto stressante o insoddisfacente, che si ritrova costantemente sotto pressione, o anche i cosiddetti “workaholics”, ovvero i dipendenti da lavoro che non conoscono orari e che adesso, costretti finalmente ad una “vacanza” che altrimenti non si sarebbero mai concessi, non hanno potuto fare a meno di apprezzarne i benefici.
Anche chi è impegnato una situazione relazionale complicata o critica può aver beneficiato della “tregua” di questo periodo, vivendo un senso di sicurezza e protezione rispetto alla necessità di dover prendere decisioni importanti e apportare cambiamenti nella propria vita.
D’altra parte, l’isolamento ha comportato un accomodamento nella nuova condizione, e ora il ritorno alla normalità ci chiama ad un nuovo, ulteriore processo di adattamento, cosa che di per sé si configura in modo complesso ed implica delle resistenze.
Tutto questo, nella prospettiva di dover tornare a ritmi più abituali, può generare un disagio che si esprime a più livelli, e che può oscillare tra un senso di insicurezza generalizzato, stati d’ansia, sentimenti depressivi, attacchi di panico e altre manifestazioni spiacevoli.
Se ti è capitato di sperimentare questo genere di sintomi puoi farti supportare da uno psicologo nell’affrontare questo momento di passaggio, ricordando sempre innanzitutto che il cambiamento che stiamo affrontando pone tutti, nessuno escluso, in una situazione di stress e che non c’è niente di sbagliato nel chiedere aiuto.
Non va infine dimenticato che molte persone hanno verosimilmente potuto constatare che la “nuova normalità” è risultata, per certi versi, assai più compatibile con il benessere personale rispetto alla frenesia a cui si era precedentemente abituati e questa presa di coscienza può rappresentare un punto di svolta importante, da cui partire per apportare cambiamenti significativi nel proprio stile di vita.
A questo proposito vorrei concludere queste riflessioni con un invito: molto spesso in questi giorni mi è capitato di sentire persone esprimere il desiderio che tutto torni come prima il più in fretta possibile, e proprio rispetto a questo, considerando che stiamo gradualmente tornando alle nostre vite, mi piacerebbe che riuscissimo a sfruttare questo momento di transizione al meglio delle nostre possibilità, capitalizzando l’esperienza fatta, trasformandola in un’occasione di consapevolezza e di crescita, traendone strumenti utili per strutturare o ristrutturare il nostro stile di vita in funzione di una maggiore soddisfazione e pienezza.

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