Polizia rurale

Polizia Rurale: Compiti e attribuzioni. Prevenzione e repressione dei reati.

1. Premessa
La polizia rurale è quella branca della polizia locale che svolge, nelle zone ubicate al di fuori della cinta urbana, una specifica attività di vigilanza relativamente alla corretta osservanza delle disposizioni legislative e regolamentari relative alle colture agrarie, al bestiame e, in genere, sul regolare svolgimento della vita sociale nei centri rurali per l’appunto.
Come per la polizia urbana, che invece svogle gli stessi compiti di quella rurale ma all’interno dei centri urbani (ex art. 18 del D.P.R. 616/1977), le funzioni amministrative (esercitate dai Comuni) concernono attività di polizia che si svolgono esclusivamente nell’ambito del territorio comunale e che non siano quelle proprie delle competenti autorità statali.
Le fonti normative che disciplinano l’attività esperita dalla polizia rurale sono, per lo più, rappresentate da appositi regolamenti che vengono emanati dall’amministrazione di competenza.

2. I Regolamenti di Polizia Rurale.
Le materie oggetto dell’attività di vigilanza di cui sopra sono, per la maggior parte, disciplinate attraverso appositi regolamenti di polizia rurale.
Si tratta di regolamenti che hanno lo scopo di dettare le disposizioni sul corretto esercizio delle pratiche agro-silvo-pastorali, di disciplinare l’adempimento delle attività connesse, al fine di garantire la corretta concorrenza e un concreto interesse generale dello sviluppo economico del settore agricolo.
Inoltre, al centro delle competenze di questa particolare attività di vigilanza, c’è la necessità di assicurare la tutela e la salvaguardia della salute e dell’incolumità pubblica nonchè la conservazione e la valorizzazione della natura, difesa e protezione ambientale.
Dettagliatamente, il contenuto dei regolamenti di polizia rurale è rinvenibile nel R.D. 297/1911 (1).
Secondo il citato Regio Decreto, i Comuni provvedevano con regolamenti di polizia rurale per:
– le comunioni generali dei pascoli esistenti sui beni privati;
– condurre e custodire gli animali al pascolo e per impedire i furti campestri;
– evitare i passaggi abusivi nelle proprietà private;
– la manutenzione dei canali e delle altre opere consortili destinate alla irrigazione ed allo scolo, specialmente nei terreni bonificati e fognati, per il buon regime delle acque di uso pubblico comunale e di quelle formanti oggetto di un consorzio che interessi la maggior parte degli abitanti di un Comune o di una frazione, in quanto non vi provvedano le leggi o i regolamenti generali;
– regolare la spigolatura e l’esercizio di altri atti consimili sui beni dei privati, quando la popolazione vi abbia diritto;
– la manutenzione e la pulizia delle strade vicinali, in quanto non vi provvedano le leggi e i regolamenti generali;
– il divieto di trasportare carichi in modo contrario alla conservazione in buono stato delle strade;
– i modi e i tempi da osservarsi per la distruzione degli animali, degli insetti, delle crittogame, delle piante nocive all’agricoltura, in quanto non vi provvedano le leggi e i regolamenti generali;
– regolare l’esercizio della pastorizia e dell’industria del latte.
– è inoltre facoltà dei Comuni di provvedere ad altri oggetti consimili a quelli di cui sopra, che non siano già regolati da leggi o regolamenti generali.
I regolamenti devono contenere anche specifiche disposizioni, coerenti con le istruzioni ministeriali, riguardanti la difesa contro le malattie delle piante e lo svolgimento delle attività di caccia e pesca, per le quali è sufficiente che il regolamento rinvii alle leggi e ai regolamenti speciali che disciplinano la materia.
Principi fondamentali sui quali dovrà necessariamente essere incardinato del regolamento, pertanto, dovranno essere la gestione e la tutela del territorio agricolo, in quanto interesse di pubblica utilità, nel rispetto della sicurezza, della salute e dell’igiene dei cittadini e dell’ambiente, atteso il ruolo fondamentale rivestito dall’agrosistema nel rapporto con le aree urbanizzate.

3. Materie e circostanze disciplinate dal regolamento di polizia rurale
3.1. Pascolo, caccia e pesca.
Anzitutto è’ bene evidenziare che il servizio di polizia rurale è diretto dal Sindaco e viene svolto dalla Polizia Locale e dagli ufficiali e agenti di Polizia Giudiziaria a norma del Codice di Procedura Penale, nell’ambito delle rispettive mansioni.
Comportamenti e attività tipiche disciplinate dal regolamento sono il pascolo, la pesca e la caccia con la conseguente previsione di sanzioni amministrative in caso di esplicite violazioni.
Per quanto concerne il pascolo si provvederà a redigere concrete disposizioni inerenti alla guida e alla custodia del bestiame, distinguendo il pascolo lungo le strade pubbliche, private e in fondi privati. Infatti, relativamente al pascolo di bestiame di qualunque specie su terreni demaniali comunali, lungo i cigli, le scarpate, gli argini e i fossi laterali delle strade pubbliche o di uso pubblico, occorre necessariamente la preventiva autorizzazione del Comune, fermo restando il potere di impedire, per ragioni di pubblica sicurezza, il pascolo lungo le strade soggette a notevole transito veicolare.
Per quanto riguarda invece l’attività esperita sui fondi privati sarà necessario il previo consenso del proprietario e con l’obbligo di non rovinare i raccolti se ivi presenti (2).
Curiosità meritevole di nota, è la disciplina da adottare al fine di garantire il rispetto delle normative dettate dal Codice della Strada. In questo senso, ad esempio, la maggior parte dei regolamenti dispone:
– il divieto di sosta su via e/o piazze da parte del bestiame;
– nel transitare sulle strade, la mandria non dovrà comunque occupare uno spazio superiore a un terzo delle carreggiata, e dovrà essere opportunamente segnalata all’inizio e alla fine dal personale di custodia, onde consentire ai veicoli sopraggiungenti l’immediata individuazione del pericolo;
– pascolo notturno autorizzato solo ed esclusivamente in fondi chiusi recintati.
Relativamente alla caccia e alla pesca, regola primaria è quella di essere dotati di apposita licenza.
L’esercizio di tale attività è comunque disciplinato da leggi e regolamenti speciali ed è necessario rispettare, oltre ai principi generali e disposizioni di legge vigente, anche le norme emanate con leggi e regolamenti regionali e le disposizioni stabilite dall’Amministrazione Provinciale.
Attività che desta particolare interesse alla comunità è l’apicoltura, per la quale esiste un complesso di normative ed obblighi stringenti, soprattutto in riferimento alle denuncie di possesso sia di alveari stanziali che nomadi alla ASL di competenza. Importante è l’eventuale trasferimento di un alveare per il quale sono varie le attività preventive da dover esplicare.
La polizia locale, in veste di polizia veterinaria, congiuntamente al personale della ASL di competenza, dovrà svolgere qualsiasi azione idonea a garantire la prevenzione delle malattie delle api o comunque vigilare sul rispetti dei divieti irrogati (ad esempio di esperimenti sulle api non autorizzati) e sugli alveari dichiarati malati dal detentore al fine di evitare una eventuale diffusione della patologia.
L’organo di polizia preposto, inoltre, dovrà controllare il rispetto delle distanze di vicinato, da parte dell’apicoltore, nonchè quello relativo alle normative del Codice della Strada (distanze dalle strade di pubblico transito).

3.2. Case Coloniche.
Altro argomento che i regolamenti tendono a disciplinare è quello concernente le c.d. case coloniche.
Per la costruzione, l’ampliamento o il riattamento di case coloniche, stalle, fabbricati rurali, ecc. occorre acquisire il relativo permesso a costruire rilasciato dal responsabile dell’ufficio tecnico del Comune competente.
Pertanto, in questo caso, la polizia locale dovrà svolgere tanto attività di vigilanza edilizia quanto quella stradale e ambientale. Relativamente al ruolo di polizia stradale tali immobili, congiuntamente alle loro pertinenze, se situati in prossimità delle strade, debbono essere muniti di pluviali per lo smaltimento dell’acqua piovana, che deve essere incanalata possibilmente in corsi d’acqua corrente, in modo da evitare qualsiasi danno alle strade.
In merito all’ambiente la polizia locale, coadiuvata dal settore tecnico, dovrà vigilare al che le case coloniche siano tenute in costante stato di pulizia e ordine (3); dal suo canto, con apposita ordinanza, il responsabile del competente ufficio comunale ha l’obbligo di intervenire qualora il degrado delle abitazioni rurali e delle loro pertinenze possa arrecare danno ai proprietari stessi, al patrimonio comunale o pregiudichi la pubblica incolumità.
Come qualsaisi altro edificio, le case coloniche dovranno essere costruite conformemente al regolamento comunale edilizio vigente e per gli impianti e le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi (4) si dovranno osservare le prescrizioni tecniche impartite dal Comando Provinciale di competenza dei Vigili del Fuoco, oltre che acquisire il “Certificato di Prevenzione incendi” (5).
Infine, all’interno delle case coloniche, è necessario che il proprietario non custodisca materiali esplosivi e infiammabili per l’esercizio della minuta vendita senza autorizzazione dell’autorità comunale (6). Tale autorizzazione è altresì necessaria per i depositi di gas e petrolio liquefatti (7), Dovranno altresì osservarsi le prescrizioni di legge relativamente alla detenzione di gas e petroli liquefatti per uso domestico.

3.3. Altre materie.
Considerata la vastità e la discrezionalità delle materie su cui i regolamenti possono agire e disporre apposita disciplina e sulle quali la polizia locale abbia specifica competenza ad intervenire, elenchiamo solo le seguenti:
a) Igiene e costruzione stalle, concimaie, spargimento liquami;
b) Cani a guardia di edifici rurali (8);
c) Deviazioni (9), espurghi, distanze di fossi e canali privati;
d) Fabbricati, annessi, recinzioni e urbanizzazioni;
e) Tombinature;
f) Prelievi acque correnti;
g) Distanze Alberi, recisione rami protesi e radici, spigolature;
h) Aratura dei terreni;
i) Malattie delle piante (10);
l) Divieto vendita ambulante di piante e sementi;
m) Rispetto della sicurezza e della tranquillità altrui;
n) Atti vietati sulle strade e sui terreni.

4. I reati.
La materia è anche regolata dal codice penale che, agli artt. 500, 636, 637 e 672, prevede come reato alcuni comportamenti lesivi dell’attività agricola, ovvero:
1) Diffusione di una malattia delle piante o degli animali (art. 500 c.p.)
La diffusione di una malattia delle piante o degli animali, pericolosa all’economia rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico è punita con la reclusione da uno a cinque anni, oppure con la multa da 103 a 2.065 euro se la diffusione avviene per colpa;
2) Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo (art. 636 c.p. – depenalizzato)
Sono contemplate due distinte ipotesi criminose, punibili a querela della persona offesa.
La prima consiste nel fatto di chi introduce o abbandona animali in gregge o in mandria nel fondo altrui (11); la seconda nel fatto di chi introduce o abbandona animali, anche non raccolti in mandria o in gregge, nel fondo altrui al fine di farli pascolare (12). Scopo della norma è la generica tutela dell’agricoltura e cioè di evitare che siano arrecati danni alle coltivazioni e alle piante.
3) Ingresso abusivo nel fondo altrui (art. 637 c.p.)
Consiste nel fatto di chiunque, senza necessità, entra nel fondo altrui recintato da fosso, da siepe viva o da altro stabile riparo.
L’elemento materiale del reato consiste nel semplice ingresso illegale nell’altrui fondo mediante il superamento dell’ostacolo costituito dal fosso, dalla siepe o da qualsiasi altra recinzione (13).
4) Omessa custodia e mal governo di animali (art. 672 c.p.)
La contravvenzione prevista in questo articolo non costituisce più reato ed è soggetta ad una sanzione pecuniaria amministrativa, ai sensi dell’art. 33 della L.N. 689/81 (14).
Questa disposizione trova sovente applicazione, anche se di certo non esaurisce il suo ambito di applicazione, nei confronti di colui che non custodisce con le debite cautele il proprio cane o comunque il cane di cui abbia il possesso.

Dott. Alberto Del Sordo

Riferimenti bibliografici e note.

(1) Come da aritcolo 110 del R.D. 297/1911 ora abrogato.
(2) Per quanto concerne il pascolo su aree di proprietà del Demanio Acque Pubbliche o su argini e sponde di canali pertinenti alla Bonifica, si rimanda a quanto stabilito dall’art. 134 del R.D.L. n. 368 del 8/5/1904.
(3) Come pure i fienili, i depositi di carburante, le stalle, le concimaie e le aree adiacenti.
(4) Ai sensi della Legge 26/7/65, n. 966 e al D.M. 16/2/82.
(5) Dovranno essere attuate le disposizioni di cui al D.M. 10/3/98.
(6) T.U. delle Leggi di P.S. 18/6/1931, n. 773; regolamento approvato con R.D. 6/5/1940, n. 635; Decreti del Ministero dell’Interno 31/7/34 e 12/5/37.
(7) Riguardo ai quali devono essere osservate le disposizioni di cui al DPR 28/6/55, n. 620.
(8) I cani a guardia degli edifici rurali non recintati, siti in prossimità delle strade, non possono essere lasciati liberi, ma devono essere debitamente custoditi in modo da non arrecare pregiudizio ad alcuno.
(9) Art. 632 c.p. “Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, devia acque, ovvero immuta nell’altrui proprietà lo stato dei luoghi, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 206”.
(10) Salve le disposizioni dettate dalla legge n. 987/1931 e quelle contenute nel regolamento per l’applicazione della legge stessa, approvato con R.D. 12/10/33 n. 1700 e modificate con R.D. 2/12/37, n. 2504, è fatto obbligo ai proprietari, ai conduttori a qualunque titolo, ai coloni e ad altri comunque interessati all’azienda, di denunciare all’autorità comunale, all’Ispettorato Provinciale per l’Agricoltura o all’Osservatorio fitopatologico la comparsa di insetti, animali nocivi, crittogame o comunque malattie o deperimenti che appaiono diffusibili o pericolosi, nonché di applicare contro di essi i rimedi e i mezzi di lotta che venissero all’uopo indicati.
(11) Punito con la multa da euro 10 a euro 103.
(12) La pena è della reclusione fino a un anno o della multa da euro 20 a euro 206. Se il fondo viene danneggiato la pena è aumentata fino a due anni di reclusione e la multa da 51 a 516 euro.
(13) La pena è quella della multa fino a 103 euro.
(14) Sanzione amministrativa applicabile va da 25 a 258 euro. Alla stessa pena soggiace:
– chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta;
– chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone.

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