Psichiatria

Terapia a distanza: prospettive per la telepsichiatria.

Investiti dall’emergenza pandemica legata alla diffusione della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19), che ha colpito più di otto milioni di persone, i servizi medici di tutto il mondo si sono trovati di fronte alla sfida di ridurre i contatti interpersonali, per contribuire ad appiattire la curva dei contagi, senza rinunciare a fornire supporto ai malati bisognosi di assistenza. Uno degli strumenti più utilizzati è stato quello della telemedicina, che ha dimostrato di potersi validamente integrare con la modalità “in presenza” nel monitoraggio clinico dei pazienti.
L’esperienza accumulata in questi mesi ha permesso di mettere a fuoco le potenzialità dei colloqui in videoconferenza, che potranno continuare ad affiancare le visite tradizionali anche quando l’emergenza sarà superata.
Uno dei principali vantaggi della telepsichiatria è quello di poter raggiungere anche le persone che avrebbero difficoltà ad accedere ai servizi: perché abitano in aree mal collegate, o perché hanno difficoltà a utilizzare i trasporti, o anche semplicemente perché non amano recarsi in un centro di salute mentale. Uno studio dell’Università del Colorado ha indagato la soddisfazione di pazienti e professionisti in merito alla modalità “a distanza”, evidenziando che soprattutto per i primi la telepsichiatria rappresenta un’opzione tutt’altro che sfavorevole.
La maggior parte dei pazienti, soprattutto quelli con disturbi gravi, riferisce infatti difficoltà a presenziare agli appuntamenti “tradizionali”, principalmente per ansia o per problemi organizzativi, ma si dice favorevole alle visite in videochiamata. Quasi tutti possiedono uno smartphone e lo usano quotidianamente per scaricare musica o video da internet o per frequentare i social media.
La modalità a distanza può essere applicata vantaggiosamente anche per tenersi in contatto con il proprio terapeuta, soprattutto in caso di emergenza e comunque quando raggiungere l’ambulatorio o l’ospedale sia difficoltoso per qualsiasi motivo. Proprio a causa delle difficoltà logistiche le aree rurali sono, in effetti, quelle in cui la telepsichiatria sembra dare i risultati più soddisfacenti.
Ferma restando l’importanza delle visite “tradizionali” in molte situazioni, lo studio evidenzia che i pazienti sono in generale interessati e disponibili ad affiancare ai colloqui di persona quelli in videochiamata, ma che le maggiori resistenze vengono dai clinici. Questi infatti tendono a non utilizzare volentieri questo strumento, ritenendo che la perdita di contatto umano “vero” possa compromettere il rapporto terapeutico; in realtà queste perplessità non sembrano confermate dalle risposte dei pazienti, che in generale appaiono piuttosto soddisfatti dell’efficacia delle sedute a distanza, ma preoccupati invece soprattutto di alcuni aspetti legati alla riservatezza, come la possibilità di essere disturbati nella vita privata o il timore che le conversazioni possano essere registrate.
Altre preoccupazioni dei pazienti riguardano la loro competenza tecnologica, i possibili costi del servizio o l’affidabilità di una eventuale diagnosi fatta per telefono. Rispetto a quest’ultimo punto alcuni ricercatori dell’Università di Hiroshima hanno sottolineato l’importanza della qualità tecnologica dell’immagine ai fini di una diagnosi valida; studi di comparazione sull’affidabilità delle visite a distanza rispetto a quelle vis–à-vis hanno però dimostrato la validità delle osservazioni video, anche per quanto riguarda  le anomalie del movimento associate all’uso di psicofarmaci e persino quando era necessaria la mediazione di un interprete.
Un’altra questione di non secondaria importanza è quella dell’efficacia clinica delle sedute in videochiamata. Diversi studi hanno comparato gli esiti dei trattamenti a distanza o  in presenza in varie condizioni: depressione, sindromi ansiose e post-traumatiche, disturbi dell’alimentazione.
La psicoterapia a distanza si è dimostrata molto efficace, soprattutto nella depressione e nei disturbi post-traumatici, mentre per quanto riguarda la gestione della terapia farmacologica con i pazienti depressi la visita tradizionale sembra mantenere la sua superiorità. Anche la psicoterapia cognitivo-comportamentale per i disturbi dell’alimentazione (bulimia nervosa) sembra mantenere la sua validità nelle sedute a distanza, sebbene non tutti i clinici siano concordi su questo punto.
Certamente l’utilizzo di nuove tecnologie nel rapporto medico-paziente solleva diverse questioni importanti, soprattutto per quanto riguarda la privacy, della quale i professionisti sono responsabili nei confronti dei loro assistiti; ma l’inserimento di messaggi e videochiamate nella routine dei servizi di psichiatria, rappresenta una possibilità per favorire una relazione più diretta e ridurre i tempi d’attesa e le difficoltà dovute alla distanza, alle carenze dei trasporti pubblici e a tutte quelle resistenze, incluso lo stigma associato alla frequenza di un centro di salute mentale, che impediscono a molti pazienti di recarsi regolarmente agli appuntamenti.
La modalità a distanza non può essere imposta a quei pazienti che non vi si trovino a loro agio; ma in alcune specifiche situazioni (ad esempio la valutazione dei bambini e degli adolescenti con disturbi del comportamento o ADHD) un’iniziale consultazione in videochiamata potrebbe risultare decisiva per tranquillizzare il genitore e consentirgli una riflessione più serena sull’opportunità di richiedere una visita “tradizionale”. La  telepsichiatria non potrà sostituire il lavoro clinico in presenza, ma può essere un’ulteriore risorsa per arricchire il dialogo tra terapeuti e pazienti.

Dott. Francesco Cro

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