Psichiatria

Il “body shaming” come danno alla persona.

Il “body shaming” (denigrare, deridere o ridicolizzare   qualcuno per il suo aspetto fisico), anche se presentato sotto forma di “scherzo”, può avere effetti devastanti sull’autostima delle persone, soprattutto delle più sensibili e insicure, e innescare meccanismi psicofisiologici le cui conseguenze negative possono essere permanenti. La salute fisica, quella psicologica e le relazioni sociali possono risultarne irrimediabilmente compromesse, soprattutto quando la situazione stressante è ripetuta o duratura.
La persona sottoposta a body shaming può sviluppare sentimenti di vergogna così intensi da sfociare in depressione, disturbi del comportamento alimentare (bulimia nervosa) o gesti autolesionistici, fino ai tentativi di suicidio.
Chi è esposto precocemente e ripetutamente a questa spiacevole esperienza si sente rifiutato socialmente e può modellare la propria personalità in modo da cercare di evitare ad ogni costo questa dolorosissima sensazione: ad esempio può sviluppare una tendenza all’isolamento e al non  coinvolgimento, per paura di trovarsi al centro dell’attenzione, oppure mostrarsi sempre sottomesso, compiacente e servizievole nel tentativo di ottenere l’approvazione degli altri, che però potrebbero approfittarsi di lui, aggravando il suo senso di inferiorità.
La disapprovazione sociale può essere reale (atteggiamenti denigratori o sprezzanti da parte degli altri), ma soggetti particolarmente sensibili e insicuri possono percepirla anche a partire da segnali sfumati o inesistenti.
Un elemento di rischio è che le persone che sviluppano una forte insicurezza riguardo al loro aspetto possono perdere di vista l’elemento psicologico della loro sofferenza e concentrarsi sulla “correzione” del presunto difetto fisico, con trattamenti cosmetici, dietetici, medici e persino chirurgici, che però sono destinati a  lasciarle insoddisfatte o addirittura a peggiorare lo stress.
Essere accettati dagli altri è di importanza vitale per chiunque di noi, e per questo siamo dotati di un sistema di allarme che ci avverte quando rischiamo di perdere l’approvazione sociale e di essere isolati.
L’emozione che ci segnala questa minaccia è la vergogna, e il sistema neuroendocrino che si attiva è quello che coinvolge l’ipotalamo, l’ipofisi e le ghiandole surrenali: in questo modo uno stimolo psicologico mette in moto una serie di reazioni endocrine che culmina nel rilascio di ormoni, come il cortisolo, che attivano la risposta allo stress, predisponendo l’organismo ad affrontare un pericolo (ad esempio aumentando il livello di glucosio nel sangue come fonte di energia prontamente disponibile).
Quando lo stress è prolungato o ripetuto il cronico  incremento della produzione di cortisolo porta a un aumento del rischio di disturbi cardiovascolari e metabolici.
Un team congiunto di kinesiologi, medici di famiglia e psicologi di due università canadesi (la Brock University di Saint Catharines e la McMaster di Hamilton) ha studiato l’andamento della produzione di cortisolo e le reazioni psicologiche e comportamentali di un gruppo di volontari in una situazione di possibile minaccia alla loro immagine sociale. I partecipanti sono stati sottoposti a misurazioni fisiche (altezza, peso, quantità di grasso corporeo, muscolatura, forza), in una situazione imbarazzante: indossavano solo indumenti intimi, di fronte allo specchio e in presenza di “ricercatori” scelti per la loro avvenenza e prestanza fisica.
Le misurazioni venivano filmate e i risultati declamati ad alta voce e confrontati con dei valori definiti “normali” ma che in realtà corrispondevano a quelli di atleti professionisti.
Quindi i partecipanti riempivano dei questionari che misuravano il loro livello di soddisfazione per il proprio aspetto fisico e veniva misurato il livello di cortisolo nella saliva; un altro gruppo di volontari era sottoposto alle stesse misurazioni ma senza tutte le variabili “socialmente stressanti”.
I risultati hanno mostrato una chiara differenza tra i due gruppi: quello sottoposto al confronto imbarazzante e stressante riportava un notevole innalzamento dei livelli di cortisolo e sentimenti di vergogna, evidenziabili sia dalle risposte ai questionari che dagli atteggiamenti e comportamenti filmati; dopo trenta minuti di riposo, però, i parametri psicofisiologici dei due gruppi tornavano ad essere sovrapponibili, indicando un’ottima capacità di recupero in condizioni normali.
Il problema è quando si viene esposti ripetutamente per anni a situazioni stressanti di questo tipo: i livelli di cortisolo cronicamente alterati possono allora esercitare il loro effetto nocivo sia sul piano fisico (problemi cardiaci e diabete) che psicologico e comportamentale (alterazioni dell’umore). Considerando la potenziale gravità delle conseguenze di questi stress emotivi, ma anche la naturale capacità di superarli quando non sono troppo prolungati o ripetuti, riconoscere gli effetti deleteri del body shaming a lungo termine sul piano biologico, psicologico e sociale ed informare ed educare i giovani sulle conseguenze di questi comportamenti appare di fondamentale importanza.
Anche chi ha un ruolo pubblico dovrebbe tenere a mente l’impatto educativo delle proprie esternazioni (anche quando si inseriscono in campagne per la promozione del benessere, come ad esempio quelle contro l’obesità) e sforzarsi di diffondere una cultura del rispetto, non per uno sterile ossequio al politicamente corretto ma per prevenire la diffusione di atteggiamenti e comportamenti contrari alla salute individuale e collettiva.

Dott. Francesco Cro

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