Diritto

La Corte di Giustizia europea dice sì ai Giudici di Pace, con la sentenza del 16 luglio 2020.

Era già nell’aria che un’altra legge nazionale generata – forse con superficialità ? – dal Legislatore italiano fosse spazzata via dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
È appunto il caso dei giudici onorari, come pure avvenne per i medici specializzandi, che, impiegati a pieno titolo come pubblici dipendenti, hanno sempre ottenuto una retribuzione a casaccio e nessuna tutela costituzionale riservata ai lavoratori.
Ricordiamo brevemente la “storia” degli Uffici del Giudice di Pace.
Questi uffici furono istituiti con legge 21 novembre 1991 n.374 e diventarono operativi nel maggio 1995.
A loro fu destinata solo una modestissima competenza in materia civile e, con questi uffici disseminati qua e là sul territorio nazionale, il Ministro della Giustizia cercò in quel modo soddisfare le minime esigenze giudiziarie…. con un esercito di 4960 giudici retribuiti “a sentenza”.
Nel tempo, però, le cose cambiarono.
Con la predetta legge istitutiva della nuova “minima” magistratura, agli Uffici del Giudice di Pace – sparsi sull’intero territorio nazionale nella misura di 845 – veniva originariamente devoluta una competenza leggermente maggiore rispetto a quelle della carica estinta del Giudice Conciliatore.
Infatti la causa dell’abnorme costituzione di questi uffici era da ricercare proprio nel fatto che essi avrebbero dovuto sostituire i cessati Uffici di Conciliazione, per antica legge presenti in ogni comune italiano.
Il reclutamento iniziale non fu di massa.
Pochi cittadini, ad esempio alcuni avvocati, furono interessati al modesto compenso: pertanto, per lo più “giovani” pensionati ultracinquantenni si presentarono all’appello per arrotondare la pensione e conquistare un “potere” giudiziario (ci fu anche una campagna pubblicitaria televisiva, all’epoca, sulla falsariga del “I want you”).
Tanta buona volontà, quindi, ma anche enormi difetti di preparazione tecnica (se non, talvolta, anche morale).
Ma, dopo l’abolizione delle Preture nel 1999, agli Uffici del Giudice di Pace venne accresciuta la competenza per valore sin quasi ad assorbire quella che competeva al cessato ufficio del Pretore.
Entrarono così nella competenza del Giudice di pace le opposizioni alle sanzioni amministrative, sia pure con esclusioni in materia di sanità e sicurezza nel lavoro ed anche la delibazione dei provvedimenti di espulsione degli extracomunitari irrogati dai Prefetti.
Ma non finisce qui l’escalation della competenza del Giudice di Pace!
Il governo dell’epoca, probabilmente più incline ad assecondare i desiderata della magistratura togata, volle devolvere alla competenza del Giudice di Pace anche agli affari penali.
Pilatescamente, solo 16 reati c. d. ”minori”, compreso però l’art. 495 c.p. – che punisce la diffamazione – la cui condotta non è sempre semplice giudicare.
Il giudice di pace, così, diventò G.I.P. per i reati di sua competenza.
L’iniziale durata nell’incarico dei vincitori fu fissata in quattro anni rinnovabili solo per un’altra volta.
Di fatto, però, la durata divenne “stabile” per le “regolari” proroghe concesse e, vista la necessità di formare i giudici, fu resa obbligatoria la frequenza a sessioni di aggiornamento, sia in sede decentrata presso le Corti d’Appello che centrale presso la scuola della Magistratura di Scandicci.
Cosi, piano piano, la figura del Giudice di pace, cioè quello di un buon uomo dedicato a risolvere affarucci bagatellari, si è avvicinata, in sostanza, a quella di un ordinario giudice togato.
Ricordiamo che i Giudici di pace sono soggetti alla disciplina dei giudici ordinari quali: nomina da parte del C.S.M., disciplina del Consiglio giudiziario presso la Corte di Appello e, per quanto attiene alle sanzioni, medesimo regime sanzionatorio generale per tutti i magistrati
Un primo passo verso quanto diremo infra.
Infatti, con la legge 28 aprile 2016 n.57, istitutiva della legge delega per la riforma della magistratura onoraria – i cui profili di incostituzionalità saranno oggetto di future osservazioni è stata esaminata e definita la figura del giudice di pace, anche nelle sue criticità.
Nel dettato di questa legge, infatti, si conferma la qualità del giudice onorario quale appartenente all’ordine giudiziario, che esercita la giurisdizione in materia civile e penale.
La vacuità e la generalità della suddetta legge delega ha concesso al governo una “delega in bianco” per cui, tra l’altro, ai GOT e VPO sono state estese le disposizioni e le prerogative del giudice di pace ed è stato previsto anche che a quest’ultimo sia possibile assegnare procedimenti civili e penali di competenza del tribunale ordinario… cosa mai prevista in precedenza.
A questo punto, a parere dello scrivente, la figura del giudice di pace – così come inizialmente concepita – può dirsi di fatto assimilata alle altre figure ancillari (ma non troppo!) del “sistema giustizia”.
Il Legislatore del 2016, con la sua riforma, ha pertanto aperto le porte alla decisione della Corte di Giustizia di cui parliamo oggi… proprio nel senso che la legge intendeva evitare, ossia l’assimilazione della magistratura onoraria italiana con quella togata.
Vediamo quale sia stata la disposizione compresa nella legge 57/16 che maggiormente, a nostro parere, è quella che ha convinto i giudici europei circa la totale assimilazione dei giudici onorari con quelli togati.
Esaminando nella specie: mentre quello del giudice di pace era agli inizi un ufficio a sé0 stante, con la sua organizzazione interna specifica – quindi con la istituzione del giudice coordinatore responsabile dell’Ufficio e del personale reclutato presso i comuni di competenza (particolare che avrebbe potuto costituire un elemento di differenza con la magistratura ordinaria) – la nuova legge in pratica lo ha abolito, rendendo di fatto l’ufficio del giudice di pace una sezione del tribunale.
La legge 57/16, sin dal 1 giugno 2016, ha subito eliminato la figura del giudice coordinatore, ponendo l’ufficio sotto la sorveglianza del presidente del tribunale e con la soppressione di tutti gli uffici del giudice di pace del circondario e con l’accorpamento presso la sede del Tribunale – ha comportato che l’ufficio del giudice di pace sia divenuto veramente una sezione del tribunale. Una sezione competente per cause civili di modesto valore e per procedimenti penali per reati di minor allarme sociale.
Addirittura, con la legge 13 luglio 2017 n. 11, è stata cambiata la nomenclatura: il giudice di pace oggi, in realtà, si chiama giudice “onorario” di pace
Certamente, tutti questi particolari hanno corroborato il convincimento dei giudici europei nel ritenere il personale giudicante onorario del sistema italiano pari a quello togato. Questo per via della perfetta similitudine, non già delle funzioni, ma di tutto il sistema amministrativo che, se una volta era separato tra uffici del giudice di pace e Tribunale, è oggi unificato.
Ritenere diversi i giudici nel trattamento giuridico, economico e previdenziale non è stato considerato giusto, dall’Unione europea.
Come acutamente rilevato dalla Corte di Giustizia, infatti, la sola circostanza che le funzioni del giudice di pace siano qualificate come onorarie dalla normativa nazionale, non comporta che le prestazioni finanziarie percepite da un giudice onorario debbano essere considerate prive di carattere remunerativo, previdenziale e sociale come quelle di qualsiasi lavoratore subordinato.
Insomma: che sia un altro insuccesso del sistema legislativo italiano? Un’ennesima brutta figura a livello europeo?
Ma, soprattutto, che la cosa non rappresenti un prossimo salasso per le finanze pubbliche, quando sarà necessario indennizzare tutti i giudici di pace che non ebbero a godere delle dovute garanzie economiche del loro pregresso servizio?
I giudici del lavoro, prossimamente, infatti, non potranno non adeguarsi alla sentenza della Corte di Giustizia europea in parola, quando verranno chiamati a pronunciarsi sulle innumerevoli cause che prima o poi li interesseranno.

Avv. Andrea Stefano Marini Balestra

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