Diritto amministrativo

Nuove modalità di accertamento delle violazioni al codice strada: criticità.

All’interno della Legge 120 del 11.9.20 recante “Misure urgenti per la semplificazione ed innovazione digitale” e varata in tempi di emergenza Covid-19, possiamo rilevare un ennesimo provvedimento di jus covidianus – cioè appartenente a quelle norme d’urgenza varate dal governo per fronteggiare la pandemia- non sempre però attente e precise e spesso necessitanti dell’emanazione di ulteriori circolari per la loro applicazione.

Infatti, con discutibile prassi legislativa, una miniriforma del Codice della Strada (ricordiamo, approvato con d.lgs.282 del 1992), è stata inserita in un decreto “semplificazioni” quando proprio normare d’urgenza in materia di circolazione stradale non era necessario, semmai, per l’appunto, sarebbe stata sufficiente solo una semplificazione.

Questa “urgenza” legislativa, in questo caso, ha stravolto in parte l’impianto legislativo del citato D.lgs. 285 del 1992, che innovò profondamente il vecchio Codice della Strada del 1959 (D.P.R. 393 del 15.6.59).

Un “tagliando” alle norme sulla circolazione stradale era certamente da fare, visto che il modo di fare e vivere “la motorizzazione” è certamente mutato in 60 anni.

Ma, allora, sarebbe stato meglio riscrivere l’intero “codice della strada”, anziché arricchire con qualche nuovo comma i “vecchi” articoli. Aggiunte e varianti in un testo unico conferiscono solo il risultato di stravolgere l’impianto di una legge che trae origine dalla ben nota Legge Togni del 1959 (Nuovo codice della strada).

Vediamo nel dettaglio.

L’art.49 comma 5-ter, lettera d ha inserito all’art. 12 un articolo -bis che di fatto smonta la esclusiva facoltà degli agenti di polizia per l’accertamento delle violazioni in materia di sosta e fermata.

Cioè, in parole povere, la facoltà dei noti ausiliari del traffico prevista dalla legge 127/97 (ora abrogata dal comma 5-terdecies del Decreto) –  allora solo abilitati all’accertamento di specifiche violazioni in materia di sosta a pagamento nelle aree urbane – può essere estesa, con provvedimento del Sindaco, anche ad esercenti e dipendenti di società private a cui viene appaltata la gestione delle  “strisce blu” a pagamento, agli esercenti delle attività di raccolta rifiuti urbani ed al personale ispettivo delle reti di trasporto pubblico.

Diversamente dal passato, costoro – che, lo ripetiamo, erano dotati soltanto del potere di accertamento e non di verbalizzazione delle infrazioni – adesso ne hanno facoltà e possono anche disporre la rimozione di veicoli che d’intralcio ex artt.7, 157 e 158, cioè per ogni ipotesi di divieto sosta o fermata.

Viene pure loro concesso dalla recente novella al codice la facoltà di utilizzo di strumenti a tecnologia digitale, strumenti elettronici e fotografici.

Un depotenziamento delle forze di polizia, da sempre pubblici ufficiali, in favore di soggetti, da oggi anch’essi costituiti come pubblici ufficiali, senza però averne le garanzie proprie della formazione di un agente di polizi ( sia esso poliziotto, carabiniere o agente di polizia locale) la cui nomina è comunque frutto di un concorso pubblico e di uno specifico iter formativo.

Un vulnus ingiustificabile. Infatti, l’applicazione di sanzioni pecuniarie afflittive non può essere affidata, a parere dello scrivente, a chi non abbia una preparazione specifica in quanto appartenente ad un organo di polizia.

Ma c’è più.

Il nuovo comma 5-undecies del citato art. 49 D.L. 76 del 16.7.20 conv. in legge 120/20 novella l’art. 4 comma 1 del d.l.20.6.02 conv. in legge 168/02 rende possibile l’utilizzazione di mezzi tecnici di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle norme di comportamento (cioè senza l’obbligo di presenza degli operatori di polizia).Il tutto  non solo sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali (come era già previsto), ma anche sulle strade urbane e senza apposito decreto del Prefetto, quindi a totale discrezionalità del Sindaco.

Di fatto, è stata introdotta una rivoluzione delle norme generali dell’ordinamento giuridico in materia di accertamento delle violazioni a cui consegue l’applicazione di sanzioni afflittive: le attività di accertamento e verbalizzazione – inizialmente previste dopo l’osservazione diretta da parte degli agenti di polizia e solo attenuata in particolari casi – vengono da oggi  estese indiscriminatamente.

Per esempio, in ogni Comune sarà possibile istallare rilevatori fissi per accertare “eccessi di velocità” in aree urbane in cui è ammessa una velocità massima anche di soli 30 km/h, abbandonando la normale tolleranza e sensibilità dell’operatore “umano” ed incentivando, magari, l’istallazione capziosa di alcuni dispositivi in tratti dove, per esempio, sia difficile effettivamente tenere velocità poco elevate.

In definitiva, sono state inserite nuove norme restrittive – mediante l’aggiunta di commi ad alcuni articoli del “Codice della Strada”- all’interno di una legge presentata come “semplificazione” che forse, almeno da un punto di vista giuridico, ha invece creato qualche criticità in più.

 

 

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