Forensics

Insetti e scienze criminalistiche.

Premessa
Gli insetti possono rivelarsi utili in vario modo e l’entomologia forense, particolare branca della zoologia che utilizza conoscenze poliedriche (ecologia, biologia e comportamento degli insetti), rappresenta sicuramente una disciplina utile alla risoluzione di casi giudiziari, siano essi civili o penali. Altra tipologia di attività è relativa all’infestazione di cibi immagazzinati o di alimenti, andando a recuperare possibili informazioni circa le eventuali responsabilità lungo la filiera alimentare, considerando in questo tipo di studi anche le preferenze trofiche degli insetti individuati, anche grazie alle parti di essi rinvenuti e sottoposti ad analisi.
Gli insetti forniscono informazioni circa l’epoca della morte di un soggetto, ritrovato cadavere, o dell’eventuale traslazione del suo corpo; alcune specie di ditteri possono fornire notizie d’interesse circa eventuali negligenze occorse, quindi facendo riferimento all’incuria o abbandono che l’eventuale individuo oggetto di indagine può aver subito in vita(1). Ancora, gli insetti possono coadiuvare gli inquirenti nella ricerca delle cause del decesso: le larve delle mosche infatti possono concorrere – allorquando non sia possibile condurre analisi tossicologiche, a causa, per esempio, dell’eccessiva decomposizione nel frattempo intervenuta- alla ricerca di droghe o veleni assunte ante-mortem. Questo avviene in funzione del regime trofico delle stesse mosche, le quali, nutrendosi dei tessuti del corpo, assumono tali sostanze, rinvenibili nel tratto gastrico ma anche il DNA umano, utile quest’ultimo nel caso di “scomparsa del cadavere”, nel significare una possibile traslazione del corpo, sulla base di possibili evidenze di contesto, compatibili, per esempio con un evento omicidiario e frutto dell’evoluzione criminodinamica del reato presupposto(2). Studi sull’argomento pongono l’accento sulla possibilità che talune specie di insetti possano fornire indicazioni circa i tempi di immersione ed emersione dei corpi recuperati in acqua.
Quindi insetti e altri artropodi collaborano attivamente alle indagini di polizia giudiziaria, ovviamente le mosche e i coleotteri sono gli elementi fondamentali per quanto attiene alla componente medico-legale dell’entomologia. Le mosche popolano il cadavere nell’immediatezza del decesso e il loro sviluppo e temperatura dipendente, parametro utilizzato per stimare l’epoca della morte, seguono differenti specie di coleotteri che permangono sul corpo in relazione ad un preciso stadio di decomposizione (specie necrofaghe/saprofaghe) o presenza di altri insetti (specie predatrici). Il contesto lavorativo, si comprenderà, non è sicuramente facile, trattandosi di repertare insetti da un corpo in decomposizione. Scarafaggi e imenotteri formicidi hanno la possibilità di infliggere lesioni, sui corpi esposti, simili a escoriazioni o ustioni, si comprenderà la possibilità, in questo caso, di possibili elementi che potrebbero creare interpretazioni erronee da parte del patologo o medico legale, considerando le medesime quali lesioni inferte ante-mortem.

Stima del tempo
La stima del tempo intercorso dal decesso di un soggetto (IPM – Intervallo Post Mortem) può avvenire attraverso due approcci di indagine differenti a seconda del tempo trascorso dalla morte e dallo stadio di decomposizione del corpo rinvenuto. Il tempo trascorso dalla morte (Intervallo Post Mortem o IPM) è l’informazione principale da ottenere in caso di omicidi o nelle investigazioni di morti avvenute in maniera sospetta (Gebert, 1996 in Byrd & Castner, 2010).
Un primo metodo si basa sullo studio dello stadio di sviluppo delle larve delle mosche che colonizzano il corpo nelle fasi iniziali di decadimento del cadavere (Calliphoridae, Sarcophagidae, Muscidae). La velocità di sviluppo delle larve presenti sul corpo (temperatura dipendente) e le loro dimensioni ed età, sono elementi che permettono di calcolare il tempo di colonizzazione di un corpo in dipendenza delle temperature di esposizione del cadavere prima del suo rinvenimento, sia in ambiente indoor che outdoor. Il tasso di crescita di un insetto ha una relazione lineare con la temperatura ambientale.
Tale metodo può essere utilizzato nelle fasi iniziali di decomposizione del corpo quando si verifica la prima ondata di colonizzazione da parte degli insetti sarco-saprofagi e quindi, per intervalli di qualche giorno/settimana.
La valutazione dell’IPM, per tempi più lunghi di esposizione, si basa sullo studio delle comunità di insetti (Byrd & Castner, 2010) che si susseguono sul cadavere attratti da particolari stati di decomposizione. Più precisamente il metodo riguarda la successione con cui diverse categorie ecologiche di insetti colonizzano il corpo, sostituendosi gradualmente con il procedere della decomposizione (Schoenly et al., 1992 in Byrd & Castner, 2010, Bonacci et al., 2010; 2011 a,b; 2012). Tale metodo viene utilizzato soprattutto in caso di ritrovamento di corpi in avanzato stato di decomposizione e tiene conto delle categorie ecologiche presenti ed attive sul corpo, nel momento del rinvenimento.

Approccio pratico
L’esame cadaverico può avvenire direttamente sulla scena, dove il reato si è consumato, ovvero in un secondo momento, durante l’esecuzione dell’esame autoptico. La dicotomia appena esposta viene ad essere originata dalle dinamiche investigative nel frattempo sviluppatosi.
Non è inconsueto, invero, rinvenire delle realtà associate, significando Aziende Sanitarie, in particolare strutture deputate alla Medicina Legale, convenzionate con particolari istituti Universitari in grado di fornire il necessario supporto il personale sanitario durante il sopralluogo, senza quindi attendere l’avvio di una istruttoria circa l’indicazione di una consulenza tecnica.
Sulla scena l’esame esterno viene a essere calato nel contesto ambientale dove il medesimo corpo si ebbe a rinvenire. Rileva la particolare posizione con cui viene ritrovato, si osservano le cavità naturali(3) e l’eventuale presenza di larve a differenti età di sviluppo. Gli esemplari rinvenuti devono essere prelevati e preservati all’interno di provette, al fine di favorire le successive osservazioni morfologiche e lo studio del relativo ciclo biologico e determinazione tassonomica. Le procedure appena richiamate debbono essere compiute conformemente alle best practices dell’Associazione Europea per l’Entomologia Forense (Amendt et al., 2007). I dati climatici possono essere raccolti sul luogo mediante termometro digitale e a seguire tramite consultazione dei dati storici delle stazioni di rilevamento dei dati climatologici disponibili nelle aree o nei pressi delle aree indagate. L’importanza dell’ambiente e della posizione del cadavere è da mettere in relazione alla possibilità che il corpo venga interessato, direttamente o meno, da fonti di calore, quali, per esempio, la luce esterna; ugualmente debbono essere tenute in considerazione lo stato delle finestre e/o porte al momento del ritrovamento di un corpo in ambiente indoor. Solitamente, in un ambiente naturale l’arrivo degli insetti sul cadavere viene favorito dall’assenza di barriere artificiali; ne consegue che in un ambiente urbano o indoor le specie (e le categorie ecologiche) che popoleranno il corpo saranno inferiori e fortemente sinantropiche.
Le larve e gli eventuali pupari saranno posti in cella termica per continuare lo studio del ciclo biologico e quindi determinare le specie colonizzatrici. La temperatura di allevamento viene impostata sulla base della Tmedia registrata sul luogo dove è avvenuto il rinvenimento, utilizzando un range temporale considerato in relazione allo stadio di decadimento del corpo. Dai 10- 15 giorni a mesi antecedenti il ritrovamento del corpo soprattutto nei casi di corpi scheletrizzati. Nella valutazione della temperatura a cui è stato assoggettato il corpo e gli insetti rinvenuti, è necessario considerare la temperatura generata dalla massa larvale(4). Il calcolo della temperatura terrà in considerazione anche le temperature esterne e interne registrate per il medesimo luogo, nel caso di corpi scoperti all’interno di edifici e nel medesimo periodo. Ancora sulla stima dell’Intervallo Post Mortem, si farà riferimento, nel caso della prima ondata di successione, ai reperti entomologici più vecchi, usando il metodo dell’età dei campioni (Reiter, 1984).
Quanto sopra significando che perché i reperti entomologici, e le conseguenti informazioni ottenute dall’entomofauna cadaverica, possano essere utilizzati come ausilio per una corretta interpretazione di una scena, è fondamentale la corretta identificazione delle specie colonizzatrici del corpo. Laddove non sia possibile identificare la specie allo stadio larvale (perché specie mai descritta in letteratura), è opportuno allevare i campioni in laboratorio per ottenere gli adulti. Nel caso non siano disponibili dati sullo sviluppo larvale a diverse temperature sperimentali, per una corretta stima dell’IPM si rende necessario ricreare le condizioni della scena allevando gli immaturi alle stesse condizioni di temperatura e umidità. Ciò consentirà di verificare in condizioni controllate i tempi di sviluppo della specie a partire dallo stadio uovo fino alla età repertata sulla scena criminis, Questo intervallo temporale sarà considerato nella stima del tempo trascorso dalla morte del soggetto interessato fino alla scoperta del suo cadavere.

Conclusioni
Il ruolo dell’entomologo è sicuramente ben definito all’estero, tipicamente nei paesi dell’area Anglo-Americana, nel corso degli ultimi anni si è però assistito a un notevole aumento dell’interesse verso questa branca della biologia anche in Italia, sicuramente è accresciuto anche il contesto associativo tra professionisti del settore così come le conoscenze da parte dei medici legali e dei magistrati circa il contributo che l’entomologia forense fornisce nel contesto investigativo. L’attività congressuale che ha interessato non solo simposi “di nicchia” ma le scienze forensi in generale ha contribuito a dare un respiro più ampio della disciplina nel panorama della criminalistica.

 

Teresa Bonacci

 

Note

(1) L. sericata è un elemento importante nelle indagini forensi perché in grado di colonizzare soggetti in vita (infestazioni miasigene) che versano in cattive condizioni igieniche, costretti a letto, o con particolari patologie.

(2) Le preferenze ecologiche delle specie rinvenute su un corpo (specie sinantropiche, per esempio, quindi legate al contesto indoor urbano, coerentemente rispetto al sopralluogo effettuato), potrebbero indicare che il corpo di X non è stato spostato dopo la morte e che la colonizzazione è avvenuta nel luogo ove il corpo è stato rinvenuto.

(3) Le mosche necrofaghe sono solite deporre le uova o direttamente le larve (Sarcophagidae) a livello delle aree del corpo meglio esposte e più umide, negli orifizi naturali quali bocca, orecchie naso e ano, o laddove presenti, sui tessuti impregnati di liquidi (es. urine, sangue) o escrementi, oppure nelle pieghe dei vestiti umidi, impregnati di liquidi putrefattivi.

(4) E’ noto infatti che la massa larvale genera (nella fase in cui le larve hanno raggiunto la II e III età) una temperatura metabolica di qualche grado (2-3°C) superiore rispetto a quella ambientale.

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