Forensics

“Intercettazione biometrica”: identificazione personale e sicurezza integrata, lineamenti.

Premessa.
Lo scopo del presente lavoro è associare due elementi – indagandoli al meglio, pur senza pretesa di esaustività – identificabili nei concetti di “identificazione personale”, esplicitandola nelle tipiche attività di polizia, e di “sicurezza urbana”, così come nel tempo concepito, in ultimo anche attraverso l’interpretazione data dalla Consulta (sent. n.196/2009) che dal più recente D.L. 114/2017.
I due aspetti, apparentemente distanti, possono essere analizzati sotto molteplici direttrici: tra queste, è possibile osservare la successione normativa che, nel tempo, ha investito sia il comparto sicurezza che la tutela della privacy; l’organizzazione stessa degli Enti locali (in ultima le riforma avuta durante l’esecutivo del Prof. Monti), significandone anche le “nuove” responsabilità assunte da talune figure apicali e l’aspetto, che potremmo definire “operativo”, incentrato su una pluralità di elementi, siano essi strumentali (accessi a banche dati e loro possibile interoperabilità) che ordinamentali (dicotomia esistente tra forze di polizia nazionali e locali, stante eventuali specificità, si pensi, a titolo esemplificativo, al caso della polizia tributaria), al netto di timori circa l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e alla completa automazione dei processi identificativi.

Dalla sicurezza urbana alla sicurezza integrata.
Il concetto di sicurezza urbana viene subitaneamente ricondotto a quanto desumibile dal D.L. 14/2017(1), come richiama il titolo del provvedimento stesso: “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”. L’obiettivo è il contrasto al degrado urbano attraverso il coordinamento delle forze presenti sul territorio e mediante la programmazione di interventi integrati, favorendo, quindi, l’interconnessione, a livello territoriale, e lo scambio informativo delle forze di polizia lì presenti, anche attraverso la regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi di sicurezza tecnologica per il controllo del territorio (c.d. “sicurezza passiva”). La sicurezza urbana si identifica, quindi, nell’essere un bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche con interventi di riqualificazione e recupero di aree degradate, eliminando fattori di marginalità ed esclusione sociale, agendo sulla prevenzione di fenomeni di criminalità predatoria e favorendo coesione sociale e convivenza civile. I medesimi elementi caratteristici si ritrovavano, invero, nel Decreto Ministeriale, “Interno”, del 5 agosto 2008(2), intitolato “Incolumità pubblica e sicurezza urbana: definizioni e ambiti di applicazione” dove il “concetto di sicurezza” viene esplicitato quale bene pubblico da tutelare attraverso le attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, migliorando le condizioni di vivibilità dei centri urbani, la coesione sociale e la civile convivenza. Il parallelismo tra i due provvedimenti, aventi, ovviamente, caratura differente, evidenzia come siano connaturate dall’evoluzione, nel corso di un decennio, circa, della medesima materia. La stessa è stata ovviamente arricchita dalla giurisprudenza correlata, che ha principalmente investito la figura dei Sindaci, in funzione delle modifiche occorse al d.lgs. 267/2000 (T.U. Enti Locali) e, in particolare, al potere di adottare ordinanze che fossero dirette a superare le situazioni di grave incuria/degrado/pregiudizio e della vivibilità urbana. Le ordinanze, contingibili e urgenti(3)–(4), adottabili ex art. 54 T.U.E.L., sono oggi dirette a prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità diffusa (spaziando, a titolo esemplificativo, dalla prostituzione all’accattonaggio, illecita occupazione di spazi pubblici o reati a questi satelliti) mentre, ex art. 50, vengono altrimenti ricomprese le esigenze di tutela della sanità pubblica, in un comprensorio locale. In funzione di questa differenziazione, spaziando da un ambito piuttosto ben definito, il dettato di cui all’art. 50, a uno siffattamente generico, l’art. 54, è possibile considerare come il ventaglio d’applicazione sia stato, nel tempo, riempito dalla giurisprudenza correlata alle decisioni assunte dalle varie Amministrazioni locali e dall’esito delle opposizioni conseguenti davanti alla Giustizia Amministrativa(5)-(6).
L’argomento appena esposto viene affrontato anche dal profilo normativo, grazie alla successione dei c.d. “pacchetti sicurezza”, che hanno interessato sempre più spesso gli Enti Locali(7) in funzione della loro maggiore prossimità al cittadino e, soprattutto, dalle percezioni di questi ultimi in tema di sicurezza (bias facilmente influenzati da fattori sociologici, psicologici, culturali, economici, quindi oggettivi/soggettivi oppure individuali/collettivi(8)).
Di sicuro interesse appare il D.L. 92 del 23 maggio 2008, convertito con L. 125 del 25 luglio 2008, che ha dato notevole impulso al potere di ordinanza, di fatto innovando i campi di contrasto alla prostituzione su strada(9) e abbandono dei rifiuti, vendita di bevande alcoliche, stante che le stesse debbano essere preventivamente comunicato all’Ufficio Territoriale di Governo. Con il D.L. 11 del 23 febbraio 2009, convertito con L. 38 del 23 aprile 2009(10), recante: «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori», il medesimo legislatore del pacchetto normativo precedente, introduce, tra i tanti elementi, l’art. 612-bis nel codice penale: il reato di atti persecutori, lo “stalking”(11). Ai fini di questa pubblicazione, invero, rileva particolarmente l’art. 6 (“piano straordinario di controllo del territorio”), il quale, continuando poi all’art. 6 bis, fa riferimento alle deroga in favore di nuove assunzione nelle forze dell’ordine e, specificatamente ai commi 7 e 8, per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico ….e la conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte…è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione. Giova ricordare, data la particolare scansione temporale, che il legislatore ebbe a provvedere allo stanziamento di 100 milioni di euro, per l’anno 2009, per la realizzazione d’iniziative urgenti per il potenziamento della sicurezza urbana e la tutela dell’ordine pubblico, incentivando la stesura di Convenzioni tra il Ministero dell’Interno e i Comuni interessati (L. 133/2008, art. 61 co.18(12)).
Sull’onda di un maggiore bisogno di sicurezza, il legislatore, durante l’esecutivo dell’On. Gentiloni, ha attuato un cambio di tendenza rispetto a quanto fin qui analizzato. Il ministro dell’Interno pro-tempore, On. Minniti, diviene proponente del D.L. 114/2017 – come in premessa citato – significando che la “sicurezza urbana” è ora oggetto di tutela grazie a una norma di rango primario, senza ulteriori rimandi a decreti ministeriali, come invece accaduto con il “pacchetto Maroni”. Lo scopo del legislatore è quindi di rinforzare la collaborazione interistituzionale per la promozione di una sicurezza integrata(13), intervenendo anch’esso, tra le misure predisposte, sul potere d’ordinanza dei Sindaci, avendo allo scopo novellato i noti articoli 50 e 54 del T.U.E.L. Seguirà l’avvio di una nuova stagione d’interazioni tra le amministrazioni locali e la richiamata giustizia amministrativa, nonché ordinaria, finalizzata a una concreta ricognizione sugli effetti dei nuovi dispositivi, specie su argomenti, come la “movida”, tornata di pregnante attualità con il COVID-19(14), e l’istituzione dei DASPO urbani, piuttosto che al netto delle potenziali sovrapposizioni con la sicurezza pubblica, tematica comunque già affrontata dalla Consulta nel 2009.
L’interazione appena richiamata non si limita al solo aspetto giurisprudenziale, avendo anche interessato i rapporti tra le amministrazioni centrale e locali, basti pensare alla stesura delle linee guida per l’attuazione della sicurezza urbana (in conformità all’art. 5 d.l. 14/2017) adottate in Conferenza Stato-città ed autonomie locali(15). Dalle note emesse, a corollario delle stesse, è possibile osservare uno strutturato spirito collaborativo(16): “…l’alleanza tra l’ANCI e Ministero dell’Interno, e tra Sindaci e Prefetti sul territorio sarà accompagnata anche a livello nazionale e vedrà la realizzazione di una Conferenza annuale Stato-città dedicata alla Sicurezza Urbana nella quale confrontarsi sui dati di riferimento, sui Patti per la sicurezza urbana sottoscritti a livello territoriale, sull’andamento delle attività e le buone prassi realizzate”. L’auspicata collaborazione diviene quindi realmente interistituzionale, coinvolgendo anche il cittadino, si pensi alle piattaforme di videosorveglianza(17), dando quindi vita a un partenariato “pubblico-privato” trasversale alle tipizzate direttrici d’azione del legislatore (riferimento al combinato disposto art. 5 co.2 e art. 7 D.L. 14/2017)(18).
Circa l’utilizzo delle videocamere nei centri urbani, corre l’obbligo di ricordare come le stesse abbiano sicuramente avuto un notevole incremento proprio a seguito di stanziamenti economici mirati: infatti, il D.L. 14/2017, all’art. 5 co. 2-ter e quater, ha previsto l’attivazione di un fondo speciale, destinato ai comuni ai fini dell’istallazione di sistemi di videosorveglianza, pari a complessivi 37 mln di euro per il triennio 2017-2019, operativamente reso disponibile dal “Dicastero Salvini”(19), durante il primo esecutivo dell’Avv. Conte, con il D.L. 113/2018(20) – convertito con L. n. 132 del 1° dicembre 2018(21)-(22).
Data l’ampia disamina fin qui fatta, si comprenderà come l’interesse tutelato rimanga il bene pubblico, al netto delle poliedriche sfumature che lo stesso possa assumere (dalla sicurezza urbana al controllo stradale, le ANPR, Automatic Number Plate Recognition, per esempio) ma, degna di nota, è anche la privacy. È interessante, a tal proposito, richiamare l’inziativa #ReclaimYourFace proposta da European Digital Right con l’obiettivo di opporsi all’impiego pervasivo di tecnologie biometriche, chiedendo di svelare i reali motivi per cui vengono installate tecnologie di riconoscimento facciale. Ancora, la Commissione UE, stante l’obiettivo di voler colmare il gap che allontana l’Europa da USA e Cina sull’intelligenza artificiale(23), applicata alla face recognition, richiama l’attenzione a una regolamentazione del settore a un quadro unitario, ancora in itinere(24) e non definibile a breve. Sull’onda del timore ingenerato dalla finalità di riconoscimento, associate ad algoritmi che automatizzano le analisi conseguenti, si segnala anche l’iniziativa capture police. Ideata da Paolo Cirio, artista italiano trasferitosi a Parigi, punta a mettere in luce le criticità derivanti dal riconoscimento facciale, grazie a proprio materiale fotografico: 4000 immagini effigianti poliziotti parigini, caricati su un website dove gli utenti che riconoscano chi venga lì ritratto, attribuiscano allo stesso un’anagrafica “certa”.
Breve digressione, quindi, sugli aspetti collaterali alla panoplia normativa appena citata. Ancorché interessi una Pubblica Amministrazione o una PMI, si è cercato di descrivere come gli ambiti normativi vengono continuamente arricchiti; parafrasando – il compianto filosofo di origine polacca – Zygmunt Baumann, si potrebbe affermare che le medesime rendono il tutto molto più “fluido”, aderente alla realtà coeva. Sia frutto di novella giurisprudenziale o di successioni di leggi, la “fluidità” appena richiamata non può esimersi dal conformarsi anche a disposizioni di carattere sovranazionale, si pensi al Reg. (UE) 2016/679 – GDPR – (al netto di un regolare trattamento dei dati(25), commisurato alle concrete esigenze) che ha indotto il legislatore a innovare il preesistente Codice Privacy, D.lgs 106/2003, con l’emanazione del D.lgs 101/2018. In tale ambito si aggiungano anche le osservazioni poste dall’Autorità nazionale di garanzia, siano esse d’iniziativa, attraverso l’opera ispettiva del “Nucleo Speciale Privacy” della Guardia di Finanza, oppure su richiesta di persone fisiche o giuridiche, evidentemente interessate alla particolare tematica (circa le persone fisiche i casi possono essere i più disparati, iniziando dagli immancabili contrasti condominiali(26) e, tra gli altri, alla conseguente interferenza illecita nella vita privata).
Le finalità, e con essa la ragionevolezza (in termine di leicità e necessarietà) del trattamento, quindi l’informativa per l’utente, unitamente agli strumenti tecnici utilizzati, rappresentano i sicuri capisaldi cui non si può prescindere. Il Garante, quasi nel rimarcare l’importanza dell’informativa, quale elemento d’immediata trasparenza verso l’utenza, con provvedimento 13/2016(27) ha ritenuto legittimo “splittarla”: procedendo all’esposizione di un’informativa semplificata nelle vicinanze del dispositivo di acquisizione, la stessa dovrà comunque contenere quelle informazioni minime da rendere all’utente unitamente a un “link” dell’informativa estesa(28), che dovrà riferirsi a tutti gli elementi ex art. 13 del GDPR. Ne consegue, argomento non di poco conto, il predisporre un Regolamento Comunale, un accordo di contitolarità tra le forze di polizia, l’adeguamento delle strutture tecniche in funzione della veloce obsolescenza, presentazione dei relativi progetti in Prefettura e al Ministero dell’Interno, per l’attivazione di un sistema realmente condiviso tra le varie FF.OO(29). Nel contempo si ricorda che è “solo” del 12 marzo 2020 (Ufficio Territoriale Governo di Livorno) il primo protocollo operativo interforze per una concreta contitolarità del trattamento dei dati personali derivanti dall’impiego dei sistemi di telecontrollo del territorio, affinché ogni organo investigativo possa operare autonomamente in funzione delle rispettive attribuzioni(30), prescindendo dal contesto tipico della polizia giudiziaria ma evidentemente interessante tutte le altre sfaccettature.
Continuando, è opportuno ricordare come la tematica venga a essere integrata anche dalla direttiva europea 2016/680, recepita dall’ordinamento nazionale con D.Lgs 51/2018(31). Norma speciale, quest’ultima, nell’ottica che la stessa si occupi della “protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali”, e dal DPR 15/2018, “trattamenti di dati effettuati per finalità di polizia”. La tematica della videosorveglianza si comprenderà, quindi, come era all’attenzione dell’Autorità nazionale di garanzia sulla privacy dapprima rispetto al GDPR o alla direttiva 680. Si pensi al provvedimento generale del 2004(32) e a seguire quello del 2010(33), il tutto da contestualizzare con le linee guide ANCI(34) e del Ministero dell’Interno(35), in occasione delle quali, il Presidente pro-tempore dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, ebbe modo di richiamare l’attenzione sulla presentazione della richiesta di verifica preliminare. La verifica deve porsi, in particolare, laddove l’impianto di videosorveglianza raccolga immagini associate a dati biometrici; quando permetta, mediante apposito software, il riconoscimento della persona tramite collegamento, incrocio, confronto della immagini rilevate con altri specifici dati personali, in particolari dati biometrici, quando si operi sulla base del confronto con una campionatura di soggetti precostituita; quando l’impianto non si limiti a riprendere e registrare le immagini ma sia in grado di rilevare automaticamente comportamenti o eventi anomali. Sulla base di questi ultimi assunti debbono essere lette le valutazioni espresse sul sistema SARI, Sistema Automatico Riconoscimento Immagini, e il diniego al sistema di sorveglianza così come ipotizzato dal Comune di Como (provvedimento del Garante n. 54 del 26 febbraio 2020), che di fatto veniva congeniato come un nuovo trattamento rispetto al contesto, fino ad allora, in essere, considerando anche l’automatismo di processi riconoscimento biometrico(36).

Dall’identificazione biometrica all’identità personale, cenni.
La certezza, circa l’identità del soggetto nei cui confronti si sta operando, anche arrivando alle sue “esatte generalità”, è essenziale ai fini del naturale proseguo delle funzioni svolte dalle FF.OO. L’identificazione del reo è da sempre il fine perseguito dalla polizia giudiziaria, uniformemente all’individuazione e alla preservazione di quanto rivenuto sui luoghi che hanno visto la consumazione di un reato(37). Questa fase viene disimpegnata attraverso aspetti differenti, non interessando solamente il “campo repressivo”(38) ma anche un contesto “preventivo”, meglio tipizzato dall’azione di polizia amministrativa: si pensi al Testo Unico sull’Immigrazione ovvero al Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.
Le FF.OO., quindi, nel loro operare, arriveranno anche a una identificazione di tipo biometrica, sfruttando le informazioni che possono essere attinte dal soma di un individuo, procedendo per stadi, in funzione di quanto previsto dall’art. 66 c.p.p.(39). Sicuramente una prima fase vedrà protagonista il solo controllo documentale: tuttavia non essendoci un obbligo generalizzato(40) al porto di un documento d’identità (finanche un obbligo, per il cittadino, nel richiedere la carta d’identità presso gli Uffici Anagrafe e Stato Civile Comunali), si opterà per una raccolta di dati declinati al momento.
Nelle more in cui, per motivi di carattere investigativo, potendo i dati declinati risultare artatamente creati, ovvero allorquando i documenti esibiti possano apparire non idonei ad assicurare l’identità personale (documento contraffatto, “documento di fantasia”, documento mal conservato che ne impedisce l’intelligibilità, tipici casi d’interesse) si procederà a sottoporre il soggetto ai rilievi segnaletici. Breve digressione sul punto: il sistema maggiormente utilizzato, in ambito forense, è quello analitico-comparativo, applicato ogni qual volta si ricerca la corrispondenza fra termini di paragone a confronto(41)1. In questo settore, notevole importanza viene data ai sistemi di natura biometrica: il soma dell’individuo rappresenta una vera chiave di volta, ogni suo elemento viene studiato e/o utilizzato per favorire una futura identificazione, esso stesso diviene un template. Si potrebbero annoverare non solo le banche dati del D.N.A. (CODIS(42)) o delle impronte digitali (AFIS(43)), maggiormente noti al grande pubblico grazie a serial televisivi oppure ai vari talk giornalistici, ma vi sono anche altri connubi hardware/software che possono facilitare l’intercettazione dei vari tratti caratterizzanti un individuo, quali, ad esempio, l’iris scanner ovvero l’analisi della geometria della mano, lo studio del gesto grafomotorio(44), finanche le impronte da orecchio(45), grazie alle caratteristiche intrinseche di questa parte anatomica, come l’elice, l’antelice, il trago, l’antitrago e il tubercolo di Darwin (c.d. “biometria fisica”) nonché l’identificazione del parlatore oppure il modo di deambulare (c.d. “biometria comportamentale”). Sicuramente un settore in rapida espansione è la face recognition, l’identificazione tramite il viso, del quale il volano naturale è stata sia la tecnologia che l’espansione dei servizi web. I motivi intrinseci che hanno portato a un maggiore sviluppo per l’identificazione facciale possono quindi essere ricondotti all’abbattimento dei costi di servizio, dallo sviluppo della programmazione in python, all’incremento delle telecamere(46) utilizzate per la sicurezza urbana – come ampiamento dissertato – l’utilizzo massivo e variegato di social network e il conseguente miglioramento delle tecniche di web scraping e OSINT(47).
Tornando al fotosegnalamento, le norme interessate, o che comunque vedono tale attività impiegata, sono varie(48) coinvolgendo – tra gli altri – i settori dell’immigrazione, argomento che sovente viene evidenziato in un contesto quale la sicurezza urbana, unitamente alla commissione di reati che potrebbero essere definiti “bagatellari”, nonché l’iniziale approccio alla devianza minorile (spaziando dall’accompagnamento in casa famiglia all’instaurazione di procedimenti penali ex dpr 488/1988), oltre a sfaccettature di natura amministrativa e tecnologica, quest’ultima strettamente connessa alle opportunità investigative desunte dall’interoperabilità tra più base dati (si pensi all’adesione dell’Italia al trattato di Prum (c.d. Schengen II), a titolo esemplificativo, e allo scambio informativo sotteso all’individuazione delle “esatte generalità”). Il fotosegnalamento consiste nell’attività volta a rilevare e riportare i connotati, i contrassegni, le impronte digitali/palmari, dal soma di un individuo, con cui si sono interfacciate le FF.PP. per un dato motivo, su cartellini/modelli predisposti dal Ministero dell’Interno e conformi a standard internazionali. Nell’occasione, tali operazioni possono essere condotte autonomamente dai singoli Uffici di Polizia (siano essi Uffici di Polizia Locale, Commissariati della Polizia di Stato ovvero Compagnie territoriali dei Carabinieri, considerando solo alcune delle articolazioni interessate), queste informazioni, associate a notizie di carattere biografico e alle foto dell’individuo, vengono lanciate in ricerca nel database AFIS per verificare la sussistenza di eventuali “precedenti dattiloscopici”. Orbene, la definizione appena declinata rappresenta di fatto solo uno degli aspetti, sicuramente maggiormente rilevanti: verificare se le impronte del soggetto siano già censite a livello di archivio, appurare le eventuali generalità, le quali possono anche essere differenti, in funzione della creazione da parte del medesimo individuo di quelle identità artatamente realizzate, gli “alias”, appunto, e quindi favorendo, in quest’ultimo caso, ulteriori sviluppi investigativi legate alle varie generalità utilizzate. Aspetto non da sottovalutare è anche la fotografia che effigia il soggetto: nel caso di un individuo “noto”, la medesima rappresenterà un naturale aggiornamento dei dati a suo carico; avranno una loro rilevanza anche la presenza di contrassegni. I tatuaggi soprattutto, che hanno una concreta importanza nella sua possibile individuazione a seguito di eventuali testimonianze rese, anche alla luce di una sostanziale “omologazione” dei corpi che le ultime tendenze hanno comportato(49). La memorizzazione delle informazioni suddette assume particolare importanza non solo perché è possibile ottenere una “biografia itinerante di quel soggetto” (ndr.), venendo a conoscenza dei vari luoghi dove è stato già sottoposto ai rilievi e il motivo(50), ma anche per l’operatività di sistemi che lavorano in parallelo con AFIS-SSA, con accesso interforze, come il SARI(51), finanche la banca dati del DNA, grazie all’applicazione della l. 85/2009 e del combinato con il proprio regolamento d’attuazione, DPR 87/2016, prevedendo de facto un obbligo dei rilievi segnaletici in taluni frangenti (arresto, fermo di polizia giudiziaria, provvedimenti alternativi alla detenzione in struttura carceraria, per esempio).
Prescindendo dalla differenza negli accessi, riferendosi alle varie FF.PP., e quindi della differente profilazione di quegli utenti, attraverso il SARI è possibile identificare una persona per il tramite della comparazione dell’immagine del volto con le foto segnaletiche presenti nell’archivio AFIS del Ministero dell’interno: dopo aver lanciato in ricerca dei fotogrammi, precedentemente acquisiti dalle sorgenti più diversificate, ecco perché in linea i sistemi passivi di sicurezza urbana ovvero dalle acquisizioni OSINT. Il SARI fornirà un elenco delle foto segnaletiche somiglianti a quanto “lanciato in pasto” alla web application, indicandole in ordine di priorità, e sarà sempre un operatore a verificare l’attendibilità dei risultati prodotti dal sistema automatizzato, significando che la conferma non spetta all’algoritmo che, come ricorda il Garante Privacy, è un mero ausilio ad attività tecniche già in essere, seguirà la stesura di un referto tecnico e, nel caso, una testimonianza del medesimo operatore davanti all’A.G.

Conclusioni
Giungendo alla conclusione di questa dissertazione, è possibile notare, grazie alla “messa a sistema” di varie fonti, i molti acronimi che vanno ad affiancarsi a un complesso sistema normativo che tende ad adeguarsi continuamente alle contingenti necessità che nel frattempo si delineano. Considerando anche l’evoluzione tecnologica nel frattempo sviluppatasi, il concetto di sicurezza urbana diviene una realtà molto fluida che spazia dalla difesa sociale, di una realtà territoriale ben definita, a un concetto integrato che, per propria natura, sviluppa un più ampio respiro grazie all’interazione tra differenti amministrazioni, abbracciando anche aspetti inizialmente a essa lontani, come la criminalistica, ovvero transazionali, come il contrasto al terrorismo.

Dott. Silvestro Marascio

Si ringraziano per l’ausilio fornito nella stesura del lavoro: Mara Malatesta, già dell’ufficio stato civile e anagrafe di vari Comuni della Liguria; Avv. Costanza Matteuzzi, foro di Firenze.

 

Note e riferimenti bibliografici:

1) Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile 2017, convertito con legge 18 aprile 2017, n. 48.

2) Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 186 del 09 agosto 2008.

3) Il presupposto della contingibilità è strettamente legato alla natura particolare dell’evento che, evidentemente, si pone al di fuori dell’ordinato e prevedibile svolgersi degli accadimenti per come succedutisi (Consiglio di Stato n. 97 del 02 marzo 2007).

4) Circa la durata delle stesse ordinanze è corretto, secondo il parere dello scrivente, citare la sentenza 115/2011 della Corte Costituzionale, che è intervenuta, dichiarando la non costituzionalità, sulla parte, del c.d. “pacchetto sicurezza Maroni”, in cui veniva consentito al Sindaco, quale ufficiale di Governo, adotti provvedimenti a contenuto normativo ed efficacia a indeterminato, al fine di prevenire e di eliminare i gravi pericoli che minacciano la sicurezza urbana, anche al di fuori dai casi di contingibilità e urgenza.

5)Tipizzazione frutto del combinato disposto dall’art. 7 L. 71/1034 e T.U. 1958/1924.

6) Alcuni esempi: sostengono i giudici amministrativi che è ammissibile che il sindaco possa emettere un’ordinanza con la finalità di prevenire ed eliminare i gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini, anche se tale situazione si determina entro gli ambiti della proprietà privata, senza diretti riflessi sulla pubblica incolumità, vale a dire senza che il pericolo minacci anche aree di pubblico transito e accesso; è vero che in queste condizioni, peraltro eccezionali, il pericolo deve presentare una consistenza e una evidenza univoche e rilevanti, in modo che non è consentita neppure la prosecuzione dell’uso o dell’abitazione dello spazio o del volume di pertinenza privata interessato allo stato di pericolo, così da giustificare piuttosto lo sgombero e non il mero ordine di esecuzione dei lavori (T.A.R. Campania Napoli Sez. V sentenza del giorno 11 maggio 2007, n.4992). Oltre a questo è necessario rilevare che, in relazione al potere discrezionale della Pubblica Amministrazione, tutte le ordinanze del Sindaco devono essere anche convenientemente e opportunamente motivate in maniera rigorosa ed approfondita. Sostiene il Consiglio di Stato (sentenza n.2109 del giorno 8 maggio 2007) che è illegittima un’ordinanza contingibile e urgente con la quale il sindaco ordina di provvedere alla tempestiva esecuzione di tutti i necessari interventi, volti all’eliminazione dello stato di pericolo, nel caso in cui l’amministrazione non abbia condotto accertamenti istruttori idonei a comprovare l’effettiva sussistenza dei presupposti per adottare l’anzidetta ordinanza, non essendo stato dimostrato, in carenza di idonei atti istruttori, il reale ed effettivo pericolo per la pubblica incolumità (ancora Consiglio di Stato n.4767 del 28.06.2004; TAR Lazio n. 11914 del 28.11.2007).

7) La polizia locale, a seguito dell’intervento dell’allora Ministro Maroni, parteciperà ai piani coordinati di controllo del territorio per i servizi di prevenzione e repressione dei reati (art. 7 della l. 125/2008). Estensione alla polizia locale della facoltà di accesso diretto alle banche dati del CED interforze del dipartimento della pubblica sicurezza (art. 8 della L. 125/2008), per i veicoli rubati e rinvenuti, per i documenti di identità rubati o smarriti e accedere ai dati relativi al rilascio e al rinnovo dei permessi di soggiorno.

8)cit. S. Badessi Il pacchetto sicurezza, ed. Legautonomie Marche, 2010.

9) Si cita, a titolo esemplificativo, la Cass. sez. I civ. n. 21432 del 5 ottobre 2006, facendo riferimento alla sovrapponibilità tra istituti: la Cassazione richiamava la necessità di evitare che istituti finalizzati ad assicurare la circolazione su strada e la sua sicurezza potessero essere utilizzati per motivi di ordine pubblico.

10)Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 95 il 24 aprile 2009.

11) Artt. 7-12 della citata legge di conversione.

12) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008 – Suppl. Ordinario n. 196. L’art. 61 è intitolato “Ulteriori misure di riduzione della spesa ed abolizione della quota di partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza specialistica”, il comma d’interesse: “Per l’anno 2009 è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’Interno un apposito fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro, per la realizzazione, sulla base di apposite convenzioni tra il Ministero dell’Interno ed i comuni interessati, delle iniziative urgenti occorrenti per il potenziamento della sicurezza urbana e la tutela dell’ordine pubblico. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, sono adottate le disposizioni per l’attuazione del presente comma”.

Non deve meravigliarsi il lettore della lettura del testo appena citato, in funzione della poca coerenza tra lo stesso e il titolo, capita sovente che la decretazione di urgenza possa contenere testi eterogeni volte ad affrontare casualità accidentali, sovente è il Capo dello Stato a intervenire sul punto, come fatto dal Presidente Mattarella, nel settembre 2020, in occasione della promulgazione del D.L. “Semplificazioni” (L. 120/2020), circa le paventate modifiche al codice della strada, in sostanza elise dal provvedimento licenziato. Altro esempio, stante il recente intervento della Corte di Giustizia UE nr. C-623/17 del 6 ottobre 2020, è il rilevare l’innalzamento del periodo di “data redention” a 72 mesi (6 anni), per motivi di contrasto a reati afferenti a criminalità organizzata e terrorismo, è già previsto dall’art. 132 del codice privacy del 2004, e innovato dal “pacchetto Pisanu” (L. 155/2005) con una conservazione di dati relativi al traffico, telefonico, telematico, rispettivamente per una durata di 24 mesi, 12 mesi, 30 gg per le chiamate senza risposta, telematico e mere chiamate senza risposta. In questo caso si ha avuto modo di rilevare come l’innalzamento dei tempi in questione sia da ricollegare al recepimento di norme comunitarie, nella fattispecie all’art. 12-bis. delle Disposizioni per l’integrale attuazione della direttiva 2014/33/UE relativa agli ascensori e ai componenti di sicurezza degli ascensori (http://documenti.camera.it/apps/emendamenti/getPropostaEmendativa.aspx?contenitorePortante=leg.17.eme.ac.4505&tipoSeduta=0&sedeEsame=null&urnTestoRiferimento=urn:leg:17:4505:null:A:ass:null:null&dataSeduta=20170719&idPropostaEmendativa=12-bis.020.&position=20170719).

13) Come evinto dalla Relazione illustrativa presentata dall’On. Fiano (PD) alla Camera dei Deputati (28 febbraio 2017): “…si evidenzia in proposito che «il modello sviluppato, anche in attuazione del principio del coordinamento legislativo tra lo Stato e le regioni di cui all’articolo 118, terzo comma, della Costituzione, ammette l’esistenza di uno spazio giuridico orizzontale nel quale interagiscono soggetti giuridici diversi, con strumenti e legittimazioni distinte, nella consapevolezza che la cooperazione tra i diversi livelli di governo possa garantire – in un’ottica multifattoriale e poliedrica – maggiori e più adeguati livelli di sicurezza, laddove quest’ultima non è più soltanto da identificarsi con la sfera della prevenzione e della repressione dei reati (e, quindi, con la sfera della sicurezza «primaria»), ma è intesa anche come attività volta al perseguimento di fattori di equilibrio e di coesione sociale, di vivibilità e di prevenzione situazionale connessi ai processi di affievolimento della socialità nei territori delle aree metropolitane e di conurbazione”.

14) Si consideri, a tal proposito, la circolare del capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno, n.15350/117/2/1 Uff.III-Prot.Civ. del 09 novembre 2020, all’oggetto: COVID-19 – prevenzione dei fenomeni di assembramento. Con la nota viene ribadito quanto già affermato con una precedente circolare del 20 ottobre 2020 “…è stato chiarito che l’applicazione della misura dell’interdizione di strade e piazze può anche avvenire attraverso un contingentamento degli accessi, secondo un principio di proporzionalità…”. Chiaramente le ordinanze de quo, figlie del periodo pandemico (febbraio-dicembre 2020), trovano linea ordinamentale non già nel citato art. 54 del TUEL (come tra l’altro ricordato dal Ministero nella nota appena richiamata) ma, come evinto anche dal protocollo usato dal Capo di Gabinetto ministeriale, al sistema facente capo al T.U. di Protezione Civile (d.lgs. 1/2018), del D.L. n.6 del 23 febbraio 2020 (“misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19) e dei DPCM che si sono susseguiti nel tempo, anche individuando i Prefetti nel monitoraggio dell’applicazione dell’intero corpus di misure anticontagio. Al netto delle polemiche, ancora in essere sulla eventualità che quello stesso impianto non fosse costituzionalmente coerente, alla luce delle rimostranze, politiche, espresse, tra gli altri, dalla Senatrice Casellati, o sollevate anche da eminenti giuristi come Marini e Cassese, Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale, e dalla concreta disapplicazione dell’impianto amministrativo da parte del Giudice di Pace di Frosinone (sent. n. 516/2020), stante, poi, le emissioni dei primi decreti penali di condanna per le falsità nelle autocertificazioni (Cass. Sez. V pen., sent. 3701 del 25.01.2019, le dichiarazioni sostitutive, rese a P.U., sono idonee a integrare il reato di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico).

15) Sulle modalità di attuazione del particolare istituto si veda il DPCM 27/07/2007 – GU 182 del 7/08/2007.

16) Prot. n. 225/SIPRICS/AR/mcc-18 del 27 luglio 2018 dell’ANCI – Associazione Nazionale Comuni d’Italia.

17) Sul punto è d’interesse la sentenza n.ro 03316 del 17.03.2020 del T.A.R. Lazio. Nella fattispecie, secondo la giustizia amministrativa, nelle more che l’attivazione di un sistema di videosorveglianza è lecita nelle pertinenze della proprietà privata, nel caso vi sia la ripresa di aree soggette al pubblico transito, ancorché private, si rende necessario una preventiva autorizzazione dell’amministrazione comunale. Le motivazioni vengono qui ricondotte alle finalità di sicurezza e prevenzione che sono demandate, giustappunto, all’Ente locale, in funzione della Direttiva (UE) 2016/680.

18)Prevenzione/contrasto criminalità diffusa e predatoria; promozione e rispetto decoro urbano; inclusione solidarietà sociale; specifici obiettivi da individuare per incremento controllo del territorio; tutela legalità e prevenzione fenomeni che comportino turbative del libero utilizzo degli spazi pubblici.

19) https://www.interno.gov.it/it/notizie/libera-salvini-428-comuni-italiani-avranno-37-milioni-impianti-videosorveglianza

20) “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” – Pubblicato su G.U. n.231 del 04 ottobre 2018.

21) Pubblicato su G.U. n. 281 del 03 dicembre 2018.

22) Il pacchetto sicurezza avrà un suo seguito nel D.L. n. 53 del 14 giugno 2019: “Disposizioni urgenti per il potenziamento dell’efficacia dell’azione amministrativa a supporto delle politiche di sicurezza”. Lo stesso sarà oggetto di rilievi da parte del Capo dello Stato, Prof. Sergio Matterella, fatti propri dal Ministro Lamorgese (durante il secondo esecutivo Conte) durante gli emendamenti al Decreto (interessanti le sanzioni contro le navi che soccorrono migranti e nuove norme sull’oltraggio a pubblico ufficiale). D’interesse il video dell’audizione del Ministro dell’Interno su questo ultimo punto: https://www.interno.gov.it/it/notizie/decreto-legge-1302020-audizione-ministro-lamorgese

23) Tale differenza appare sostanziale anche in altri settori tecnologici, si pensi al 5G. Il 12 novembre 2020, l’Osservatorio sulla sicurezza del 5G dell’Istituto per la Competitività (ICOM) ha organizzato una tavola virtuale sull’argomento, sono intervenuti, tra gli altri, la Sottosegretario allo Sviluppo Economico, il Sottosegretario alla Difesa, il Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Vice Presidente del COPASIR, unitamente a società e aziende del settore. La quinta generazione mobile è stata, nell’occasione, definita come una grande opportunità in termine di crescita e sviluppo globale ma a guidare la classifica, in termini di numeri di utenti connessi in 5G, è la Corea del Sud (16.744 ogni 100.000), seguita dalla Cina e dagli Stati Uniti.

24)La Commissione UE ribadisce questo nell’ambito del white paper sull’intelligenza artificiale: https://ec.europa.eu/info/files/white-paper-artificial-intelligence-european-approach-excellence-and-trust_en .

25)La videosorveglianza è stata spesso indagata dal Garante Privacy, ed è anche stata oggetto di svariati interventi da parte della giustizia ordinaria. La tematica ha spaziato, anche aprioristicamente rispetto al GDPR, dai rapporti lavorativi (informativa completa per i dipendenti ex art. 13 – sia preesistente codice privacy che attuale impiant o normativo – art. 4, co.2, L. 300/1970, quindi raccordo con uffici periferici del Ministero del Lavoro) che sulla designazione delle varie funzioni attinenti alla trattamento dei dati, si pensi al responsabile del trattamento, già ex art. 29, co.5 del D.lgs. 196/2003 e ora art. 28 GDPR, o degli incaricati, art. 29 del vigente GDPR e già artt. 4 e 30 del Codice – de facto – abrogato.

26)Il Garante, nella Relazione 2019, sul punto, nel richiamare i principi già contenuti nel provvedimento generale dell’8 aprile 2010 (doc.web 1712680), ha evidenziato come l’utilizzo di videocamere per fini personali, compiuta da persone fisiche, non sia soggetta al GDPR e l’angolo visuale di ripresa debba interessare le pertinenze di proprietà. Riferendosi ai condomini, l’Autorità ha rammentato, circa l’installazione di tali sistemi su parti comuni, gli artt. 1122-ter e 1136 del codice civile.

27)https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4806740

28) Si legge, all’interno dell’avviso preliminare del 21 gennaio 2016: “…infine per quanto riguarda l’obbligo di rendere l’informativa, la banca titolare del trattamento dei dati, ha dichiarato…di aver predisposto una specifica informativa minima da apporre presso la struttura…Ogni interessato può poi consultare il testo completo dell’informativa, sia all’interno degli uffici, sia all’interno della sezione privacy del sito internet, oppure attraverso la lettura del QR-code presente nella stessa vetrofania”.

29)Riferimenti normativi: art. 6 l. n. 38/2009, alla direttiva Ue 2016/680 e al conseguente d.lgs. n. 51/2018, al regolamento Ue 2016/679, al d.lgs. n. 196/2003 e infine al regolamento comunale per l’utilizzo degli impianti di telecontrollo.

30) Scrive così il dr. Stefano Mazzelli, curatore dell’attività tecnica in parola sull’isola dell’Elba, su “Safety&Security”: https://www.safetysecuritymagazine.com/articoli/videosorveglianza-urbana-integrata-a-livorno-il-primo-accordo-interforze-a-prova-di-privacy/.

31) Pubblicato nella G.U. n. 119 del 24 maggio 2018.

32) https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1003482

33) https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1712680

34) Linee guida per i comuni in materia di videosorveglianza alla luce del provvedimento garante Privacy 8 Aprile 2010.

35) Prot. n. 55B/SICPART/421.2/70/224632 del 02 marzo 2012: sistemi di videosorveglianza in ambito comunale – Direttiva.

36)La definizione di dato biometrico, che non rileva quella di “dato genetico”, è rinvenibile all’art. 2 lettera o) del d.lgs 51/2018:”i dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona fisica che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali l’immagine facciale o i dati dattiloscopici.

37) Il riferimento corre al c.p.p., specie per quanto concerne l’operato della polizia giudiziaria e in particolare agli artt. 55 e 354, integrati dall’art. 115 delle norme d’attuazione del codice medesimo.

38) Il nostro ordinamento non prevede la costituzione di uno specifico corpo di polizia giudiziaria, quest’ultima è di fatto una funzione che viene disimpegnata da tutti quegli enti o particolari figure individuati dagli artt. 56 e 57 del c.p.p. divenendo, per taluni di essi, complementare a quella di pubblica sicurezza. Se la polizia giudiziaria sottende la repressione dei reati, divenendo essa stessa soggetto procedimentale ma non parte del processo che si celebrerà, il riferimento normativo principale lo ritroviamo nell’art. 109 della Costituzione, allorquando il legislatore pone la p.g. alle dipendenze funzione dell’Autorità Giudiziaria. Con polizia di sicurezza (dal latino “sine cura”, senza preoccupazione) s’intende invece l’attività portata avanti dagli organi dello Stato per assicurare il mantenimento dell’ordine e sicurezza pubblica, i riferimenti normativi li ritroviamo negli artt. 13-15 della Costituzione, nel TULPS e relativo regolamento d’esecuzione, nelle leggi speciali in materia di P.S. In quest’ultimo caso le fonti possono essere le più disparate: l. 689/1981 – modifiche al sistema penale, c.d. “legge di depenalizzazione” – con aggiornamento al d.l. 91/2014; l. 121/1981 – Nuovo ordinamento dell’Amministrazione di pubblica sicurezza – con ultimo aggiornamento con l. 124/2015 e d.lgs. 177/2016, considerando l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri; T.U. sugli stranieri, solo per citare alcune norme, a titolo esemplificativo.

39) Al co.2 si legge “l’impossibilità di attribuire all’imputato le sue esatte generalità non pregiudica il compimento di alcun atto da parte dell’autorità procedente, quando sia certa l’identità fisica della persona”.

40) Si scrive qui di obbligo generalizzato giacché è evidente che vi possano essere delle eccezioni derivanti dalla quotidianità. Si pensi alla conduzione di un veicolo, per il quale vi è l’obbligo di avere con se un documento che favorisca l’identificazione del conduttore e la sua capacità tecnica, e la patente di guida è un documento equipollente alla carta d’identità; ancora, il cacciatore, durante la sua attività venatoria deve poter esibire nell’immediatezza il permesso relativo all’arma che ha al suo seguito, similitudine con il cittadino italiano che al valico di frontiera deve poter esibire un documento valido per l’espatrio ovvero il passaporto. Obblighi sono previsti unicamente per chi viene colpito da misure limitanti la propria libertà di deambulazione, con misure di sicurezza, e gli stranieri, che dovranno esibire un documento d’identità e il permesso di soggiorno. Ovviamente, per questi ultimi, la tematica diventa più complessa – seppur nella sua linearità (l’avere un documento) – in funzione della sua iscrizione anagrafica presso uno dei Comuni italiani, significando una prima dicotomia tra stranieri comunitari ed extracomunitari, alla luce di situazione reddituale/assicurativa, continuando con l’esegesi circa il suo status rispetto alla protezione dei diritti umani che potrebbe investirlo. Quest’ultima fa riferimento alle variazioni intervenute nel tempo, si pensi al c.d. “ Primo Decreto Sicurezza Salvini” – D.L. 113/2018 – il quale tendeva a escludere dall’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedente asilo. Sul punto è intervenuta la Corte Costituzionale, luglio 2020, a seguito di verifica di legittimità richiesta sollevata dai Tribunali di Ancona, Milano e Salerno, che ha valutato l’incostituzionalità rispetto all’art. 3 della Costituzione, per un duplice profilo: non agevola, la misura de quo, il controllo del territorio e per l’irragionevole disparità di trattamento circa l’accesso a servizi che altrimenti sarebbero garantiti.

41) Si consideri che il processo identificativo personale consiste nel determinare il grado di compatibilità di un individuo d’identità anagrafica ignota (il “termine ignoto del paragone”) rispetto ad un individuo di identità anagrafica nota (il “termine noto del paragone”).

42) CODIS, acronimo di Combined DNA Index System.

43) AFIS, acronimo di Automated Fingerprint Identification System.

44) Cassazione penale, Sez. I, sent. n. 24667 del 15/6/2007, si legge: “[…] le risultanze di un significativo e decisivo elemento di prova acquisito agli atti del processo […] consistente nella relazione peritale circa l’indicazione di identità grafica dei tracciati in comparazione […]”. Sul punto, per una lettura più completa del dispositivo richiamato, si rimanda al seguente sito giuridico: http://www.gadit.it/articolo/6373

45) Come ricorda, a titolo esemplificativo, l’attività operativa della Polizia del Canton Ticino, anno 2004, a pagina 15, e nell’anno 2005, a pag. 13. Di seguito i link ai paper tratti dal sito di quel Dipartimento di Polizia. https://m4.ti.ch/fileadmin/DI/POLIZIA/documentazione/statistica/rapportiAttivita/rapporto_attivita_2004.pdf https://m4.ti.ch/fileadmin/DI/POLIZIA/documentazione/statistica/rapportiAttivita/rapporto_attivita_2005.pdf

46) D’interesse la lettura “Mapping the state of facial recognition around the world” – https://www.visualcapitalist.com/facial-recognition-world-map mentre la situazione aggiornata della mappa è possibile visualizzarla al seguente link: http://bit.ly/TheFacialRecognitionWorldMap

47) Generalmente con questo acronimo s’intende la ricerca di informazioni attraverso le cosiddette “fonti aperte”, ovviamente la stessa è figlia delle modalità con cui venivano esercitate le attività di intelligence prima dell’avvento dei servizi web. Infatti negli ultimi anni è sempre più sottile la differenza tra le attività di SOCMINT, social media intelligence, e OSINT in stricto sensu, tanto che taluni esperti sostengono che l’una sia una branca dell’altra. In effetti oramai si parla di OSINT di nuova generazione, in funzione della moltiplicazione delle fonti dalle quali è ora possibile attingere una notizia che, laddove processata e verificata, potrebbe diventare informazione e una buona parte delle informazioni personali vengono attinte dai vari profili social esistenti, spaziando tra foto, tag e indicazioni georeferenziate. Circa la definizione di un “OSINT di nuova generazione”, si rimanda a un paper pubblicato dalla RAND Corporation e liberamente disponibile per il download al sito istituzionale www.rand.org.

48)Alcuni esempi: art. 4 L.152/1975; art. 4 TULPS; art. 349 cpp; art. 11 l.191/78; art. 157 TULPS; artt. 4, 5 l.189/2002; art. 289 TULPS.

49) A tal proposito si rimanda agli studi condotti da gruppi di lavoro in ambito FBI, che hanno originato il database NGI: https://www.fbi.gov/services/cjis/fingerprints-and-other-biometrics/ngi

50) Per esempio: nella Sent. n.45432/2018, la Suprema Corte ha constatato la protratta presenza del ricorrente sul territorio nazionale convergendo i dati desumibili dal certificato penale e dall’elenco dei precedenti dattiloscopici.

51) https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9040256

Sitografia:

Carlo C. Carli “Il rischio nella società fluida”
https://www.safetysecuritymagazine.com/articoli/il-rischio-nella-societa-fluida/

website curato dal dr. Stefano Manzelli
https://sicurezzaurbanaintegrata.it

Categories: Forensics

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