Diritto e procedura penale

“Non basta un solo procedimento penale per un imputato morto”: aspetti tragi-comici in morte di un reo.

Accade talvolta che un imputato, anche di grave delitto, non sopravviva alle lunghezze processuali e muoia prima della sentenza.
Conseguenza: dichiarato estinto il reato ex art. 150 del c.p. (morte del reo), il processo si conclude ex art. 531 c.p.p. con sentenza di non doversi procedere, salvo quanto disposto ex art.129 comma 2° c.p.p. Pertanto, al Giudice non è però preclusa la possibilità di emanare una sentenza di non doversi procedere ex art. 129, 2°comma c.p.p. nei casi previsti in rubrica anche dell’ipotesi di morte del reo.
L’art. 129, comma 2° recita: “Quando ricorre una causa di estinzione del reato (531 c.p., 150 c.p.) ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere”.
Il legislatore ha dunque previsto che ad un imputato defunto, la cui accusa cade ipso facto per estinzione del reato per effetto della sua morte, possa avere “soddisfazione” morale, ma non solo.
Sembra enorme la discrezionalità di emettere una sentenza secondo il predetto articolo, ma non lo è perché comunque basata su elementi riscontrati durante il processo, soprattutto se questo giunto alle ultime battute.
Certamente, nessun giudice se la sentirà di emettere una sentenza di assoluzione in favore di un imputato morto (una specie di “parce sepulto”) non avendo prima raggiunto il convincimento, che poi esprimerà nelle motivazioni della sentenza ex art. 129 c.p.p. di non colpevolezza.
Può avvenire infatti che, nelle ipotesi in cui un processo penale non sia a pervenuto a sentenza “ordinaria” (artt. 529 o 530 c.p.p.)  a causa di anticipata fine processo  determinata da un’impossibile prosecuzione [1] alla parte offesa è consentito – mediante un processo civile – di ottenere proprio quel risarcimento che aveva chiesto con una costituzione di parte civile.
In pratica: il giudice civile, sia pure implicitamente, dovrà esaminare la posizione dell’autore di un fatto penalmente rilevante, però non potuto definitivamente accertarsi nel processo penale.
E’ il caso di dire: i processi per qualcuno, anche morto, non finiscono mai.
Capita, come destino, quello di essere di “professione imputato”, pur passando a miglior vita.
Come dettato dall’ordinamento, per un soggetto, l’aver compiuto un fatto assume comunque rilevanza, da cui derivano conseguenze e responsabilità.
Quindi, mentre il processo penale accerta la responsabilità penale di chi è indicato per aver violato una norma, quello civile ristabilisce l’equità mediante compensazione economica.
Nel corso del processo penale è pertanto prevista la costituzione come parte civile della parte offesa dal reato, finalizzata ad ottenere il ristoro dei danni morali e materiali derivati dal reato, ma – se il risarcimento richiesto non ha potuto essere soddisfatto nel giudicato del giudice penale – è  sempre, però, possibile chiederlo in sede civile.
Certo, un’assoluzione ex art. 530 1° comma c.p.p. lascia poco spazio alle pretese della parte che si è dichiarata offesa e danneggiata, ma non altrettanto nelle ipotesi in cui non sia stato possibile emettere una sentenza ex artt. 529 e 530 cit. a causa di un “fine processo” ex art. 150 c.p…. ancora, per di più, nell’ipotesi di chiusura del processo ex art. 129 2° comma c.p.p. con una pronuncia da parte del giudice che stabilisca che l’imputato non ha commesso il fatto.
Accade però che – dopo anni di dibattimento penale nel quale sono state effettuate perizie, ascoltati testimoni, svolta una completa indagine processuale – non sia poi stato però possibile dichiarare o meno la penale responsabilità dell’imputato da parte del giudice penale, ma lo sia invece per un giudice civile monocratico.
Appare paradossale che anche una Corte di Assise possa essere “sostituita” da un singolo giudice [2].
Certamente il giudice civile, dovendo giudicare sulle conseguenze materiali ed economiche provocate dal fatto-reato, in pratica implicitamente condannando qualcuno per le conseguenze civili dei suoi atti, ancorché defunto, lo ha ritenuto responsabile del fatto previsto come reato.
Cioè: non può applicare sanzioni penali, è vero, ma condannando i suoi eredi ad obblighi risarcitori nei confronti della parte offesa per i suoi atti pregressi, viene a sostituire il giudice penale.
E’ probabilmente un paradosso del nostro ordinamento.
Ma tant’è .

Avv. Andrea Stefano Marini Balestra

[1] Non solo, però, per morte dell’imputato – ma anche nell’ipotesi che, nelle more del procedimento, la norma penale violata che aveva fatto nascere l’accusa sia stata abrogata.
[2] … e sono fatti recentemente avvenuti! Ma lasciamo al lettore curioso la possibilità di anderseli a cercare.

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