Diritto e procedura civile

La complessa funzione dell’assegno divorzile (Corte di Cassazione VI Sezione Civile-Ordinanza n. 27771/2019)

Articolo a cura dell’avv. Marianna Arpaia e dell’avv. Francesco Attianese.

La vicenda, della quale recentemente è stata investita la Sesta Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione, trae origine dal ricorso di un uomo che, a seguito dello scioglimento del matrimonio, era stato onerato del pagamento all’ex moglie di un assegno divorzile, originariamente di € 3.500,00, dipoi, con l’interposto appello, ridotto ad € 2.500,00. Nonostante avesse ottenuto la riduzione dell’assegno, l’ex coniuge decise, dunque, di proporre ricorso per la cassazione della sentenza di secondo grado, denunciando la violazione e la falsa applicazione di legge, con riferimento agli artt. 5 e 6 della L. n. 898 del 1970, per non aver, i giudici dell’appello, adeguatamente considerato che la donna era in possesso di idonei mezzi di sussistenza, in quanto:
i) godeva di una pensione di € 12.192,00 annui;
ii) era proprietaria di un appartamento e di un altro immobile all’estero;
iii) aveva, altresì, estinto un mutuo ipotecario. Ancora, censurava la mancata produzione da parte dell’ex moglie della dichiarazione dei suoi redditi.
La controricorrente si difese proponendo ricorso incidentale con cui deduceva, da un lato, la violazione e la falsa applicazione di legge con riferimento alla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, relativamente alla non corretta applicazione del criterio di determinazione dell’an dell’assegno divorzile; dall’altro, la violazione e la falsa applicazione di legge con riferimento alla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, relativamente alla mancata e, comunque, non corretta applicazione dei criteri per la determinazione del quantum dell’assegno divorzile previsti da detta norma.
Partendo dall’esame della sentenza n.18287/2018 delle Sezioni Unite, la Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27771/2019 in commento, ha ribadito il superamento della ormai anacronistica concezione di una funzione unicamente assistenziale all’assegno divorzile, a favore di sua una natura composita, che alla funzione assistenziale univa quella perequativa e compensativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, L. n. 898/1970.
La sentenza n.18287/2018, indicando che il Giudice è tenuto a comparare le condizioni economico–patrimoniali delle parti, attraverso un rigoroso accertamento del nesso causale esistente tra le scelte endofamiliari e la situazione del richiedente al momento di scioglimento del vincolo coniugale, è giunta a valorizzare il profilo perequativo–compensativo dell’assegno. Qualora risulti che il richiedente è privo di mezzi adeguati o è oggettivamente impossibilitato a procurarseli, dovrà accertare rigorosamente le cause di questa sperequazione alla luce dei parametri indicati all’art. 5 comma 6 della L. n. 898/1970. In particolare, è tenuto a valutare se lo squilibrio economico sia riconducibile a scelte comuni in relazione alla conduzione della vita familiare, alla definizione dei ruoli nella coppia, al sacrificio delle aspettative di lavoro di uno dei due coniugi, considerando anche l’età e la durata del matrimonio.
All’esito di tali valutazioni dovrà quantificare l’assegno divorzile, rapportandolo non più al pregresso tenore di vita familiare né all’autosufficienza economica dell’istante, ma assicurando all’avente diritto un livello reddituale adeguato al contributo fornito alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’ex coniuge.
Alla base di tale interpretazione e sulla scia dell’evoluzione giurisprudenziale si stagliano quei principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà (artt. 2 e 29 Cost.), che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo e che hanno condotto gli Ermellini della Sesta Sezione Civile a ritenere fondati ambedue i ricorsi, quello principale dell’ex marito e quello incidentale dell’ex moglie, intesi alla rivalutazione del materiale probatorio da parte del giudice del rinvio in diversa composizione, proprio alla luce della descritta funzione tripartita dell’assegno di divorzio, che, come anzidetto, presuppone un’attenta indagine (attraverso la verifica della documentazione fiscale ed attraverso l’esercizio dei poteri istruttori officiosi), da cui può derivare l’accertamento di uno squilibrio dei coniugi, o emergere una situazione equilibrata. Dipoi, questo criterio deve essere calato nel “contesto sociale” del richiedente, un contesto composito, formato da condizioni strettamente individuali e da situazioni che sono conseguenza della relazione coniugale, riconducibili all’effettivo apporto del coniuge richiedente nella gestione familiare, nella creazione del patrimonio coniugale, ma anche personale. Questo apporto nasce dalle decisioni comuni, dalla gestione del rapporto coniugale e dall’assolvimento dei doveri indicati nell’art. 143 c.c.
Con l’ordinanza n. 27771/2019 la Cassazione, dunque, nel riconfermare la funzione “riequilibratrice” dell’assegno divorzile, proteso a garantire al coniuge istante un livello reddituale adeguato al ruolo assolto nella realizzazione della vita familiare, per compiere quella solidarietà post-coniugale che la Costituzione prescrive, ha decretato il superamento dello “storico” criterio del tenore di vita dei coniugi come parametro di determinazione dell’assegno divorzile, creando, tuttavia, non pochi problemi interpretativi ed applicativi, soprattutto rispetto a quei procedimenti ancora pendenti in Cassazione al momento della pronuncia.

Avv. Francesco Attianese
Avv. Marianna Arpaia

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